Alfie Evans non verrà trasferito in Italia.

Alfie Evans è un bambino inglese di 2 anni e da giorni ormai la sua vicenda  è nota al mondo intero. Alfie soffre di una patologia neurodegerativa ed è ricoverato all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool da un anno e mezzo. Il veredetto degli esperti che hanno finora visitato il piccolo è tragico: la malattia, la cui causa è probabilmente codificata nei geni, è irriversibile, progressiva e fatale. Causa grave deterioramento cerebrale, frequenti crisi epilettiche resistenti ai medicinali e una condizione a metà tra vita e morte. Il cuore del bambino continua a battere e per ora è in grado di respirare autonomamente, anche se non è ancora certo per quanto tempo la situazione sarà stabile.

Ad oggi non ci sono terapie per curare o anche solo rallentare la malattia e questo ha portato i medici di Liverpool e un giudice a sospendere la nutrizione, l’idratazione e la ventilazione al bambino, cosa che porterebbe alla sua morte con “un atto eutanasico omissivo”.

Come già accaduto per Charlie Gard, i genitori di Alfie si oppongono alla decisione e chiedono che il loro piccolo sia assistito fino alla fine ma senza anticiparla.

L’Italia ha giocato il suo ruolo in questa vicenda concedendo la cittadinanza italiana al bambino in modo che potesse essere trasferito in un ospedale italiano dove l’eutanasia non si pratica. Ma la questione è complessa e, pur avendo diritto di parola, l’Italia non è l’unico paese di Alfie. Il bambino resta cittadino inglese, ricoverato sul territorio britannico e soggetto alle sue leggi.

Infatti il tribunale di Liverpool ha impedito ai genitori di trasferire il bambino in Italia e questo ha spinto il padre Tom Evans  a dichiarare di voler far causa ai medici dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool per cospirazione finalizzata all’omicidio.

Il trasferimento di Alfie all’Ospedale Bambino Gesù di Roma dunque non averrà anche se, come riportato da Wired, i medici italiani concordavano con la diagnosi dei loro colleghi inglesi e che il loro piano di cura sarebbe stato quello di proseguire l’iter diagnostico e mantenere la ventilazione, l’alimentazione e l’idratazione di cui il bambino necessità per sopravvivere per qualche altro mese.

La commissione europea si è così espressa sul caso: “Si tratta di un caso tragico, che non lascia indifferenti. Ma per quanto riguarda il contesto legale, si tratta di un caso di sanità, quindi di competenza nazionale, e non c’è alcuna legge europea che possa essere coinvolta”.