Sono un artigiano ticinese e, come molti altri, sono favorevole alla LIA – di Daniele Casalini

Da qualche tempo leggo le prese di posizione da parte del Signor Andrea Genola che pensa di manifestare la propria ostilità nei confronti della LIA in nome di tutti gli artigiani Ticinesi. Finora non ho ritenuto di dovermi esprimere pubblicamente ma – con riferimento alla recente costituzione del “Comitato per l’abolizione della LIA” – credo sia giunto il momento anche per chi non la pensa come lui di far sentire la propria voce.

Ho fondato la mia impresa d’impianti sanitari e di riscaldamento nel 1992 con sede nel Luganese che ora occupa 10 dipendenti, di questi, 8 sono residenti e due sono frontalieri. Non sono affiliato a nessuna associazione di categoria e non ho quindi legami neppure con l’Unione Associazioni dell’Edilizia (UAE). Vorrei rilevare che sia il Signor Genola come il neo “Comitato per l’abolizione della LIA” non mi rappresenta per niente e, come nel mio caso, penso che non rappresenti la maggioranza degli artigiani del Canton Ticino. Vi sono, infatti, molti piccoli artigiani che, contrariamente a quanto afferma il neo costituito Comitato, sono favorevoli alla LIA e credono che la legge sia necessaria. In merito ai coordinatori del “Comitato per l’abolizione della LIA”, mi chiedo se conoscano realmente i problemi effettivi che gli artigiani ticinesi devono affrontare quotidianamente e se sono a conoscenza del fatto che l’attuale legge, se pur non perfetta, ha contribuito al riordino del mercato del lavoro Ticinese; io ne dubito. A questi Signori vorrei dire che, personalmente, non mi preoccupo della LMI e degli accordi bilaterali o dell’opinione della COMCO, come pure delle ditte svizzero-tedesche ma solo di tutelare il nostro mercato del lavoro e di garantire alla mia impresa abbastanza lavoro per far fronte alle spese, al pagamento di fornitori, d’imposte e di tutti gli oneri che, una volta pagati, andranno a beneficio di tutti i cittadini e, non da ultimo, di garantire al consumatore un’ottima esecuzione dei lavori.

La concorrenza sleale non è esercitata unicamente quando non sono versati i minimi salariali in vigore in Ticino, ma anche quando non sono onorati i contributi come imposte, AVS, LPP e IVA.

La LIA ha portato un reale beneficio all’artigianato edile del Cantone, contribuendo al riordino di un mercato del lavoro ormai fuori controllo. La LIA e le modifiche proposte dal tavolo di lavoro, composto di chi ritiene che l’attuale legge debba continuare ad esistere, sono rivolte a tutte quelle aziende che prima dell’entrata in vigore della LIA non si sentivano tutelate nella loro realtà lavorativa; grazie alla LIA anch’esse possono avere la giusta protezione nel loro ambito lavorativo. L’abolizione della legge ci riporterebbe, di fatto, al punto di partenza con una nuova invasione di padroncini e distaccati fuori controllo e con imprese locali che non rispettano leggi e obblighi contributivi.

UNA SANA E LEALE CONCORRENZA crea beneficio a tutte le aziende che operano sul territorio e, in generale, a tutta la comunità: l’abolizione della LIA invece riporterebbe a un degrado nell’esecuzione dei lavori e non tutelerebbe più il consumatore che ne farebbe le spese, con i risultati che abbiamo potuto vedere in varie puntate del programma  realizzato dalla RSI “Patti Chiari”: danni e costi a carico delle famiglie che per una vita hanno risparmiato per costruire una casa.

Avrei preferito che il neo costituito Comitato anti LIA, invece di manifestare in Piazza, si fosse confrontato in modo costruttivo magari attorno ad un tavolo, ponendo al primo posto l’interesse generale del paese invece di fissarsi su un unico obiettivo, quello di abolire a tutti costi questa legge, senza proporre alternative.

Daniele Casalini

  • Eros N. Mellini

    Francamente, su questa questione vorrei riuscire a capirne di più. Sarebbe interessante un sondaggio fra gli artigiani per sapere in che proporzione la pensano come Daniele e quanti invece come Genola. È tuttavia un fatto che la situazione è paradossale: da un lato, se non si obbligano anche le imprese svizzere d’oltralpe a iscriversi, si contrasta con l’accordo di libera circolazione delle persone (e chi se ne frega, sarei portato a dire, ma il Tribunale federale ha arbitrar…iamente reso prioritari gli accordi internazionali rispetto al diritto nazionale, affaire à suivre); dall’altro, se si obbliga tutti – quindi anche le imprese svizzere di altri cantoni – si viola la legge sul mercato interno. E quindi, per il momento, o abrogazione o modifica (ma quale?) della LIA appaiono indispensabili. Se andrà in porto l’iniziativa per l’autodeterminazione e, in seguito, anche quella per la limitazione che vuole abrogare l’accordo di libera circolazione delle persone (ma non è comunque per domani) sarà un altro paio di maniche ma, per il momento, la situazione mi sembra insostenibile. La domanda importante è tuttavia, a mio avviso, come la pensa la maggior parte degli artigiani ticinesi?