Crimini di guerra e Convenzioni di Ginevra – di Michael Sfaradi

“Posso scrivere che l’attacco a Homs è opera di cacciabombardieri israeliani?”

“Israele non conferma e non smentisce”

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Per questo articolo valgono le considerazioni che la direzione di Ticinolive ha già formulato (e che le sono valsi alcuni commenti abbastanza sgradevoli). Certe posizioni, pur non essendo false, risultano unilaterali. Che cosa significa “unilaterali”? Significa esattamente questo: che in esse le ragioni di una delle parti non trovano alcuno spazio. Come se non esistessero.

Questi articoli si possono ugualmente proporre? Sì, ma non si può far finta di niente. (fdm)

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Gerusalemme 9 aprile 2018

Correva l’anno 2014 quando il Segretario di Stato USA John Kerry, fido scudiero del Cavalier Barak Hussein Obama, Premio Nobel della pace che ‘forse’ verrà, dichiarò che il problema delle armi di distruzione di massa siriane, con particolare riferimento a bombe per aerei e proiettili di artiglieria a Gas (nervino e cloro) che nel corso degli anni erano stati importati anche dall’Europa, era stato risolto nei colloqui che lui stesso aveva avuto con il suo omologo Russo Lavrov a Ginevra.

All’annuncio di Kerry gli scettici, come il sottoscritto, pensarono che era arrivato il momento in cui quelle stesse armi sarebbero state usate e, purtroppo, avevamo ragione.

Secondo gli accordi presi dalle due superpotenze, che la Siria avrebbe poi dovuto sottoscrivere non più tardi del novembre 2014, la maggior parte di quelle armi, proibite dalle convenzioni di Ginevra, sarebbero state distrutte in loco oppure caricate su un’apposita nave USA che le avrebbe trasportate in alcuni siti, anche italiani, attrezzati per la loro distruzione.

Poi, come si può ben immaginare, tutto questo non accadde e alla scoppio della guerra civile parte di queste armi finirono nelle mani delle varie sigle della resistenza o della guerriglia, con il risultato che ogni volta che qualcuno le usa, cosa che viene sistematicamente fatta contro la popolazione civile, non si riesce mai a trovarne il responsabile e nel caos che ne consegue, e negli immancabili scambi di accusa, si perdono le tracce dei responsabili con l’impossibilità oggettiva di punirli.

Ma l’ultimo attacco durante il quale sono state usate armi di questo tipo, quello che si è consumato, nella città di Douma l’8 aprile 2018, è arrivato dall’aria e siccome nello scenario siriano solo le forze armate di Assad hanno aerei in dotazione, questa volta, almeno questa volta, il responsabile ha un nome e un cognome, e per chi volesse agire, anche un indirizzo.

Il bombardamento di Douma ha provocato almeno un centinaio di morti e si contano un migliaio di feriti più o meno gravi e appena la notizia è stata battuta è cominciato un nuovo round diplomatico tra Usa e Russia, con Washington che da una parte insiste a chiedere a Putin di abbandonare il dittatore siriano mentre denuncia “l’insensato attacco chimico”. Secondo il Presidente Trump sono la Russia e l’Iran ad essere responsabili di ciò che accade perché ancora sostengono il dittatore, mentre Mosca risponde  negando che siano stati usati gas sui civili.

Ma gli Stati Uniti non vogliono far passare la cosa sotto silenzio e mentre da una parte, insieme agli altri otto paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Gran Bretagna, Francia, Polonia, Olanda, Svezia, Kuwait, Perù e Costa d’Avorio) hanno chiesto una riunione di emergenza, dall’altra, per mezzo di una fonte dell’amministrazione, minaccia facendo trapelare che una rappresaglia contro Assad non è da escludere e che tutte le opzioni sono sul tavolo.

Anche la Francia in passato aveva più volte avvertito Assad che avrebbe agito militarmente in caso di comprovato uso di armi chimiche, ma la storia ci insegna che i francesi intervengono solo in difesa dei loro primari interessi e per Macron indispettire Mosca non è tra le opzioni urgenti e necessarie.

In mezzo a tutte queste roboanti dichiarazioni dei potenti della terra è passata, quasi totalmente inosservata, la lettera indirizzata al Premier israeliano Netanyahu da parte del rabbino capo sefardita di Israele Yitzhak Yosef nella quale chiedeva ufficialmente al governo di intervenire per fermare gli attacchi delle forze leali ad Assad contro i civili siriani e le forze ribelli.

Nel testo si legge tra l’altro: “Un crudele assassinio di donne e bambini con armi di distruzioni di massa sta avendo luogo in Siria. Come ebrei passati attraverso un genocidio e che sono luce tra le nazioni, il nostro dovere morale e’ di intervenire militarmente in Siria e impedire questo massacro”.

Sarà forse stato un caso, sarà difficile scoprirlo, ma a poche ore di distanza dalla pubblicazione di questa lettera la base aerea siriana di Homs, settore T4, è stata attaccata e diversi missili hanno colpito, con precisione millimetrica, i depositi di armi e carburante. Secondo le dichiarazioni diversi testimoni oculari, e anche  guardando le immagini trasmesse dalla televisione siriana, si ha la netta sensazione che il bombardamento sia stato devastante con lingue di fuoco e fumo denso che si sono alzati in cielo mentre le esplosioni si sono susseguite per diverse ore.

Per la distruzione dei depositi di armi a Homs i russi incolpano Israele mentre Gerusalemme, come da copione, non conferma e non ammette, lasciando in aria un punto interrogativo che verrà forse svelato solo fra qualche anno.

La base di Homs è la stessa dalla quale era decollato il drone iraniano abbattuto dall’aviazione israeliana il 22 febbraio scorso ed è la stessa dalla quale sono decollati gli aerei che ieri hanno lanciato i gas su Douma: sarà un caso che proprio quella base sia stata colpita proprio dopo la pubblicazione della lettera del rabbino capo sefardita al Premier di Israele? O magari è un caso che nelle quindici vittime del bombardamento ci sono diversi alti ufficiali iraniani? Rimane che mentre all’ONU le superpotenze si fronteggiano scambiandosi accuse e stoppandosi con veti incrociati aerei, sconosciuti ma non troppo, hanno disintegrato quello che doveva essere distrutto nel 2014. Cosa che se realmente fosse stata portata a termine avrebbe salvato molte vite e se solo il cavalier Obama e il suo fido scudiero avessero preteso da tutti il rispetto degli impegni presi oggi non dovremmo star qui a fare la conta dei cadaveri.

Michael Sfaradi