Il Rinascimento tra Germania e Italia nella mostra di Dürer – di Cristina T. Chiochia

Ci sono mostre in cui le distanze si annullano. E la storia pare quasi non esistere più. La storia diventa una visione. E sono quelle mostre dove le emozioni prendono il sopravvento perchè costruiscono ponti ed itinerari, magiche architetture dove l’arte è riuscita a prevenire barriere o muri e cementare alleanze e cooperazioni internazionali. Ne è un bell’esempio la mostra su “Dürer e il rinascimento tra Germania e Italia” nella cornice unica di Palazzo Reale a Milano, che chiuderà il 24 Giugno. Ancora pochi giorni per ammirarne i capolavori in un’ottica di comprensione Europea sempre più allargata tra cultura prevalentemente tedesca ed italiana. Una mostra fortemente voluta dal Comune di Milano grazie al suo impagabile Assessore alla Cultura, e il 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE con la cura e gli interventi anche video ad inizio percorso e in audioguida, durante, di Bernard Aikema. Da segnalare anche la collaborazione di Andrew John Martin . Una sede museale, quella di Palazzo Reale, che esemplifica molto bene il trend in Italia, di una nazione che ultimamente in modo particolare a Milano dopo Expo, crocevia di culture, sta allargando sempre più l’orizzonte su queste tematiche. La vicinanza geografica è quindi una occasione ghiotta per ammirare queste 130 opere tra pittura disegno e grafica, tutte realizzate allo Zenith di quello che viene definito il Rinascimento “tedesco”.

Un viaggio che il comunicato stampa giustamente definisce “viaggio Europeo nei più prestigiosi musei tedeschi, olandesi, inglesi, spagnoli, portoghesi e italiani, per conoscere a fondo quella età aurea della storia dell’arte che ancora oggi è considerata un epigono irripetibile”. Una grande mostra e un progetto originale che raccontano ” […]l’apice del Rinascimento tedesco nel suo momento di massimo fulgore e di grande apertura verso l’Europa, grazie a un’importante selezione di opere di Albrecht Dürer (1471 – 1528) e di alcuni grandi artisti tedeschi e italiani suoi contemporanei”.

Albrecht Dürer e il suo carattere innovativo. Non una mostra convenzionale o monografica tradizionale. Una mostra che è anche un percorso emozionale su interrogativi sull’arte e su cosa sia la bellezza, sebbene applicabile a molte cose e se la si vuole applicare nelle opere pittoriche, in quell’arte che sa cogliere, da vicino e da lontano, cosa sia. Ambizione e spessore in questa mostra. Allo stesso tempo non seguendo una trama cronologica, il visitatore segue una traccia tematica, non solo sul significato della forma umana ma anche il suo significato nello spazio. Una geografia artistica dell’arte. E l’artista scelto si presta a questo viaggio. Il cuore della mostra è infatti su questo, sulle arti applicate dall’artista in varie categorie e altri artisti a lui contemporanei: pittura, disegno e grafica in continuo dialogo con le sue opere più famose come il Gesù tra i Dottori o la celebre La Melanconia con un taglio spaziale sulle città. Norimberga, Augusta e Venezia, Milano, Bologna.Uno specchio di una grande realtà europea, il tema vero della mostra.

Capolavori tedeschi e italiani rinascimentali, come cambi paradigmatici, di un sapere, dunque, alcuni per la prima volta in Italia, di Lucas Cranach e di Albrecht Altdorfer o di Hans Baldung Grien e Hans Burgkmair senza dimenticare Martin Schongauer in dialogo con altri italiani tra cui opere di Tiziano, Giorgione con il suo splendido “Ritratto di Vecchia”, Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci con il celebre “San Gerolamo”, Giovanni Bellini e Andrea Solario. “Istanze artistiche”, come le chiama la mostra, tra nord e sud d’Europa dove al sapiente suo della prospettiva si affiancano scoperte tecniche e tecnologia che hanno portato a quei cambiamenti di paradigma che hanno fatto di quegli anni il vero rinascimento delle arti. Un modello di lettura per una idea nuova di Rinascimento? Chissà.

Da segnalare che anche se a fine mostra e quindi, in ottemperanza delle condizioni che disciplinano l’esposizione delle opere su carta, alcuni disegni sono rientrati nella loro sede di origine (giustamente per garantire la corretta fruizione e avere completa visione dei confronti tra le opere all’interno del percorso espositivo), ma le opere sono state comunque sostituite da riproduzioni in scala originale e si possono quindi ammirarne parallelismo e interessanti paragoni di realizzazione nell’itinerario.

Cristina T. Chiochia