Macerata, se l’antirazzismo degenera nell’inneggiare alle Foibe (e si dimentica Pamela?)

L’orrido fatto di Macerata, nel quale Pamela Mastropietro, 18 anni, ha trovato la morte massacrata da tre nigeriani (al momento tutti indagati, nessuno ancora però dichiarato assassino), ha provocato strascichi che alzano la tensione di un’Italia profondamente in crisi.

Eloquente. La vignetta di Krancic, foibe e massacro di Pamela? Oblio.

Non è stato l’assassinio della ragazza a creare manifestazioni di solidarietà alla famiglia della vittima, magari contro proprio quell’inciviltà provocata dall’immigrazione incontrollata che ha creato quel circolo di spaccio che ha reso la giovane tagliata in venti pezzi e chiusa in due valigie. No. Pamela è morta, basta così.

Al contrario, la sparatoria di Luca Traini, folle che ha colpito alcuni nigeriani nelle zone dello spaccio della città, per “vendicare” la morte di Pamela, e poi, prima di venire arrestato, ha fatto il saluto fascista, nonostante l’appello del sindaco Carancini che aveva invitato ad evitare ogni manifestazione, sono esplose le più varie manifestazioni antifasciste, degenerate, in molti casi, nello spregio proprio alle vittime dell’antifascismo, non solo a Macerata, ma in tutt’Italia.

 

Pamela Mastropietro, 18 anni, assassinata e sezionata in 20 pezzi da una banda di nigeriani, tutti indagati, nessuno colpevole

Molte città hanno infatti aderito alla manifestazione contro il redivivo fascismo, terribile rischio che, come tutti sanno, sta per attanagliare l’Italia da nord a sud, per poi magari allearsi con la Germania, spezzare le reni alla Grecia, e invadere l’Unione Sovietica – così sostengono, infatti, i prodi antifascisti -. Per molti, infatti il pericolo fascismo non si è mai dileguato: per costoro, infatti, siamo ancora nel 1945. Ed ecco che a Piacenza, nella manifestazione antifascista degli alleati dei manifestanti a Macerata, uno dei pochi poliziotti messi ad arginare la deriva sociale dei molti arrapati di violenza, dicevo, a Piacenza un poliziotto viene picchiato, gettato a terra e tramortito col suo stesso scudo.  

a Modena uno striscione appeso a un’abitazione privata recita “Maresciallo siamo con te. Meno male che Tito c’è.” Firmato con falce e martello. 500mila morti infoibati seppelliti nuovamente dall’infamia vergognosa di chi inneggia a uno sterminio.

Veniamo a Macerata, città clou della manifestazione, dove anziché ricordare la ragazzina scempiata dall’immigrazione clandestina, si sancisce l’appoggio a quest’ultima. E qui via di cartelloni degenerati, da quelli degli slogan femministi imbarazzanti, a quelli inneggianti al meticciato (manco fossimo ancora alle leggi razziali del 1938 o nell’America della segregazione).

Non solo, a Macerata, protestando perché si dimentichi una ragazza uccisa, si cantano cori che inneggiano alle Foibe “da Trieste in giù”. Morti di ieri, morti di oggi, infami che dimenticano, d’ogni tempo.

Episodi specchio di un’Italia tristemente allo sbaraglio, senza giustizia, senza condanne. Che si conclude con la condanna postuma alla ragazzina che, secondo un giudice che forse ha paura di finire anch’egli in un trolley, nel giro della mafia nigeriana, sancisce che la morte della giovane è avvenuta per overdose. Poco importa se il suo corpo sia stato fatto a pezzi, lavato con candeggina e non si trovino più cuore e utero.

Un film dell’orrore, dove a vincere sono i cattivi.