“Questo progetto era sbagliato” – Anna Lauwaert sul Parco del Locarnese, caduto ieri in votazione – Intervista

Anna Lauwaerts è un’alpinista e scrittrice che ha recentemente pubblicato alcuni articoli su Ticinolive. Ieri 10 giugno si è ritrovata dalla parte dei vincitori, sul contestato Parco. Le abbiamo chiesto di commentare il voto e l’abbiamo intervistata.

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Francesco De Maria  È soddisfatta del risultato?

Anna Lauwaert  Sì, soprattutto perché è unanime, non c’è solo 1 comune cattivo del No contro il quale scaricare tutte le ire, ma è un parere generale, quindi se tutti sono dello stesso parere, questo progetto era sbagliato.

Perché il popolo ha preso una buona decisione?

Perché il popolo è stato prudente con le ambiguità:

– votare su un “Parco Nazionale” che non è “nazionale” ma “transfrontaliero”

– un “accordo con l’Italia” che non è un “accordo” ma una “intesa tecnica” per eventualmente redigere un “accordo” più tardi, del quale non si sa che cosa comporterà  e che si può disdire con un preavviso di 6 mesi? È veramente firmare un assegno in bianco.

– Un “Parco” comporta dei divieti, ma con tutte le “deroghe” promesse che Parco è?

– La cartina del Parco è tracciata con un grosso pennarello che rende  i confini poco chiari e che sono poi stati modificati allorché il materiale di voto era già arrivato…

– La terza fase tra 5 anni con lo studio Allievi sulla mobilità con pedonalizzazione di piazze, soppressione di posteggi, posteggi a pagamento(?) ecc.

– Questa faccenda dimostra che il popolo deve informarsi sui trattati internazionali che la Confederazione firma, tra cui la Convenzione di Praga sul Re wilding ed i grandi predatori o il Protocollo di Kioto: alberi contro inquinamento, etc.

Chi erano i fautori del No e come erano organizzati?

Non faccio parte del gruppo; da quanto ne so, sono i cacciatori che hanno iniziato – da lungo tempo – a tirare il campanello d’allarme. Però era molto difficile reagire perché i testi “Carta del Parco”, studio Allievi, varie “ordinanze” ecc. sono decine di pagine non da leggere ma da spulciare. Un amico avvocato mi disse “sembra un contratto di assicurazione del quale non si leggono le clausole scritte in minuscolo” .

Tanto di cappello a coloro che, dopo la giornata di lavoro, hanno avuto la volontà di passare tutto al setaccio, ma anche alle loro famiglie che hanno condiviso mesi di tensioni.

Com’erano organizzati ?

Questo bisogna chiederlo a loro, da quanto ho capito… alla bell’e meglio, ognuno secondo le proprie possibilità, il ché merita ammirazione soprattutto perché chi osa dire No passa per il cattivo.

Lei si sente elettrice del partito… di quelli che votano sempre No?

Quando ero a scuola avevamo ogni settimana una “dissertazione” da scrivere : la docente ci dava una frase o un tema e si dovevano scrivere tutti i Sì e tutti i No e concludere con “il mio parere”.  Lo faccio ancora oggi, indipendentemente dal partito o proponente, provo di farmi la mia idea.

Quali ambienti e quali forze avevano il massimo interesse in un Si? E per quali fini?

– Se la Confederazione ha firmato dei trattati internazionali, deve anche applicarli il ché significa “naturalizzare” territorio.

– Le aziende il cui lavoro consiste in consulenze ambientali, pianificazione, progettazione, ecc. fanno il loro lavoro. Ci si ricordi, già nel 2001, lo studio Giacomazzi, che aveva il pregio di contare solo 31 pagini ed era chiaro ed alla portata di tutti i lettori. Idem per lo studio Allievi con le sue 43. Il compito dei progettisti è di redigere dei progetti non di vegliare sulla felicità dei cittadini. Idem per l’Ente turistico o l’Ente Regionale per lo sviluppo del Locarnese e Vallemaggia, ecc. È compito del cittadino di dire che è o non è d’accordo con le proposte. Va insistito sul fatto che la Svizzera è l’unico paese al mondo in cui il cittadino ha questa possibilità, anzi questo dovere.

Quali erano i difetti del progetto?

Le ambiguità, imprecisioni, contraddizioni ma anche una forma di impossibilità per i cittadini di esprimere il loro disaccordo durante le serate, l’atteggiamento della stampa, radio e tivù che hanno tutti fatto campagna per il Sì dando poco o niente spazio al No.

Inoltre, documenti importanti sono arrivati tardi come

Il “Pacchetto di ordinanze ambientali primavera 2018” del 16.I.18

o l’ “intesa tecnica” con l’Italia che è stata firmata a Berna e Roma il 14.V.18

Un “dettaglio” che al mio parere è molto importante: l’Ordinanza del 16.I18 dice al §3 “Rapporti con la legislazione europea: la compatibilità con il diritto europeo è garantita”

Questo di fatto significa che il diritto – in materia ambientale – della Confederazione è stato adeguato al diritto europeo ? il che significa che in pratica il diritto europeo si sarebbe applicato su tutto il territorio del Parco? Quid della sovranità? Questo va votato a livello regionale o federale? Il diavolo si nasconde nei dettagli.

Una cosa che mi è particolarmente dispiaciuta è “l’inganno” dei giovani, ragion per cui ho risposto loro. Molte persone del Si, si sono entusiasmate perché tutti noi siamo amanti della natura, però credo che poche persone hanno letto i testi.

Chi ha finanziato la campagna del Si?

Non lo so suppongo che “quelli del Parco” hanno finanziato la campagna del Sì

Chi ha finanziato la campagna del No?

Non lo so ma credo che molto è stato pagato dai simpatizzanti del No di tasca propria. Tutto il lavoro del No mi sembra basato sul volontariato, ognuno nei limiti delle proprie possibilità. Nel mio caso personale: sono anni che compero dei libri come quello di Guillaume Pitron “La guerre des métaux rares” che spiegano come veniamo ingannati dalle multinazionali e come un idea magnifica come il “bike sharing” in realtà pone il grosso problema della guerra per i metalli rari necessari alle nuove tecnologie, guerre che fanno fuggire “gli indigeni” che arrivano poi sui gommoni nei nostri paesi dove non abbiamo niente da offrire poiché le nuove tecnologie prendono posti di lavoro. Vedi solamente cosa succede con lo scanner che rimpiazza le cassiere nei supermercati… ed è in tutti i campi! Cioè da decenni compero libri che costano anche 50F… è un mio contributo. Sono 70 anni che faccio dei disegnini, le mie vignette per “sdrammatizzare” sono un mio contributo. Non appendere bandiere o striscioni per non attizzare le animosità è un mio contributo. Ma bisogna chiedere ai diretti interessati chi li ha finanziato.

Perché Ascona ha votato si?

Probabilmente perché Ascona è più “città” e quindi ha meno un’idea di che cosa significa vivere in una valle. Certo che ad Ascona nessuno si alza alle 5 per liberare la macchina dalla neve accumulata dallo spazzaneve, e nessuno sa che cosa vuol dire fare la doccia coi piedi in un catino per ricuperare l’acqua da dare all’orto durante una siccità. Ascona non doveva nemmeno esprimersi su un tema cosi estraneo alla sua quotidianità.

Adesso cosa accadrà?

Municipi, patriziati, ecc hanno fatto campagna per il Sì e sono stati sconfessati dal popolo. Che cosa faranno? Daranno le dimissioni? Ma anche la stampa, radio e tivù? Dopo l’affare Billag… dopo il fallimento del GDP…  Da qui anche la necessità di “nuovi” media più indipendenti ed obiettivi.

Nel nostro piccolo viviamo la profonda crisi che esiste in tutta l’Europa: la spaccatura, il contrasto tra “élites” e popolo. Che sia la Brexit, gli indipendentisti catalani e baschi, la ribellione dei 4 di Visegrad raggiunti dall’Austria, le elezioni in Italia ed in generale il popolo populista che dice No alle “élite” …

Il signor Erdogan minaccia l’Austria di guerra di religione, in Francia si paragona  la situazione alla vigilia della Rivoluzione del 1789, altri parlano di similitudine con gli anni 1935… Senza contare certi specialisti come James Rickards che nel suo libro “The road to ruin” ci annuncia una crisi finanziaria mondiale devastante… con crollo delle banche e “bail in” per i risparmiatori…

In queste circostanze l’unica cosa che i Ticinesi posso fare, è stringere i ranghi. Le leggi esistono, come su caccia e pesca. Ci sono regolamenti comunali, ma manca la “guardia campestre” per farli rispettare. In tutti i paesi del mondo si devono chiedere e pagare dei permessi per tutto, come mai in Onsernone si può venire da ogni dove a fare kayak e campeggio selvaggio?

Contro lo spopolamento? Ticino Ticket per i vacanzieri? Prima i nostri e trasporti pubblici gratuiti per i residenti! Ci sono stati milioni per i progetti parco e perché non per diminuire le tasse degli abitanti nelle valli? Perché non ci sarebbero contributi per aiutare gli abitanti a mantenere il patrimonio culturale : restauro di edifici religiosi e storici, ma anche le case private che hanno bisogno di manutenzione continua.  È giusto che i proprietari delle case debbano pagare i danni arrecati alle facciate dal sale sparso d’inverno sulla strada cantonale? Ce n’è, e tanto!… Questa “crisi” ha fatto prendere coscienza su molti temi.

Tocca alla popolazione di lavorare insieme senza grandi parolone vuote, ma terre à terre col buon senso paesano e montanaro e con la consapevolezza che gli abitanti delle Valli sono “indigeni” di un parco.

Esclusiva di Ticinolive