Morto Philip Roth, l’inimitabile scrittore della cultura ebraica americana

 

Aveva 85 anni, ed era uno dei più acclamati scrittori americani del ventesimo secolo.

Una carriera iniziata negli anni ’50 e continuata fino quasi alla fine della sua vita, con oltre 30 romanzi e raccolte di racconti per più di settant’anni. Il suo lavoro oscillava tra finzione e memorie, e spesso lasciava i lettori colpiti e indignati. Autore di Jonathan Cape, e di alcuni titoli iconici come Portnoy’s Complaint e The Plot Against America, ha vinto il National Book Award e il National Book Critics Circle Award ciascuno due volte, e il premio PEN/Faukner per la narrativa tre volte.

Nel 2011 ha vinto anche il Pulitzer Prize per American Pastoral e il Man Booker International Prize. In una lista del New York Times pubblicata nel 2005 che nominava i 25 migliori lavori di narrativa americana degli ultimi 25 anni, 6 dei romanzi erano di Roth.

Oltre ai romanzi, Philip Roth pubblicò per 15 anni la serie di libri “Scrittori dell’altra Europa” per la casa editrice inglese Penguin. Condusse una serie di interviste con colleghi scrittori come Primo Levi, Isaac Bashevis Singer e Edna O’Brien, ed era un membro attivo del PEN, l’organizzazione internazionale che supporta gli scrittori e combatte la censura.

Ha iniziato a scrivere fiction mentre lavorava a un master in inglese presso l’Università di Chicago, e ha pubblicato il suo primo racconto, “The Day It Snowed”, in un numero del 1955 del Chicago Review.

La prima raccolta di racconti scritti da Roth all’inizio della sua carriera, “Goodbye, Columbus and Five Short Stories”, uscì nel 1959, portandolo alla ribalta nazionale e al primo dei suoi due National Book Awards. Era uno sguardo “canzonatorio ed offensivo” sulla vita degli ebrei americani della classe media.

Dopo diversi anni di crisi personale, che mandò Roth dallo psicanalista, ha raggiunto un livello senza precedenti di infamia nel 1969 con “Portnoy’s Complaint”, una storia strutturata come un ininterrotto monologo del narratore al suo psicanalista raccontando durante la sua terapia di un giovane ebreo ossessionato dal sesso. Roth ha descrisse il romanzo come “un libro sulla brutalità”, dichiarò al Los Angeles Times nel 2006. “È brutale nella sua lingua, nelle sue osservazioni e riguarda la brutalità emotiva della famiglia”.

I lettori hanno fatto di “Portnoy’s Complaint” un bestseller, e le entrate del libro, combinate con i diritti cinematografici di “Goodbye, Columbus”, diedero a Roth la libertà finanziaria di lasciare il suo lavoro di insegnante all’Università della Pennsylvania e dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.

Nel corso degli anni Roth ha prodotto alcuni libri ritenuti secondari dalla critica, ma lasciando anche una lunga serie di romanzi molto apprezzati, tra cui quelli del personaggio immaginario Nathan Zuckerman, nel ruolo di alter ego letterario dello scrittore.

Secondo il critico del Times Book David Ulin, Roth raggiunse il massimo con “Operation Shylock: A Confession”, seguito da “Sabbath’s Theatre”, la trilogia americana di “American Pastoral”, “I Married a Comunist”, “The Human Stain” e da “The Plot Against America”, un romanzo fantapolitico in cui Roth immaginava Charles Lindbergh vincitore delle presidenziali del 1940 e che portava gli Stati Uniti ad allearsi con i nazisti.

La critica Joan Acocella, riferì che Roth aveva dichiarato in precedenti interviste di non aver mai sentito la punta dell’antisemitismo direttamente, eppure era “circondato dalla nascita” con la nozione di ebrei “come oggetto di scherno, disgusto, disprezzo, derisione, di ogni forma atroce di persecuzione e brutalità”. Quei sensi contrastanti di sicurezza e persecuzione avrebbero finito per definire molti dei suoi personaggi, e mostrare lo spettro dell’antisemitismo attraverso i suoi romanzi.

Roth si diplomò al liceo nel 1950 e ha trascorso un anno nel campus di Newark della Rutgers University per poi entrare all’Università di Bucknell, in Pennsylvania. Dopo un periodo nell’esercito, Roth tornò all’Università di Chicago, dove abbandonò rapidamente il suo programma di dottorato, ma continuò a insegnare mentre lavorava alla sua scrittura.

Incontrò Margaret Martinson, che sposò nel 1959. Si separarono nel 1963, e Margaret morì in un incidente automobilistico nel 1968, un evento che influenzò profondamente il lavoro di Roth. Nel 1990, sposa l’attrice britannica Claire Bloom, sua compagna di lunga data, ma la coppia divorzia appena cinque anni dopo.

Roth è stato l’autore più decorato d’America, e l’unico premio importante che gli è sfuggito è stato il premio Nobel. Molti riconoscimenti sono stati appesantiti dalle polemiche. Una delle giurie del premio, Carmen Callil, ha liquidato Roth come indegno perché continuava a parlare dello stesso argomento in quasi tutti i libri.

I suoi grandi argomenti includevano la famiglia ebraica, il sesso, gli ideali americani, il tradimento degli ideali americani, il fanatismo politico, l’identità personale e il corpo umano (di solito maschio) nella sua forza, la sua fragilità e il suo bisogno spesso di essere ridicolo.