Essere architetti nel canton Ticino. Che cosa è cambiato negli ultimi decenni? – Intervista a Stefano de Angelis

Ne parliamo oggi con l’architetto Stefano de Angelis partner dello studio deltaZERO, che ci ha gentilmente concesso un’intervista sul tema.

Ticinolive  QUALI SONO I FATTORI CHE HANNO PORTATO GLI ARCHITETTI TICINESI ALLA NOTORIETÀ INTERNAZIONALE NEGLI ANNI ’90? QUESTO FENOMENO CONTINUA ANCHE OGGI?

Stefano de Angelis  Una cinquantina di anni fa inizia il periodo d’oro della piazza finanziaria di Lugano: una cittadina di 30’000 abitanti, della dimensione del quartiere di una moderna grande città, era assurta improvvisamente al rango di importante piazza finanziaria.

Negli anni ’70 e ’80 gli architetti ticinesi, che da generazioni erano conosciuti per la capacità di fondere la cultura latina con la metodologia lavorativa di cui si impregnavano durante gli studi e gli stage oltralpe, diventano espressione di una società che da “fanalino di coda” nel contesto nazionale, in breve tempo ottiene l’accesso alla finanza internazionale.

In quegli anni una generazione di architetti ticinesi è cresciuta professionalmente secondo il ritmo classico “casa unifamiliare, palazzina di appartamenti e uffici, edifici pubblici” e ha bruciato le tappe grazie all’euforia finanziaria che richiedeva edifici di prestigio per banche, società fiduciarie e dirigenti, nuovi spazi confacenti ad un ceto medio benestante in rapida crescita e a un settore pubblico in espansione.

La nuova generazione di architetti non aveva più la necessità di emigrare per creare: la smania di rappresentare della nuova piazza finanziaria forniva l’energia economica per creare un’espansione edilizia senza precedenti anche nel loro cantone d’origine.

Il lavoro abbondava, i clienti richiedevano edifici di qualità: sono gli anni della “Scuola ticinese” e dell’ascesa al Gotha internazionale di alcune figure di professionisti locali.

Oggi le dinamiche del mercato e le richieste agli architetti sono cambiate, sono aumentate esponenzialmente le norme da rispettare, è diminuita la libertà di azione.

HA CONSTATATO UN CAMBIAMENTO NELL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI ARCHITETTO DURANTE LA SUA CARRIERA PROFESSIONALE?

Ho aperto lo studio di architettura subito dopo la conclusione degli studi a Zurigo trent’anni fa. A quel tempo vi era spazio anche per un giovane architetto: amici e conoscenti acquistavano un pezzo di terreno per edificare la loro casa, banche, fiduciarie e assicurazioni avevano bisogno di nuovi spazi per la loro attività, i vecchi stabili venivano ristrutturati per adattarsi all’immagine richiesta dallo status di importante piazza finanziaria.

Oggi a Lugano è difficile trovare terreno edificabile, la litigiosità è aumentata, le opposizioni ai progetti anche pubblici sono prassi comune e l’esecuzione dei lavori di costruzione è sempre più sovente affidata all’impresa generale.

Il cambiamento avvenuto negli ultimi decenni è importante, ed è conseguenza diretta del fermento edilizio, della parabola economico-finanziaria del nostro territorio e dei problemi che affliggono la vicina penisola.

Il mondo comunque era in evoluzione da diverso tempo.

Già negli anni ’90 il mercato non era più quello di 20 anni prima: un collega più anziano di una trentina d’anni venuto in visita nel mio ufficio in quel periodo mi disse che era impressionato dalla energia profusa nel marketing, poiché non si era mai dovuto occupare di “cercare del lavoro” e che invece gli era capitato più volte nei decenni precedenti di doverlo rifiutare.

QUALI SONO I PROBLEMI PRINCIPALI CON I QUALI DEVE CONFRONTARSI QUOTIDIANAMENTE CHI ESERCITA LA SUA PROFESSIONE NEL NOSTRO CANTONE, COSA È CAMBIATO NEGLI ULTIMI DECENNI?

I problemi con i quali sono confrontati gli uffici di architettura attualmente sono risultato di:

  • un aumento importante del numero dei professionisti presenti sul territorio
  • la mancanza di terreno edificabile
  • un notevole aumento della burocrazia, che comporta un impiego di tempo maggiore rispetto al passato per l’ottenimento del medesimo risultato.

Numero degli architetti ed esercizio della professione

Il numero degli architetti operanti sul territorio è aumentato in modo massiccio.

Quando due anni fa mi fu chiesto dalla SIA (Società svizzera Ingegneri e Architetti) di redigere un’articolo sulla situazione della professione in Ticino, seppi che il numero degli architetti iscritti all’OTIA (Ordine Ingegneri e Architetti del Cantone Ticino) era raddoppiato negli ultimi dieci anni, passando da circa 1300 a 2600.

La maggioranza dei nuovi iscritti era di nazionalità italiana.

Il fenomeno a mio modo di vedere è dovuto sia alla crisi del nord Italia, sia alla nuova facoltà di architettura di Mendrisio, destinata soprattutto a studenti della vicina penisola, che terminati gli studi tutto sognano fuorché di immettersi nel disastrato mercato lavorativo italiano.

Nel nostro ufficio riceviamo infatti quasi quotidianamente richieste di lavoro da parte di professionisti italiani via e-mail, spesso da neolaureati dell’accademia di Mendrisio e a volte persino da persone residenti nel sud Italia.

Personalmente ritengo che il fatto di poter accedere al mercato lavorativo svizzero da parte di un cittadino europeo sia legittimo, ma deve essere garantita la reciprocità, cosa che attualmente non è.

Terreno edificabile

La mancanza di terreno edificabile nelle zone appetibili del nostro cantone ha fatto aumentare notevolmente i prezzi.

Il ceto urbano medio e medio-alto ticinese ha dovuto in questi anni mettere nel cassetto il sogno della casetta unifamiliare e accontentarsi di un appartamento.

Burocrazia

All’inizio degli anni ’90 le procedure per ottenere la licenza edilizia, a confronto di quelle da seguire nella vicina penisola dove alcuni anni dopo avevo aperto una filiale del nostro ufficio, erano semplici e rapide.

La burocrazia è aumentata a dismisura dimenticando l’approccio pragmatico svizzero.

La documentazione da preparare per l’ottenimento di una licenza edilizia è raddoppiata.

In generale già in sede di domanda di costruzione (quando il committente vuole sapere se può costruire e spesso non sa ancora se riuscirà a finanziare l’oggetto) vengono richiesti dati tecnici (ad esempio informazioni sullo smaltimento dei rifiuti di cantiere e persino il nominativo del “Responsabile Garanzia della Qualità”) che potrebbero essere inoltrati soltanto un paio di mesi prima dell’inizio dei lavori di costruzione, sgravando gli uffici pubblici da una serie di attività inutili, dato che oggi sempre più spesso il progetto rimane sulla carta.

Basti dire che quando ho aperto l’ufficio il formulario base della domanda di costruzione era di 3 pagine più una di firme, e attualmente consta di 7 pagine più una di firme (la grafica è rimasta invariata).

L’ACCESSO AL MERCATO TICINESE DA PARTE DEGLI ARCHITETTI PROVENIENTI DALL’ESTERO È VERAMENTE COSÌ FACILE?

Per i professionisti indipendenti e per i dipendenti residenti all’estero è estremamente facile ottenere l’autorizzazione all’inoltro di una domanda di costruzione.

Un “Architetto con diploma europeo riconosciuto dalla Direttiva 2005/36/CE” infatti può iscriversi all’OTIA, addirittura per “attività in Canton Ticino uguale o inferiore a 90 giorni effettivi di lavoro per anno civile” e operare liberamente svizzera semplicemente pagando una tassa amministrativa una tantum per la valutazione dell’incarto di CHF 230 e una tassa annuale di CHF 100; conseguentemente può facilmente venire in Ticino e inoltrare una domanda di costruzione.

Per un architetto svizzero operare in Italia è invece estremamente arduo.

Anni fa volendomi iscrivere all’albo di Milano, dovetti farmi riconoscere gli esami fatti al politecnico di Zurigo e sottopormi all’Esame di stato italiano, con enorme impegno di tempo e costi ingenti.

Ho sempre sostenuto che un albo professionale, se non dettato dalla effettiva necessità di garantire uno standard qualitativo, sia in realtà il retaggio di una mentalità protezionistica arcaica e controproducente.

Infatti l’obbligo di una “iscrizione amministrativa” per l’esercizio della professione di architetto in Svizzera esiste soltanto in Ticino e nei cantoni di Ginevra, Vaud, Neuchâtel e Friburgo.

Solo il Ticino comunque dispone di un ordine con obbligo di iscrizione per il professionista che voglia esercitare sul territorio cantonale, fatto che ritengo essersi trasformato in un vero e proprio boomerang.

In tutti i cantoni della Svizzera tedesca invece l’esercizio della professione è libero, con la conseguenza che il committente prima di affidare l’incarico di progettare un edificio ad un professionista si informa sulle sue effettive capacità.

Purtroppo nel settore delle costruzioni da quando l’area economica lombardo-veneta è crollata, il Ticino è sotto assedio oltre che da parte dei piccoli e medi imprenditori anche da parte dei professionisti e gli architetti non sono mai riusciti a coalizzarsi per sviluppare una risposta coordinata alla problematica, che ritengo possa essere formulata solo in termini qualitativi.

COME HA REAGITO A QUESTA SITUAZIONE NELL’AMBITO DELLA SUA ATTIVITÀ PROFESSIONALE?

Potrei affermare che mi sono concentrato sull’offerta di prodotti non convenzionali per una architetto: la mia passione per la fase strategica del progetto mi ha ad esempio portato negli anni a dedicare una parte sempre maggiore dell’attività alla consulenza progettuale, spesso per l’ottimizzazione rapida di progetti esistenti.

In realtà però l’evoluzione dell’attività professionale del nostro studio, più che una reazione è il risultato di una sorta di inconscia vocazione-

L’attività di deltaZERO si basa sul rispetto dell’etica e dell’evoluzione della vita dell’uomo.

Sviluppiamo edifici caratterizzati dall’assenza di immissioni in atmosfera e da una grande flessibilità in modo da potersi adattare alla rapida evoluzione della società, progettati per mantenere il loro valore nel tempo.

Questo ci ha portato di fatto ad operare in una nicchia di mercato promettente: ci siamo concentrati sullo studio e sulla costruzione di edifici a zero emissioni arrivando alla realizzazione di immobili edifici-prototipo autofinanziati per poter sperimentare l’interazione delle tecnologie e il risultato per il benessere di chi vi abita.

SI PARLA DA ANNI DI EDIFICI ECOLOGICI, MA NON SEMBRA CHE L’INDUSTRIA DELLE COSTRUZIONI NELLA NOSTRA REGIONE SI SIA SVILUPPATA IN TALE DIREZIONE…

Oggi disponiamo della tecnologia necessaria per costruire edifici privi di emissioni nocive, il cui costo supplementare rispetto a un edificio tradizionale può essere ammortizzato in pochi anni.

Recentemente ad esempio abbiamo inaugurato il nostro ultimo prototipo, un edificio residenziale locativo nel quale la produzione energetica solare copre interamente il consumo energetico per il riscaldamento e il raffrescamento estivo.

Purtroppo l’integrazione di tali tecnologie negli edifici, che necessita di uno specifico know how progettuale, è ancora poco conosciuta e ancor meno applicata.

Riteniamo molto grave che le leggi attuali non impongano cha la costruzione degli edifici sia esente da emissioni, quando la stampa riporta quasi quotidianamente studi che evidenziano i costi finanziari e umani per malattie cardiovascolari, respiratorie e tumorali risultanti dall’evitabile immissione nell’atmosfera dei residui della combustione per il riscaldamento degli edifici.

QUALE EVOLUZIONE VEDE PER IL FUTURO DELLA SUA PROFESSIONE NEL NOSTRO CANTONE?

Il nostro il nostro mercato locale è saturo e ormai carente di energia e di dinamismo.

Ritengo che la sola soluzione per la prossima generazione di architetti e per i professionisti interessati alla crescita professionale sia quella di cercare ispirazione e stimoli da trasporre nel nostro territorio in terre lontane.

Nei prossimi decenni il nostro territorio avrà infatti bisogno di un riassetto globale per garantire la qualità di vita alla quale ci siamo abituati nella recente fase di grande espansione quantitativa.

La mente forma lo spazio e lo spazio forma la mente.

Architetti si diventa per migliorare l’ambiente e la vita di chi ci circonda: solo grazie al confronto con altre città e culture straniere si possono acquisire nuovi stimoli che attraverso la creatività e il ragionamento possono essere incanalati per costruire degli spazi vitali di qualità nel tessuto urbano.

Esclusiva di Ticinolive