“Nettles” arriva a Lugano in Scena | Cristina Galbiati: “la soggettività è la chiave per il pubblico”

Dall’11 al 15 aprile al Teatrostudio

Un percorso in cui lo spettatore si muova, a cui lo spettatore partecipi. Nettles, è una creazione Trickster, compagnia residente al Lac – Lugano in Scena, inizia così la propria autopresentazione, ringraziando la Direzione ospitante per lo spazio offerto: poiché è proprio sullo spazio – o meglio, sugli spazi – che si fonda questo percorso, sull’interattività tra pubblico e teatro, adulti e bambini, immaginazione e mondo.
Nettles si fonda sulla dicotomia tra infanzia – “intesa come un qualcosa di duraturo” specifica ai microfoni la realizzatrice Cristina Galbiati, “qualcosa che rimanga dentro all’individuo sino alla morte” – e la morte, appunto. Ed è tra questi due poli che s’instaura la vita, correlata alla vitalità emergente e sfuggente della fragile infanzia, tema a cui, per l’appunto, è dedicato il percorso. Accanto a Cristina Galbiati, ci sono anche Carmelo Rifici, direttore di Lugano in Scena, on. Roberto Badaracco Capodicastero Cultura Lugano e, ovviamente, il Direttore generale Michel Gagnon.

da sinistra: Badaracco, Galbiati, Rifici, Gagnon

È la presentazione di un progetto innovativo e ancestrale al contempo.
Nettles si basa appunto sull’evoluzione, sul contatto con la contemporaneità, poiché dal tema dell’infanzia va sviluppandosi per tutta la vita, avendo come contrapposizione solo la morte.
Nettles è un dialogo, tra la parola e le arti visive, un compendio di elementi artistici serviti al pubblico in diversi spazi, da percorrere attraverso dispositivi scenici emozionali incentrati sul percorso reciproco tra collettività e singolo.
Nettles, “ortiche”, come spiega l’ideatrice Galbiati, vuole significare l’esperienza soggettiva infantile della suddetta. “Mi ricordo – dice ai microfoni, in conferenza stampa – la mia infanzia nella natura. Anche se sono stata una bambina di città, le mie prime esperienze di ricordo, sono quelle con il verde.” Sensazionale e pungente. Come le ortiche, per l’appunto.

Alla domanda se la soggettività della creatrice non condizioni, in qualche modo, la veicolazione al pubblico del prodotto teatrale, ella risponde che “la soggettività diviene, per il pubblico, chiave per la conoscenza, non soltanto autoreferenzialità, bensì una partenza da qualcosa di certo, da qualcosa che si conosce, per giungere ai cuori e alle menti degli spettatori.”

Chantal Fantuzzi