Quando il moralismo diventa estremismo | la farsa dei diritti degli altri che tolgono diritti ad altri

Il radicalismo dilaga sotto la falsa maschera del moralismo e dei diritti dei “diversi”, attuando una subdola e rischiosa rivoluzione retrograda.

John William Waterhouse, encomiabile esponente della Confraternita dei Preraffaeliti, movimento pittorico fondato da Dante Gabriel Rossetti a Londra, per render rediviva la bellezza del Medioevo e delle Antichità Classiche europee, di contro all’imperante modernismo dell’Europa di ferro allora nascente, nel 1896 dipinse Ila e le Ninfe, episodio delle Argonautiche, (poema del greco Apollonio Rodio, III sec a C), in cui Ila, bellissimo giovane amato da Eracle, viene adescato da un gruppo di ninfe, e sottratto al sofferente suo ammiratore.

Ila e le Ninfe, Sir John William Waterhouse, 1876. Il quadro è stato rimosso.

Un argomento classico, fresco di amori senza veli, senza tabù, che affronta l’omosessualità senza la strumentalizzazione di cui essa è, oggi, fatta oggetto; così innocente nella sua ambiguità, messo al centro di una polemica dall’ignoranza di una curatrice(?) di mostre, inglese.

Clare Gannaway, curatrice di arte contemporanea, ha spiegato che la sua idea non era quella di “censurare” bensì di “provocare il dibattito”. E infatti, sulla parete tristemente vuota, sono apparsi tanti post – it appiccicati lì dagli spettatori, la cui maggior parte condanna la rimozione del quadro. Si va da “è un pericoloso precedente” a “è un atto talebano.”

Post-it al posto del quadro.

Clare ha poi dichiarato di sentirsi profondamente imbarazzata anche dal titolo della sala, densa di nudi femminili ottocenteschi, in cui si trovava il quadro: “In Porsuit of Beauty” (alla ricerca della bellezza) sostenendo che accostare la bellezza unicamente al corpo di una donna dipinta da un artista maschio, sarebbe “imbarazzante” . La signora dai problemi mentali evidenti, ha poi dichiarato che la campagna #MeToo avrebbe contribuito al suddetto pensiero malato della rimozione del quadro.

Teheran, 1979: la parte più arretrata del popolo protesta in favore del ritorno di Khomeini e dell’integralismo islamico

Non tutte le rivoluzioni sono benefiche, la storia ce lo insegna. E chissà che la talebana decisione supportata dal #MeToo di rimuovere il quadro delle giovani immerse nell’acqua, non sia poi così lontana da quella attuata dall’ayatollah Khomeini, capo islamista, il quale, richiamato in Iran da quella parte più arretrata e ignorante del popolo, abbatté con un colpo di stato, la moderna e occidentalizzata dinastia dei Palavi. Salito al potere, Khomeini impose il velo alle donne, le quali però protestarono (purtroppo invano) affinché la modernizzazione dei Palavi non venga spazzata via. Siamo ancora sicuri che tutte le proteste del popolo siano degne e giuste allo stesso modo?

Terhan, 1979. Rivoluzioni a confronto: le donne protestano contro la reintroduzione del velo e dell’integralismo islamico. Una protesta di egual valore al #MeToo?

Non sarebbe meglio ragionare sul fatto che la campagna del #MeToo, promossa da scosciate attricette procaci, dilaghi subdolamente minando anche a distruggere le radici della nostra stessa civiltà?

Mi spiace per la signora Clare, ma la bellezza è femminile, la virilità maschile, è la dicotomia pitagorica e straussiana su cui si fondò il mondo, ce lo insegnarono i greci e i romani. Con buona pace di gender, femministe e talebani.

Ps.Anziché tristi cartellini scribacchiati da increduli visitatori, non era meglio mantenere il dipinto del Preraffaelita?

Pps. Si parla di politicamente corretto. Di diritti di donne, le quali, però se appaiono nude nella loro fresca giovinezza, non vanno bene.

Chantal Fantuzzi