Il Gay Pride si è svolto regolarmente a Lugano

La Parade dal Lac al Campo Marzio


Non volevo mancare e, tenendo fede all’impegno, ci sono andato.

Si sono radunati, dalle tre in poi, sulla piazza del Lac. Sempre più numerosi, indubbiamente alcune migliaia (7000 secondo la Rsi). Tutti molto tranquilli (me l’aspettavo), pochi travestimenti, scarsa provocazione (per un giornalista, a ben pensarci, è un peccato).

Incontro una signora, che conosco, con sua figlia, che è stata mia alunna. Ci facciamo festa e parliamo a lungo: dei problemi di “genere”, di politica, di storia, di repressione, di secoli bui, di Inquisizione. Loro ne sanno più di me ma io posso sempre studiare, migliorare. Poi le perdo, nel gorgo della massa variopinta, dominante è il simbolico arcobaleno. M’imbatto nell’amico Alfonso Tuor. “Ti ho beccato!” gli dico celiando. Si schermisce e nega, ridendo.

Alle quattro la Parade prende avvio. Per puro dispetto del Cielo (possibile?) incomincia a piovere; dapprima poche stille, poi più fitto. La Parade non si scoraggia e procede compatta. Dietro agli striscioni alcuni gruppi portano una specie di divisa. Noto il logo “UBS Pride Switzerland” e il logo “la Posta” (gigante giallo). Sulla piazza del LAC c’era anche il Turba di Carlotta Zarattini e Guido Tognola, con il motto “Lasciati Turba-re”.

Alla piazza Battaglini il nostro contatto si scioglie. Piove sempre. I marciatori imperterriti procedono verso il Municipio, la rivetta Tell e il Palacongressi. Il viale Cattaneo li porterà al Liceo, poi al fiume. Oltre il fiume li attende il Village.

La Perla del Ceresio ha vissuto il suo primo Pride. Tutto regolare. Nessun morto e nessun ferito.