Alberto Stefani, 25 anni, è il più giovane Parlamentare d’Italia

«Puntare sui giovani per il cambiamento è la svolta di cui l’Italia ha bisogno»

Candidato nel collegio uninominale Alta Padovana, Alberto Stefani è salito alla Camera con appena l’età minima per essere eletti (e per votare al Senato). Fresco di laurea in Giurisprudenza, militante da anni nella Lega, è anche coordinatore del movimento giovanile della Lega di Padova. Con lucida determinazione, racconta la sua vittoria, i suoi obiettivi a Ticinolive.

On. Alberto Stefani, 25 anni, Lega Salvini premier

25 anni, neolaureato con Lode in Giurisprudenza e soprattutto neoeletto alla Camera dei deputati. Decisamente un bel periodo per lei, cosa prova?

E’ un periodo stupendo, che sicuramente mi ha cambiato la vita. Mi aspetta un’esperienza completamente nuova, imprevista, che per lo stesso motivo mi chiama a dare il meglio di me. Sono pronto a metterci tutta la passione e l’energia possibile durante tutto l’arco di tempo in cui questa avventura mi impegnerà.

Sarà il più giovane parlamentare della Legislatura. E’ emozionato?

Sicuramente, ma l’emozione deve durare poco. Gli elettori, nelle recenti consultazioni elettorali, dalle comunali alle politiche, hanno premiato i giovani. Lo stesso ha fatto il mio partito dandomi la possibilità di candidarmi in un territorio a trazione leghista; ho intenzione di ricambiare l’affetto e la stima riposta in me, mettendomi al servizio e lavorando sodo.

A chi dedica questa vittoria?

Ai miei genitori ed ai miei insegnanti. Gli uni e gli altri mi hanno insegnato a credere in me, a sviluppare le mie potenzialità, a sognare sempre in grande. Alcuni professori del liceo e dell’Università, in questi giorni, mi hanno contattato recapitandomi messaggi che ricorderò per tutta la vita. A loro devo la mia voglia di crescere professionalmente, il mio entusiasmo per lo studio, la mia passione per la storia del diritto, ma soprattutto il mio sogno nel cassetto: insegnare.

La vittoria della Lega il 4 marzo è stata praticamente storica. Se lo aspettava? Si aspettava di essere eletto o è stata una sorpresa?

Diciamo che mi aspettavo un grande risultato, ma questo è andato oltre ogni immaginazione. In occasione dei volantinaggi nei mercati, nelle piazze, percepivo un forte senso di vicinanza della gente, di tutte le età. Non ho mai sentito un calore simile in occasione delle altre tornate elettorali; addirittura più di qualcuno, che prima votava a sinistra, mi ha manifestato la sua propensione a votare Lega, convinto dai programmi sul lavoro e sul welfare.

La Lega sta cambiando, a breve probabilmente abbandonerà le parole “Nord” e “Padania”, eppure il Sì al recente Referendum per l’Autonomia in Veneto e Lombardia ha stravinto. Dicotomia o coerenza?

Dicotomia nella coerenza. Le battaglie per l’autonomia restano il cardine del movimento e sono il motivo per cui io mi sono iscritto e che hanno suscitato in me, da Veneto, un forte entusiasmo in occasione del recente Referendum Veneto. Credo inoltre che alcune battaglie non possano essere limitate in confini geografici: la lotta all’immigrazione clandestina, la modifica della legge previdenziale, la lotta agli sprechi ed il piano straordinario per la natalità sono temi che coagulano consenso da Nord a Sud.

Lei è laureato e, per giunta, con Lode. Ma cosa pensa dei parlamentari senza titolo di studio o delle tante figure istituzionali senza laurea, in Italia?

La laurea è importante, ma non essenziale. Conosco laureati incapaci ed imprenditori con la terza media. Quello che conta, però, è il curriculum, che corrisponde al sacrificio che ciascuno di noi ha profuso nel mondo scolastico e/o lavorativo, al bagaglio di esperienza che ciascuno di noi ha raccolto nella vita reale: quella dello studio e del lavoro. Solo chi ha questo bagaglio sulle spalle è in grado di donare un quid pluris alla società. I bagagli possono pesare, il percorso può essere tortuoso, ma più sentiamo pesante questo bagaglio, maggiore deve essere il nostro impegno nella società. Il mio è un bagaglio di lieve entità, ma sono felice di poterlo già mettere a disposizione.

Riassumerebbe in un motto la sua vittoria, i suoi obiettivi?

Ricordo il motto della mia canzone preferita Man In the Mirror di Michael Jackson: MAKE THAT CHANGE! Il popolo ha deciso di affidare ad una generazione di giovani il cambiamento del paese; in particolare a Matteo che, sostenuto da tutto il centrodestra, è riuscito, con il suo impegno sul territorio, ad incarnare le esigenze reali dei territori in un programma chiaro. E noi dobbiamo sentire la responsabilità di questa grande speranza: quella di portare un cambiamento, quel cambiamento di cui il nostro Paese ha bisogno!

intervista di Chantal Fantuzzi