G7 Canada: il delicato confronto con Trump

I colloqui al vertice del G7 sono appena iniziati ma è già chiaro che i partecipanti non riusciranno a smussare le dispute commerciali con gli Stati Uniti. L’atmosfera è piuttosto tesa a Ottawa. Emmanuel Macron e Donald Trump sembrano voler dimostrare che la complicità non è del tutto morta, ma a porte chiuse l’umore è cattivo.

Troppe le differenze con il presidente statunitense, differenze sulle quali esiste uno scontro con gli altri leader dei paesi ammessi al forum: l’ingresso della Russia nel summit del G8; i dazi commerciali sull’importazione decisi unilateralmente dall’amministrazione americana senza rispettare gli accori del WTO; l’uscita degli USA dall’accordo nucleare iraniano; la minaccia di Trump di ritirarsi anche dagli accordi di Parigi riguardanti le misure da applicare per combattere il riscaldamento globale.

La questione della richiesta ufficiale del presidente Trump di far partecipare nuovamente alle riunioni del G7 il presidente russo Vladimir Putin, è un suggerimento che è stato categoricamente respinto sia dal Canada che dagli altri leader europei, La Russia è stata espulsa quattro anni fa dal gruppo delle nazioni industrializzate per la violazione del diritto internazionale dovuta alla questione dell’annessione della Crimea.

Trump ha sostenuto con i giornalisti che “potrebbe non essere politicamente corretto, ma abbiamo un mondo da gestire. Dovrebbero lasciare entrare la Russia, perché dovremmo avere la Russia al tavolo dei negoziati”.

Ma Putin ha fatto saper che ora è interessato ad altri formati. I legami con l’Asia e la Cina fanno volare l’interscambio commerciale russo. La SCO, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, organismo intergovernativo voluto da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, India e Pakistan, rischia reggere pienamente il confronto con il G7. Inoltre la promessa di Trump in campagna elettorale di migliorare i rapporti con la Russia deve dare seguito a dei veri negoziati e il primo passo spetterebbe proprio al presidente americano.

Esperti russi in Canada oltretutto dicono che ci sarebbero più svantaggi che vantaggi nel permettere alla Russia di ricongiungersi al gruppo. Piotr Dutkiewicz, professore esperto di relazioni internazionali della Carleton University di Ottawa, ha affermato che nessuna questione globale può essere discussa con efficacia oggi senza la Cina al tavolo. Meglio avere un canale di comunicazione stabile e aperto che affrontare l’ignoto. Il ritorno della Russia confermerebbe il cattivo comportamento di Putin e danneggerebbe la reputazione dei leader del G7.

La pensa diversamente anche Aurel Braun, professore alla Munk School of Global Affairs di Toronto, il quale ha detto che la Russia è stata espulsa per ottime ragioni ed è difficile vedere per il solo gusto del dialogo di sviluppare “una sorta di amnesia”.

È un G7 dunque senz’altro complicato, basato sulle varie divergenze tra gli USA e l’Europa insieme al Canada, che probabilmente si concluderà senza nemmeno un comunicato congiunto finale di tutti i paesi coinvolti, come era consuetudine fare.

È un Trump aggressivo quello che si è visto arrivare in Canada, che lascia intendere che proseguirà anche da solo per la sua strada, minacciando anche i suoi alleati che se non cederanno ai dazi commerciali imposti se ne vedranno aggiungere degli altri, gettando il mondo nella spirale della temuta guerra commerciale.

In più Trump ha annunciato che lascerà questo G7 a metà dei lavori per un qualcosa che lo attira molto di più, ovvero l’incontro faccia a faccia con il leader nord coreano. Uno sgarbo che in tantissimi anni non si era mai visto in un forum delle maggiori economie mondiali.

Esiste dunque la possibilità che rimarranno in 6. La lista delle controversie è lunga e Trump viene accusato in larga maggioranza di mettere in discussione l’ordine mondiale internazionale basato su delle regole.

L’Unione Europea vuole mantenere il dialogo senza però dover negoziare con una “Colt on the head”, e la cancelliera tedesca Angela Merkel, in questo summit non vuole fingere che tutto vada bene. È possibile che emergerà la volontà degli altri sei partecipanti al vertice di firmare il loro accordo su dei “valori” senza gli Stati Uniti.