L’impressionismo e le avanguardie nei capolavori dal Philadelphia Museum of Art – di Cristina T. Chiochia

Il collezionismo, si sa, cambia spesso il destino di un museo, una rete sociale,  che diventa bene collettivo, inesorabilmente. Nella vicina Italia questo lo si sa bene, in modo particolare a Milano che proprio quest’anno in un sottile filo logico – e cronologico-  unisce idealmente due grandi musei che dal collezionismo sono partiti: il PHiladelphia Museum negli Stati Uniti e La Pinacoteca Ambrosiana  di Milano, che fu istituita nell’aprile del 1618, di cui quindi quest’anno ricorre quindi l’anniversario, quando il Cardinale Federico Borromeo donò la sua collezione di dipinti, statue e disegni alla Biblioteca Ambrosiana, che aveva fondato nel 1607, come recita lo stesso sito internet.

Grazie proprio a questo sottile filo di congiunzione con una precisa idea del collezionismo e dei collezionisti da oggi sarà visitabile a Palazzo Reale di piazza Duomo a Milano, la bella mostra “impressionismo ed avanguardie” sulle collezioni d’arte moderna (e impressionista). Dalla collezione Cassatt con cui l’America ha accolto gli impressionisti grazie alla pittrice Mary Cassatt stessa, fino a qui volti, quei sentimenti la luce del en plein air dal vivo dei pittori francesi della collezione White e Stern. Come recita il comunicato dell’organizzatore della mostra stessa:  “sono uno dei fiori all’occhiello del Philadelphia Museum of Art. Un patrimonio unico e di inestimabile valore, perché assemblato grazie alla donazione di singole opere, ma anche di intere raccolte caratterizzate dalla forte personalità dei collezionisti, che spesso le hanno create in stretta collaborazione con gli artisti.

La mostra porta in Italia, per la prima volta, 50 capolavori da queste collezioni, proponendo al pubblico un nuovo sguardo sui grandi maestri dell’Impressionismo e delle Avanguardie quali Monet, Degas, Renoir, Picasso, solo per citarne alcuni”. Un museo nel museo, quindi con le sale , cinque in tutto, che sono anche sezioni ideali, quasi “auree” di quello che è stato l’impressionismo e l’avanguardia di quel fine secolo con gli occhi di chi quell’arte la collezionava o sperava di averla, possederla o esporla anche solo sul proprio caminetto in montagna; quando ancora l’arte nasceva dal rapporto diretto tra pittura e natura ed i collezionisti, in gran parte americani, spesso soggiornavano nelle città artistiche dove quell’arte nasceva e properava. E’ il caso appunto degli impressionsiti a Parigi e di questi collezionisti, come Arensberg, amico di Marcel Duchamp o Stern con March Chagall, o Rodin con White che, oltre ad essere pioniere del culturismo, fu anche modello dello scultore. Erano  quindi anche “amici” di questi artisti, spesso intimi, comprandone le tele e portandole in patria facevano conoscere non solo la sensibilità e la cultura europea ma anche quell’evidente fonte di ispirazione universale che era ed è sempre stata, il sottile equilibrio tra linea e colore come nel caso dei Fratelli Cassatt. Interessante infatti questo passaggio che evoca il dipingere in modo fresco di un’epoca, come quella impressionista in Francia, con una sorta di “non finito” che idealmente riporta al moderno ed al contemporaneo, come la presenza di una tela di Paul Cezanne che lasciò in un hotel a Giverny quasi a saldo della pigione che ricorda a chi scrive, in un certo qual modo, un non finito di Keith Haring. Come ha giustamente sottolineato Mathew Aphron durante la conferenza stampa di presentazione della mostra italiana, questo allestimento è un’occasione. Non solo per ammirare opere caratterizzanti di artisti molto noti ed amati, ma anche per comprendere meglio la storia dei musei americani che spesso risultano pressochè sconosciuti.

Dall’8 marzo al 2 settembre 2018 nella vicina Milano quindi, saranno esposte opere “dei più grandi pittori a cavallo tra Ottocento e Novecento nel loro periodo di massima espressione artistica, in un allestimento studiato per valorizzare ogni singola opera di una storia di grande collezionismo americano […]. Filadelfia è stata la capitale del collezionismo d’arte dalla metà dell’Ottocento e l’esposizione vuole essere il racconto di una storia che ha visto protagonista il suo museo ed i collezionisti che hanno contribuito al suo arricchimento”.

La mostra è parte dei progetti dei “Musei del mondo a Palazzo Reale” che dal 2015, anno di ExpoMilano, verte sulla realizzazione di mostre di grandi collezioni museali in tutto il mondo per renderle note ed accessibili sempre di più realizzata dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira ed a cura del Philadelphia Museum of Art Curatorial Department.

Cristina T. Chiochia