Il terremoto politico in Europa – di Tito Tettamanti

Chi guarda al quadro politico europeo dopo le ultime tornate elettorali non può che rimaner scioccato per i profondi mutamenti intervenuti. Eravamo abituati allo scontro tra due partiti di massa, con il contorno di qualche partito minore che contribuiva a fare la maggioranza, al gioco democratico delle parti di un governo e di un’opposizione (anche se con lenzuolate di programmi molto simili nell’intento di accontentare tutti) con qualche ammucchiata tra partiti di massa tale da dare maggioranze schiaccianti in Parlamento, come per la scorsa legislatura in Germania. Oggi, se guardiamo alle quattro nazioni più importanti (come numero d’abitanti e come forza economica) dell’Europa continentale, vediamo quanto segue.

La Spagna, dopo aver rifatto le elezioni, si trova nuovamente con un Governo minoritario impossibilitato a realizzare progetti politici di ampio respiro. Le opposizioni, in parte antisistema, anche se divise in movimenti inconciliabili rappresentano oltre il 30%. Nota positiva: l’economia si riprende bene tanto da far pensare che l’assenza di un vero governo sia propizia allo sviluppo del Paese.

In Francia si è assistito all’abilissima mossa di un’élite che, capito lo sfascio di Hollande e dei socialisti, ha messo in atto una rivoluzione antielitaria. Ha individuato in Macron l’uomo determinato, competente con ambizioni e intelligenza politica per arginare l’ondata antisistema di un Mélenchon tardocomunista e della Le Pen, disintegrando nel contempo il Partito socialista e riuscendo a dividere la destra storica e gollista pure sconfitta. Nel contesto europeo una realtà nuova ed anomala che cerca spazio e influenza nell’UE.

In Germania il Governo uscente CDU-socialisti con la cancelliera Merkel è stato pesantemente sconfessato. Gli elettori hanno penalizzato la coalizione uscente ed in particolare il Partito socialista. La risposta con l’attuale Governo Merkel consiste nel ricorrere all’usato sicuro in frontale opposizione con il sentimento e le indicazioni dei cittadini. Rifà la stessa coalizione e pur di ottenere l’adesione dei socialisti concede loro anche il Ministero delle finanze. Rinuncia ad allearsi con i liberali che forti del loro successo elettorale volevano un cambio di indirizzo dimenticando che il Partito liberale è l’unica carta giocabile per ostacolare l’avanzata della destra dell’AfD, oggi terzo partito nel Paese che potrebbe diventare il secondo superando i socialisti. Angela Merkel preferisce arroccarsi su vecchi schemi di potere non sapendo dare risposte nuove.

Infine abbiamo l’Italia. La maggioranza degli elettori, anche perché nauseata dai politici in carriera, è passata a votare per due partiti antisistema che hanno la maggioranza nel Paese.

L’insuccesso di uomini politici di peso e cultura della sinistra ha provato che ormai non è più un fatto di destra o sinistra storica, siamo alla crisi di rigetto. Vedremo come andranno le difficili trattative per il governo ma l’ondata antisistema ha ridotto le forze tradizionali ed i loro capi (Renzi e Berlusconi) al ruolo di comprimari.

I quattro Paesi più importanti dell’Europa continentale tutti confrontati con grosse crisi politiche, con un vento anti-sistema sempre più forte e con quattro (quella italiana ancora in gestazione) risposte discordi.

Appare chiaramente che i professionisti della politica dei vari Paesi, sempre più staccati dalla realtà delle singole nazioni, stanno cercando di rimanere al potere dimostrando una preoccupante carenza di sensibilità e immaginazione. La soluzione francese (l’uomo forte ma democratico) non è completamente nuova ma perlomeno è un tentativo di alternativa.

Quali svizzeri abbiamo motivo di preoccupazione: le vicende dei nostri vicini possono avere riflessi negativi anche per noi e ci dovrebbero far riflettere sul futuro dell’UE. Nel 2019 ci saranno le elezioni europee, si dovranno nominare i successori di Juncker e Draghi. Come risulteranno gli equilibri ed il Parlamento di Bruxelles oggi dominato dalle frazioni del Partito popolare e del Partito socialista, dopo il voto? I rapporti con governi nazionali nuovi e in difficoltà non solo progettuali? Dimenticare questa variante a breve scadenza nei nostri rapporti odierni con l’UE sarebbe espressione di preoccupante superficialità. Quindi: Ignacio, adelante con juicio.

Tito Tettamanti

(pubblicato nel CdT e riproposto con il consenso dell’Autore e della testata)