17 marzo, una Data Patriottica per la Repubblica Veneta, l’Irlanda, l’Italia

17 marzo 2018. Quale anniversario vogliamo ricordare? Chi festeggia, oggi? Veneti, Irlandesi o Italiani? Oppure, nell’epoca del globalismo europeista, più semplicemente i cosmopoliti pleonastici cittadini del mondo? Nella mia città, a Parma, oggi si celebra San Patrizio, Una scusa per bere birra in allegria, sotto la malcelata scusa della celtizzazione nordica, della cui nozione gli studenti fuorisede della Magna Grecia sono probabilmente agnostici. Sempre meglio che la ridondante patriottica rievocazione del Risorgimento più kitch, avvenuta nel 2011, ad opera di Re Giorgio Napolitano I. Pardonnez moi, messieurs, chi scrive – forse lo sapete – è una filoducale asburgica, forse contradditoriamente bonapartista, al contempo, visto che riconosco l’Aiglon, il primo vero Re d’Italia della storia contemporanea, legittimo sovrano del Regno d’Italia, con capitale Roma, regno Partenopeo differenziato.  Ebbene, sono una fedelissima della Duchessa Maria Luigia, Magenta ci tolse il ducato – Maria Luigia era da poco scomparsa, per fortuna non vide lo scempio -, il nostro fiorente ducato, i nostri dragoni ducali furono costretti combattere  a fianco dei garibaldini… no, basta, non ce la faccio. E i Veneti, allora, che cosa dovrebbero dire? A loro il Bonaparte prima tolse la Serenissima, pur cedendola agli Asburgo (poco male, dai) indi Garibaldi la tolse all’epopea di Sissi. Eppure oggi, sia per Veneti che per Italiani, si celebra un anniversario. Non me ne vogliano i nazionalisti patriottici risorgimentalromantici, li ricorderemo entrambi. Entrambi, in fondo, per il Veneto correlati, essendo l’una l’indipendenza dall’Austria, l’altra la dipendenza dall’Italia (avvenuta 5 anni dopo, nel 1866).

Il 17 marzo 1848 a Venezia, il giovane Daniele Manin proclama la Repubblica Veneta. Una nuova Serenissima, rediviva, pronta a risplendere delle glorie passate e a cancellare le recenti ingiurie subite.  « Noi siamo liberi – esclamò dal pulpito, durante la proclamazione d’Indipendenza – e possiamo doppiamente gloriarci di esserlo, poiché lo siamo senza aver versato goccia né del nostro sangue, né di quello dei nostri fratelli… Ma non basta aver abbattuto l’antico governo; bisogna altresì sostituirne uno nuovo, e il più adatto ci sembra quello della repubblica che rammenti le glorie passate, migliorato dalle libertà presenti. Viva la repubblica! Viva la libertà! Viva san Marco! »

Daniele Manin proclama la “Seconda Repubblica di Venezia”

Il 17 marzo 1861 dopo la seconda guerra d’Indipendenza sotto il motto di fert nacque il Regno d’Italia, affidato a Vittorio Emanuele II, che mantenne la nobiliare numerazione della casata di Savoia, per proporre il Regno unito, di fatto, come una continuazione del regno torinese. Furono proclamati gli obiettivi di annessione del Veneto (sarebbe avvenuta nel 1866) e dello Stato della Chiesa (celeberrima la breccia di Porta Pia, XX settembre 1870). Pace ne abbiano i cattolici, e si consolino con la concomitante celebrazione d’un Santo patrono.

Vittorio Emanuele II, re d’Italia

Il 17 marzo San Patrizio, patrono d’Irlanda assieme a Brigida e Culumba, venerato sia da cattolici che da ortodossi, portò, secondo la Tradizione, il Cristianesimo nella celtissima e paganissima Irlanda, cristianizzandola con dolcezza. Figlio di nobili celti romanizzati, nato in Britannia e dopo 16 anni rapito dai pirati e venduto al re d’Irlanda, divenne diacono e strinse rapporti di amicizia e fedeltà con il famoso Germano vescovo di Auxerre. Da Celestino I ottenne la missione di evangelizzare l’Isola dalla quale si era salvato, missione che egli compì coniugando, saggiamente, la tradizione celtica con quella romana, dando così origine alle croci celtiche e a tutta la correlazione culturale del paganesimo celtico cristianizzato, in un sincretismo perfetto. Poi vennero gli Americani figli di immigrati irlandesi, (ricordate la rossa Rossella O’ Hara, di Via col Vento, dalle vantate origini irlandesi?) che per conservare le tradizioni, ogni anno tingono di verde il fiume Chicago. E in tutto il mondo si bevono almeno cinque milioni di pinte di birra. Con pace e perdono della Quaresima.

San Patrizio, patrono d’Irlanda