I giochi olimpici portano disgelo e uniscono le due bandiere coreane.

Il freddo polare e le forti raffiche di vento che caratterizzano in questi giorni i giochi invernali di PyeongChang non stanno intaccando lo spirito olimpico e l’orgoglio per quelle gare che vedono insieme la Corea del Nord e la Corea del Sud.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, una commissione bilaterale avrebbe dovuto costituire un governo provvisorio per la riunificazione della penisola coreana divisa in due aree, russa e americana, alla fine del conflitto. Ma non se ne fece nulla e nel 1948 nasce al sud la Repubblica della Corea, con elezioni tenute sotto la supervisione dell’ONU, l’Organizzazione delle nazioni unite, mentre contemporaneamente al Nord nasce la Repubblica Democratica Popolare di Corea, retta da un governo comunista.

Entrambi i regimi si sono sempre sentiti legittimati di promuovere la riunificazione. Dopo alcune guerre fra i due separati in casa, nel 1953 il confine tra la divisione della Corea viene stabilito sul 38° parallelo. Dal 1954 nulla è cambiato nei rapporti tra i due paesi.

Eppure la Corea è per certi aspetti una nazione unita. Difatti la popolazione, al Nord come al Sud, si considera da sempre semplicemente coreana usando per di più un’unica scrittura fin dai tempi del XV secolo nata ad opera del re Sejong il Grande, ovvero la scrittura Hangul. Senza tenere conto che le tracce archeologiche del più antico regno coreano risalgono addirittura al II millennio A.C.

La grande occasione dei giochi olimpici ha generato un nuovo auspicio nelle relazioni tra le due Coree per un nuovo dialogo. Kim Yo-jong, sorella minore del leader Kim Jong-un e presentata come inviata speciale del fratello, ha espresso ieri un messaggio  molto distensivo in questo senso presso la sede della presidenza sudcoreana, durante l’incontro avuto con il presidente Moon Jae-in. Kim Yo-jong, consegnando una lettera personale del leader nordcoreano, ha invitato infatti ufficialmente il presidente sudcoreano a recarsi quanto prima possibile al Nord per quello che sarebbe definito un vertice bilaterale nella speranza che Pyongyang e Seoul si avvicinino nel prossimo futuro per una unificazione e prosperità comune della penisola.

Una mossa astuta questa di Kim Jong-un che dimostra diplomazia e volontà di consolidare la distensione in atto tra i due paesi cercando di allontanare i venti di guerra che hanno caratterizzato ultimamente lo scenario mondiale. In sostanza la Corea del Nord cerca di allentare e ridimensionare gli effetti delle pressioni sanzionatorie internazionali che cominciano a farsi sentire senza percorrere la strada della denuclearizzazione mettendo un freno nei rapporti tra il presidente Moon e il presidente Donald Trump.

Il presidente sudcoreano ha già accettato l’invito suggerendo assolutamente la ripresa ad un maggior dialogo tra Pyongyang e gli Stati Uniti cercando di eliminare gli inutili insulti e minacce reciproche.

Il presidente sudcoreano sarà costretto dunque ad affrontare subito il problema delle manovre militari congiunte tra le forze armate sudcoreane e americane rinviate a dopo le olimpiadi. Tali manovre sono state sempre considerate da Pyongyang come prove di una invasione.

Gli americani vorrebbero tenerle su vasta scala, mentre la parte sudcoreana sembra orientata a ridimensionarle se non addirittura a posticiparle. Indicativo il fatto che Moon abbia respinto l’invito del premier giapponese, Shinzo Abe, a sollecitare la necessità che queste manovre militari si tengano al più presto.

Gli americano mostrano scetticismo su come Pyongyang sia sincero nel migliorare le relazioni,  affermando inoltre che non ci saranno progressi senza che la Corea del Nord rinunci alle armi nucleari.