Venezia, l’Opera dell’Artista Gigi Bon, “Magia di San Marco”, difesa di Giustizia e Bellezza

Scrigno del Vangelo, ὀ Εὐάγγελος, l’Evangelario “Magia di San Marco” pare custodire la Buona Novella con la difesa dell’estrema bellezza.

Nell’opulenza dell’oro di Bisanzio, l’Artista Gigi Bon ha fuso, unendo la maestria all’ispirazione, la sacralità del Tetramorfo con la simbologia del Rinoceronte, leitmotiv di alchemica possanza, privilegiata presenza nelle Opere dell’artista. I santi vegliano con severa grazia la preziosa cornice: combattenti, impugnano una spada argentea, e come gli ultimi combattenti di Costantinopoli al cospetto dell’ineluttabile invasione turca, essi, paladini in bizantine sembianti, oppongono resistenza contro l’egual ferocia attuata da una società distruttiva ormai priva della propria memoria storica, portante e dorsale, disossata e dissacrata sino al parossismo. La Religione Cristiana ritorna così adombrata d’un messaggio di forza e saggezza esotica, in un redivivo Alto Medioevo portatore di sapienza e sacralità.
Al centro dell’Evangelario, l’arcangelo Michele, protettore di Coloro che ancor oggi resistono, con grazia e giustizia, alla conflagrazione sociale dei distruttori, protettore un tempo degli ultimi Imperatori di Costantinopoli, omonomi a lui consacrati, alza il palmo destro con gesto benedicente, allo stesso tempo impugnando nella mano sinistra anch’egli una spada, della quale tuttavia non è dato scorgere la fine della lama, nascosta, come il viso del Santo, da una foglia di marmo antico, cielo d’opale e madreperla in una cosmologia d’oro trapunta di stelle petrose e variopinte.

L’Evangelario di San Michele, “Magia di San marco” Opera dell’Artista Gigi Bon. Venezia, San Marco.

La difesa e il volto della giustizia non sono dati a sapere, ma sono. Persistenti e immanenti, permangono nell’essenza della Storia, dalla quale i giusti, come racconta la Buona Novella, sortiranno vincitori.
Estremo baluardo di cristianità, fuggito al fuoco della ferocia dell’invasione, Venezia accolse i bizantini in fuga, inglobandone l’arte che fonde l’oro col mare, gli archi col cielo, nella Basilica di San Marco, cuore della Serenissima. E San Marco veglia, a destra dell’Arcangelo Michele, la Città da lui protetta, ove riposano le sue spoglie terrene, adempiendo al volere annunciatogli dall’angelo, Pax tibi, Marce…
Tre bronzei leoni marciani, fusi con saggezza, coadiuvano i santi nella difesa della Sapienza. Uno di questi dalle ali spezzate o appena accennate, è corroso dal tempo o dalla decadenza della società, eppure, resistente a essa, stende quell’ala visibile, a indicare il cielo eterno che sovrasta la bellezza terrena che fu.
Nell’Evangelario Magia di San Marco Gigi Bon coniuga alchimia e religione, splendore e decadenza, ideale e consapevolezza. E la cornice del Vangelo, bizantina e venetica al contempo, si pone custode dell’Arte, suggellandola nell’eterno.
Chantal Fantuzzi