FRANCIA | Sarkozy ancora in stato di fermo, sarà interrogato anche oggi

Passate le 48 ore, calcolate da ieri, l’ex presidente potrebbe essere o rilasciato o incriminato

Primo giorno di primavera, primo giorno da arrestato, per l’ex presidente di Francia. Interrogato sui presunti finanziamenti illeciti provenienti dalla Libia dell’ex presidente Muammar Gheddafi, per la corsa (poi vinta) all’Eliseo nel 2007, l’ex premier ha subito ieri un interrogatorio durato dalle otto del mattino e interrotto a mezzanotte. Un’uscita di scena decisamente poco onorevole, per colui che assieme alla Merkel rideva delle condizioni in cui versava (o versa, ora come allora) l’Italia. Ride bene chi ride ultimo.

Infantilismi a parte, la valigetta coi soldi – 5 milioni cash – era arrivata veramente, e la copiosa donazione libica era stata poi consegnata, come pagamenti non dichiarati, per mezzo di buste, ai militanti del partito e ai collaboratori per la campagna elettorale.

La seconda udienza di Sarkozy, prevista per oggi, sarà quella dopo la quale Nicolas potrà essere rilasciato, o accusato formalmente per poi essere riconvocato nei prossimi giorni.

Centrale in questa torbida vicenda è la figura di Claude Guéant, capo della campagna elettorale incriminata, divenuto poi Ministro dell’interno del governo. Incriminato il 7 maggio del 2015, per “falso riciclaggio di denaro”, Guéant avrebbe affittato una cassaforte il 21 marzo 2007 presso una filiale di BNP a Parigi, e trasferito 500mila euro sul suo conto, nel 2008. Tutto quel denaro? ricavato dalla vendita di due quadri, aveva spiegato Guéant, apparentemente difendendosi.

Poi la concomitante questione della valigia, in realtà più di una, nelle quali erano suddivisi i 5 milioni di euro trasportati da Ziad Takieddine da Tripoli a Parigi tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, questione per la quale, ora, è indagato l’ex vincitore della campagna elettorale.

Tra gli ex funzionari (sopravvissuti, dopo la Primavera Araba) di Gheddafi, c’è chi conferma e chi nega i pagamenti. Tra i primi Abdallah Senoussi, ex capo dell’intelligence militare libica, interrogato già nel 2012, che dichiarò di aver personalmente supervisionato il trasferimento illecito di denaro.