Cassa pensioni dello Stato: un pozzo senza fine – di Donatello Poggi

C’era qualcuno, tale Nicolas Go’omez Davila, che diceva: “Quanto più gravi sono i problemi, tanto maggiore è il numero di incapaci che la democrazia chiama a risolverli.” Io non vorrei spingermi fino a questo punto, però sulla questione cassa pensioni dei dipendenti dello Stato sembrerebbe che si vada in questa direzione, senza offesa per nessuno.

Il bello, o brutto fate voi, è che su questo dossier criticavano (i soliti) Marina Masoni già nella legislatura 1995/1999. Cavolo, ma sono passati vent’anni e ora – fra un po’ e probabilmente dopo le elezioni del 2019 – torneranno ancora a chiederci altri 300 (trecento) milioni di franchi per “risanare” questa voragine. Senza contare che con tutti questi anni di soldi pubblici “risanatori” (già 450 milioni di franchi nel 2012) la copertura di questa cassa pensioni senza fondo si aggira attorno al 65% (ma è legale?) mentre, per fare un solo esempio, quella delle FFS, con circa 27.000 dipendenti, ha da anni una copertura superiore al 100%. Ho capito che i dipendenti dell’amministrazione cantonale e “associati” votano, però tutto ha un limite e basta mettere le mani nelle tasche dei cittadini, basta!

Le FFS hanno introdotto il primato dei contributi (rendita in base a quanto uno ha realmente versato) più di dieci anni fa e tutti i dipendenti, per più di due anni, hanno contribuito mensilmente con un loro contributo a fondo perso (in base allo stipendio) e tutti zitti. Ora la cassa pensioni FFS è risanata e chi va in pensione (raramente prima dei 62 anni) non naviga di certo nell’oro. Questo va detto.

Da troppi anni lo Stato (i contribuenti di questo sfortunato Cantone) finanzia un sistema perverso, dove ricevi più di ciò che hai pagato, e questo non è giusto nei confronti di tutti gli altri e porta dritti dritti alla bancarotta. Non sono economista però due conti li so fare.
Possibile che quando c’è di mezzo un Governo e un Parlamento non si riesca mai a prendere decisioni “sensate” e pragmatiche per risolvere un problema che si trascina da anni e che ci costa un occhio della testa?

Poi ci sono quelli che vorrebbero dare soldi a tutti e tutto ben sapendo che saranno i “soliti tutti” a pagare. Questa, scusate, è pura ipocrisia politica. Il concetto politico destra/sinistra a me non interessa più da tempo, costato però che la cosiddetta “sinistra” sta prendendo sonore batoste in tutta Europa (vedi Germania, Francia, Italia, ecc.) e ci sarà un perché. In Ticino se ne sono accorti? Insomma, non vorrei dare ragione a N. G. Davila, però siamo arrivati ad un punto dove la sopportazione del cittadino medio contribuente non regge più.

Ora, da quanto leggo sui quotidiani, si parla di affrontare in toto la questione (cassa pensione dei dipendenti dello Stato (chi è lo Stato?) non prima del 2020, ma se intuisco che nel 2019 si terranno le elezioni cantonali allora comincio a pensare male e la mia fiducia in questa politica va a farsi benedire, come si suol dire. Ho capito che i dipendenti dello Stato e i loro familiari votano …, ma se in 6/7 anni devo chiedere al Parlamento quasi 800 milioni di franchi, che poi pagheranno i contribuenti (mai dimenticare!), allora stiamo difendendo i privilegi di “pochi” ma con i soldi di tutti e questa non è democrazia, anzi.

A titolo di statistica ricordo che il 7 novembre 2012 le ennesime misure di risanamento (?) per la cassa pensioni dei dipendenti dello Stato furono accettate da 52 deputati, 12 i contrari (Lega e MpS) e 7 le astensioni. E adesso?

Donatello Poggi
già deputato in Gran Consiglio

Articolo pubblicato come Opinione nel CdT