Da Ipazia a Samanta Cristoforetti: le donne che hanno fatto la scienza.

 

Oggi, essere donna è un po’ più facile che in passato e si spera che la tendenza verso la parità di genere sia un cammino certo e solido nell’intricato disegno dell’evoluzione della nostra società. Nonostante i passi da gigante che si sono fatti nella direzione della parità di genere dai tempi delle prime suffragette, alcuni campi del sapere ancora oggi presentano una notevole sottorappresentanza delle donne: si parla delle materie sceintifiche e tecnologiche, le cosidette materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

Per le donne, intraprendere una carriera che nell’immaginario collettivo è vista come maschile, non è facile. La discriminazione di genere non è solo una retrograda realtà del passato, è ancora presente in diversi ambienti, seppur in modo meno evidente rispetto al ventesimo secolo. Nel 2013, nel settore accademico delle scienze esatte per esempio, le donne rappresentavano solo il 30% del totale dei ricercatori mentre sul totale di 575 premi Nobel assegnati per fisica, chimica e medicina dal 1901 al 2015, solo in 17 casi le premiate erano donne.

Le conseguenze sono scoraggianti: gap salariale, scarsa presenza femminile in settori importanti per lo sviluppo sociale come la politica e la scienza, difficoltà nell’arrivare all’apice della scala gerarchica della propria professione.

Per quanto anacronistico, esiste ancora un pregiudizio di tipo intellettuale che vede il cervello degli uomini più portato al ragionamento lineare e scientifico, mentre alle donne sono attribuite capacità legate alle discipline umanistiche, all’irrazionale, al sentimentale.

Nonostante questo, la storia è piena di donne scienziate che hanno contribuito all’evoluzione del sapere umano nei campi più svariati: dalla matematica all’astronomia, dalla chimica alla fisica.

Una di esse è senza ombra di dubbio Ipazia d’Alessandria. Figlia del matematico e filoso Teone, visse tra il 370 e il 415 d.C ad Alessandria d’Egitto, dove divenne capo di una scuola platonica frequentata da numerosi studenti a qui Ipazia insegava astronomia e matematica. Fu uccisa da un gruppo di fanatici religiosi che vedevano nella sua grande intelligenza il peccato.

Un’altra sceinziata il cui nome non si può trascurare quando si parla di informatica è Ada Lovelace, inventrice del primo antenato dei moderni programmi per il computer. Visse per soli 36 anni e divenna famosa per il suo indiscusso talento per la matematica.  L’incontro con Charles Babbage, inventore della cosiddetta “macchina analitica” la iniziò a ciò che oggi chiamiamo informatica. Da quella fruttuosa collaborazione nacque un algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli.

Qualche secolo più tardi, fu proprio una donna, Margaret Hamilton, a scrivere il codice per il Apollo Guidance Computer,  che portò i primi uomini sulla luna.

Lise Meitner è stata una fisica austriaca che ha fornito la spiegazione teorica della prima fissione nucleare messa in atto da Otto Hahn nel 1938. All’università di Vienna, che non ha potuto frequentare da studente in quanto preclusa alle donne, ha ottenuto un dottorato in via eccezionale nel 1906 con nientemeno che Ludwig Boltzmann come supervisore che a sua volta la raccomandò a Max Planck, all’Università di Berlino. Oggi, l’intera comunità scientifica concorda che il suo lavoro meritava un premio Nobel.

Spicca tra i premi Nobel ricevuti invece, Marie Curie. Ha svolto studi fondamentali sulla radioattività ed è l’unica donna (e una delle pochissime persone) ad aver vinto il prestigioso premio scientifico in due discipline distinte: chimica e fisica.

Infine, non si può non nominare Samanta Cristoforetti. Laureatasi all’Università Tecnica di Monaco di Baviera con un master in Ingengeria, Samanta ha conseguito anche un diploma all’Accademia Pozzuoli dell’Aeronautica italiana ed è diventata nel 2009 la prima donna italiana a entrare negli equipaggi dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) emergendo tra circa 8500 candidati provenienti da tutto il mondo.

Queste donne e migliaia di altre hanno dimostrato che possono e devono partecipare al progresso. Un mondo equilibrato farà forse di noi una specie migliore di quello che siamo ma soprattutto ci permetterà di lasciarci alle spalle secoli bui che hanno visto coprire la voce delle donne dal coro autoritario di una società patriarcale.