Helvetia Christiana replica sdegnata a Lorenzo Quadri: “Noi non siamo una setta!”

Dopo parecchi giorni di meditazione Helvetia Christiana ha deciso di rispondere all’on. Lorenzo Quadri, municipale di Lugano, consigliere nazionale e direttore del Mattino. La risposta a Quadri è circostanziata e dotta. Ci è pervenuta questa sera e integralmente la pubblichiamo. Con ogni prababilità i contendenti non si smuoveranno di un millimetro dalle loro posizioni. A Quadri diciamo: “Non capiamo perché ti sei scaldato tanto. Il tuo articolo era inutilmente offensivo”.

Al presidente Giglio invece diremmo: “Nella chiesa cattolica non c’è alcuno spazio, oggi, per certe posizioni rigorosamente fedeli alle verità tradizionali. La chiesa cerca la sua salvezza nel ‘politicamente corretto’, rincorrendo la dottrina del mondo e blandendo i suoi stessi avversari. La salvezza? Non la troverà, naturalmente”.

Oggi è cominciato, un po’ in sordina, il Gay Pride. Culminerà sabato nella spettacolare parata.

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Risposta a Quadri

Helvetia Christiana  I media ticinesi hanno dato ampia diffusione alle dichiarazioni dell’on. Lorenzo Quadri riguardanti l’Associazione Helvetia Christiana. Tali dichiarazioni venivano ad avallare la decisione del Municipio di Lugano di negare l’autorizzazione a Helvetia Christiana di pregare un Santo Rosario in pubblico. Il municipale non si è limitato a spalleggiare i suoi colleghi. Egli si è anche lasciato andare a pesanti, quanto infondate, critiche a Helvetia Christiana. Essendo il caso adesso al vaglio del Consiglio di Stato, avevamo deciso di non rispondere. Su richiesta, però, di autorevoli giornali del Cantone, lo facciamo ora con questo breve comunicato.

Non possiamo sfuggire all’impressione che l’on. Quadri stia parlando di cose che semplicemente non conosce, a cominciare dall’accusa di “setta” rivolta nei confronti di Helvetia Christiana.

L’accusa di “setta” è la peggiore che si possa fare a un’Associazione che si pregia d’essere cattolicamente ispirata e i cui membri sono tutti cattolici praticanti. Nessuno può sollevare tale accusa senza esporne i motivi e, soprattutto, senza presentarne le prove. In assenza di queste, si sta ledendo gravemente la giustizia, per non parlare della carità.

Si può diventare setta sia per eresia che per scisma. Il Canone 751 così definisce i termini: “Vien detta eresia, l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti.

La definizione è, quindi, essenzialmente religiosa, campo totalmente fuori dalla portata di un consigliere municipale. A meno che egli non voglia comportarsi come un inquisitore, passando a legiferare anche sulle credenze religiose dei cittadini. Se l’on. Quadri vuole accusare Helvetia Christiana di eresia, lo preghiamo di indicare quale dottrina – di fede divina, come recita il canone summenzionato – contenuta in uno dei documenti dell’Associazione sia contraria al supremo Magistero della Chiesa cattolica. In assenza di una tale specificazione, siamo di fronte ad una mera opinione gratuita. Quod gratis asseritur, gratis negatur.

Forse, sentendo la debolezza della sua posizione, il municipale ha ben pensato di citare un testo, senza indicare la fonte, su un’immaginaria “condanna” della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB) nei confronti dell’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà di quel paese.

L’on. Quadri ovviamente non ha studiato il Diritto Canonico e non sa che una Conferenza Episcopale non possiede alcun potere di sorveglianza e, quindi, nemmeno alcun potere di emanare ‘condanne’ o ‘censure’. Tale potere appartiene ai vescovi nelle loro Diocesi e al Romano Pontefice nella Chiesa universale. Basare, dunque, l’accusa su una ‘condanna’ della CNBB è semplicemente assurdo.

Più della propria ignoranza del Diritto Canonico, l’on. Quadri sfoggia, tuttavia, incompetenza della storia. Infatti, tale testo – presentato come comunicato stampa – fu all’epoca contestato da una ‘Nota’ pubblicata dalla TFP brasiliana. Dopo aver riaffermato la sottomissione della TFP alle autorità ecclesiastiche in rebus Fidei et morum, la ‘Nota’ chiedeva rispettosamente alle loro eccellenze di indicare una sola idea o un solo atto dell’Associazione che potesse dar fondamento alle gravi accuse del comunicato stampa. Incapace di presentare la benché minima evidenza, la Conferenza Episcopale del Brasile scelse di chiudersi in uno silenzio scomodo, che ormai dura da trentatré anni…

Il rispetto alle autorità religiose brasiliane portò la TFP a preparare una risposta più esauriente a complemento della ‘Nota’. Cosa che fece in tre documenti, sottomessi poi al vaglio – con esito positivo – da alte autorità in ambito canonico: Gustavo Antonio Solimeo e Luis Sergio Solimeo, “Analyse par la TFP bresilienne d’une prise de position de la CNBB sur la TFP” (Paris, 1989); Paulo Corrêa de Brito Filho, “Nota da CNBB sobre a TFP brasileira: afirmações carentes de realidade, apreciações unilaterais e apaixonadas” (São Paulo, 1991); Gustavo Antonio Solimeo, “A posição da TFP diante do Direito Canônico” (São Paulo, 1991).

Evidentemente, l’on. Quadri non conosce questi documenti. Dunque, non possiamo sfuggire all’impressione di una certa superficialità. Secondo la morale cattolica, non è lecito accettare come veraci aprioristicamente, cioè senza aver sentito prima l’altra parte, delle accuse che vadano a toccare l’onore d’una persona o d’una istituzione. È il classico principio del diritto romano audiatur et altera pars (sia sentita l’altra parte). Ora, ci sembra che questo principio fondamentale della morale e del diritto non sia stato preso in considerazione dall’on. Lorenzo Quadri. Oltre che di fronte a un possibile reato di diffamazione, qui ci troviamo nell’ambito della materia morale grave, contemplata non solo dal Catechismo della Chiesa Cattolica ma anche dallo stesso Codice di Diritto Canonico.

Perché il municipale di Lugano non si è preso la fatica di controllare se tali accuse fossero già tate confutate? Era, infatti, un suo preciso dovere legale e anche morale. Le risposte della TFP brasiliana furono così esaurienti, che nessuno in Brasile osò più sollevare la questione. Perché disseppellire una tale ‘mummia’ oggi in Svizzera?

La comunione del prof. Plinio Corrêa de Oliveira con le autorità ecclesiastiche può essere misurata, per esempio, dal fatto che il suo ultimo libro “Nobiltà ed elite tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII” (1995), ebbe la Prefazione di ben cinque Signori Cardinali, tre di essi della Curia Romana.

HELVETIA CHRISTIANA