“Quer pasticciaccio brutto… de Losone”. Parafrasando Gadda – di Giorgio Ghiringhelli

Gli eletti del partito a Losone hanno firmato una presa di posizione che ha suscitato parecchio malcontento fra gli elettori (titolo originale)

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Noi pubblichiamo talvolta dei comunicati o delle prese di posizione a titolo di documento, senza esprimere la nostra opinione. In questo caso però  non temiamo di dire che stiamo dalla parte del presidente Marchesi e di Giorgio Ghiringhelli.

Quello che l’aggressivo (a abbastanza villano) municipale UDC non vede è che la mossa sua e dei suoi accoliti sarà fatalmente interpretata come un sostegno alla politica di immigrazione praticata dalla Confederazione, politica che l’UDC ha sempre giudicato insensata.

Losone è un paese importante  ma non è ancora il centro del mondo. Certi (discutibilissimi) interessi locali non possono prevalere sul rispetto dovuto agli elettori. Necessario e chiarificatore, ripetiamo, l’intervento di Piero Marchesi. Noi non gli diamo – sempre e per principio – ragione. Recentemente su un tema specifico l’abbiamo criticato (e lui s’è arrabbiato). Ma (come dicono a Roma) … quanno cce vò cce vò!

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Gli organi dirigenti dell’UDC-Ticino ritengono (come del resto il Guastafeste) che se dalle urne uscisse un NO ciò costituirebbe un chiaro segnale di critica alla politica del Consiglio federale, in particolare della Consigliera federale Sommaruga, che pone sullo stesso piano i veri rifugiati (pochi) e i migranti economici (moltissimi).

La decisione di 6 consiglieri comunali dell’UDC losonese ( su 8) – assecondati dai due municipali Alfredo Soldati e Daniele Pinoja – di sottoscrivere una “presa di posizione interpartitica” (ideata dalla Sinistra e firmata da 20 consiglieri comunali su 35) con la quale si raccomanda alla popolazione di votare SI alla riapertura (per 3 o forse 4 anni) del centro per richiedenti l’asilo inserito nell’ex-caserma di Losone ( e destinato a ospitare fino a 220 migranti), ha creato sorpresa e malcontento fra “non pochi membri del partito” ed è stata “stigmatizzata” senza mezzi termini dall’UDC Ticino in un comunicato diffuso mercoledì 23 maggio.

Comunicato che per inciso è stato riportato in modo molto stringato e incompleto dal Corriere del Ticino nell’edizione del 24 maggio e non è stato riportato affatto da “La Regione” (almeno fino a oggi) [la Regione non starà a fare réclame all’UDC…, ndR] : tanto per dire come funziona l’informazione ufficiale sulla votazione consultiva del 10 giugno. I due giornali avevano invece dato notevole risalto, nell’edizione del 19 maggio, alla presa di posizione interpartitica che ha provocato la reazione dell’UDC Ticino (la giornalista del “Corriere” nel riferire che la presa di posizione era stata firmata anche da 6 consiglieri comunali dell’UDC – oltre che da 5 della Sinistra, 6 del PPD e 3 del PLR – aveva perfino commentato “fatto singolare e sicuramente indicativo”).

FATTI E COMMENTI 

In primo luogo ecco il testo della presa di posizione interpartitica firmata il 14 maggio anche da 6 rappresentanti dell’UDC :

Presa di posizione interpartitica dei consiglieri comunali di Losone

“I sottoscritti consiglieri comunali raccomandano alla popolazione di votare Sì il prossimo 10 giugno alla riapertura del centro per richiedenti l’asilo di Losone. Le motivazioni sono le seguenti:

  • per prima cosa, checché se ne dica in materia di sicurezza, i richiedenti l’asilo non hanno mai creato problemi rilevanti sul territorio; è da sottolineare poi che in presenza di un centro profughi vengono adottate delle misure di sicurezza straordinarie – inoltre, stando alle clausole contrattuali, il Comune si riserva il diritto di disdire il contratto nel caso in cui si verificassero importanti disturbi nei confronti della popolazione locale;
  • offrire riparo a persone provenienti da paesi in guerra o con condizioni economiche disastrose, reduci di innumerevoli peripezie riscontrate nei lunghissimi viaggi, è in primo luogo giusto dal profilo etico e, secondariamente, formativo per la popolazione locale, che ha
  • l’occasione di toccare con mano questo tipo di realtà;
  • per l’affitto della caserma, la Confederazione verserebbe al Comune 600mila franchi più spese (90mila franchi circa), soldi che si potranno investire in un progetto lungimirante da realizzare sul sedime, in futuro; è proprio a causa di una mancanza di risorse finanziare che ad oggi non è ancora emersa nessuna idea realizzabile;
  • da ultimo verrebbero generati una trentina di posti di lavoro nel periodo di apertura.

Invitiamo pertanto la popolazione a riflettere e a ponderare con razionalità le conseguenze di una potenziale riapertura del centro, la quale, secondo noi, non farebbe che giovare al nostro comune.”

Da notare che nella presa di posizione si dice che la riapertura provvisoria del centro “rappresenterebbe un gesto di solidarietà verso i nostri connazionali in attesa che i lavori di costruzione del centro (federale) di Balerna vengano portati a termine” : l’ultimazione dei lavori è prevista nel 2022/2023 ma ci si guarda bene dal sottolineare che, per ammissione stessa della Segreteria di Stato della migrazione il centro di Balerna, qualora i losonesi votassero NO, potrebbe essere reso parzialmente agibile per 220 migranti già a partire dalla primavera del 2019 sfruttando una costruzione esistente in zona e di proprietà della Confederazione . Dal punto di vista della “solidarietà verso i nostri connazionali” cambia forse qualcosa se il centro verrà aperto a Balerna anziché a Losone ? No di certo. E allora perché battersi affinché venga a Losone, se non per motivi finanziari?

Domenica 20 maggio il sottoscritto ha dunque inviato ai giornali una lettera, intitolata “Centro asilanti : una questione di soldi!”, nella quale si sottolineava la possibilità di aprire almeno in parte in tempi brevi il centro federale di Balerna ( che a lavori conclusi potrà ospitare 350 persone) e si esprimeva sorpresa per il fatto che i 6 rappresentanti dell’UDC avessero firmato una presa di posizione nella quale fra l’altro si definiva “giusto dal profilo etico offrire un riparo a persone con condizioni economiche disastrose” . Non stiamo parlando dei veri rifugiati politici, bensì con ogni evidenza dei migranti economici, ossia quelli che a livello federale e cantonale l’UDC giustamente contesta.

Ecco uno stralcio di quella mia lettera, che per inciso è stata pubblicata già il 20 maggio da alcuni siti di informazione online (Ticinonline, Ticinonews, Mattinonline e Ticinolive), e dal Corriere del Ticino il 24 maggio, ma che, almeno fino a oggi, non è ancora stata pubblicata da La Regione (forse nei prossimi giorni).

“ (…) Ma allora perché sbandierare tanto l’aspetto umanitario ? Non è che in realtà si tratta solo di un alibi per coprire interessi pur sempre legittimi ma assai meno nobili, come l’affitto di 600’000 franchi che la Confederazione sarebbe disposta a versare al Comune, o la possibilità di avere a disposizione gratuitamente della mano d’opera per piccoli lavori di utilità pubblica?

Il sospetto è lecito se si pensa ad esempio che 6 consiglieri comunali dell’UDC – partito che a livello federale e cantonale è giustamente critico verso la politica dell’asilo e che recentemente ha lanciato un’iniziativa contro l’immigrazione di massa sostenuta a Losone dal movimento del Guastafeste – hanno sorprendentemente sottoscritto, assieme ad altri 14 consiglieri comunali in prevalenza dell’area catto-socialista , una presa di posizione che invita i losonesi a votare a favore della riapertura del Centro d’asilo all’ex-caserma perché, fra le altre motivazioni, “offrire un riparo a persone (…) con condizioni economiche disastrose è in primo luogo giusto dal profilo etico e secondariamente formativo per la popolazione locale che ha l’occasione di toccare con mano questo tipo di realtà”. Tutto il contrario di quel che predica l’UDC a livello federale e cantonale…”

La reazione alla mia lettera da parte del municipale UDC Alfredo Soldati non si è fatta attendere. In una lunga lettera pubblicata sul Corriere del Ticino del 22 maggio egli se l’è presa con il sottoscritto e con il vicepresidente della locale Lega dei ticinesi, Orlando Guidetti, da lui poco amabilmente definito “squinternato”, rei di “aver additato i membri dell’UDC quali traditori della politica federale e cantonale del partito in materia di asilo”.

Nella lettera il buon Soldati non solo ha scritto che i losonesi hanno l’opportunità di “fare un gesto di coscienza civica” nei confronti del Cantone e della Confederazione che – poverini – necessitano di spazi in attesa dell’apertura del centro federale di Balerna – guardandosi però bene dal precisare che anche in caso di un rifiuto popolare esisterebbe un piano B per disporre dei necessari spazi nel Basso Mendrisiotto – ma dopo aver ammesso di essere “a volte critico se non addirittura contrario” con le linee direttive del partito a livello federale e cantonale, si è giustificato tirando in ballo la libertà di espressione, dicendo di trovarsi nella stessa situazione di un qualsiasi cittadino ticinese aderente a un partito politico che si sente libero di non seguire acriticamente quello che il partito gli dice di pensare.

LA REPLICA DEL GHIRO A SOLDATI

Eh no, caro Soldati, tu non sei un “qualsiasi cittadino” che giustamente è libero di seguire o non seguire “quello che il partito gli dice di pensare” , e anche è libero di cambiare partito, ma sei un municipale che è stato eletto grazie ai voti di cittadini che hanno fatto la crocetta sulla scheda dell’UDC proprio anche perché approvano le linee direttive del partito a livello federale e cantonale, fra cui quelle in materia di asilo e di immigrazione.

E la stessa cosa vale per l’altro municipale Daniele Pinoja e per quei sei consiglieri dell’UDC che hanno tradito la fiducia riposta in loro da molti elettori. Qui poi non stiamo parlando di un sol eletto che va contro le direttive del partito, ma praticamente di tutti gli eletti sulle liste UDC di Losone ( tranne 2 consiglieri che non han firmato la presa di posizione), e ciò è praticamente un golpe politico che fa pensare a una qualche pressione interna anziché al risultato di una libera scelta degli eletti . Chi si candida sulle liste di un partito sposando il suo programma, e viene poi eletto dai cittadini a cui quel programma è piaciuto, non può invocare la libertà di espressione per giustificare il suo tradimento verso il programma del partito e verso gli elettori, ma semmai dimissiona dalla carica e cambia partito.

Come il comunicato dell’UDC Ticino ben ricorda, qualche anno fa tu e il tuo collega Pinoja avevate contribuito alla raccolta di firme per una petizione lanciata dal segretario cantonale dell’UDC, Eros Mellini, e sostenuta allora a spada tratta dal Municipio di Losone, contro l’insediamento di un centro per richiedenti l’asilo a Losone, ed eravate in prima fila, davanti alla Cancelleria federale a Berna, alla consegna delle 6’000 firme raccolte . E grazie a quella pubblicità avete sicuramente ricevuto dei voti alle elezioni comunali del 2016. Adesso potete inventare le scuse che volete per giustificare un vostro ripensamento , come ad esempio quella molto venale e poco umanitaria dei 600’000 franchi d’affitto che la Confederazione sarebbe disposta a versare al Comune, ma, come si legge nel comunicato dell’UDC Ticino, “da lì a passare da una posizione totalmente contraria a un’entusiasta adesione al progetto, ce ne passa”. Un po’ di coerenza, diamine!

Quindi, te lo dico con simpatia, ma se qui c’è uno “squinternato” (cioè , secondo il dizionario Zingarelli, “colui che ha un comportamento strano e non ha il cervello completamente a posto”) quello non è certo l’Orlando Guidetti, che magari ha il difetto di essere un po’ irruento e impulsivo ma non tradisce i suoi elettori e il suo partito per il classico “pugno di dollari” che il Comune incasserebbe vendendosi agli spalancatori di frontiera.

Giorgio Ghiringhelli