Tutti quei vizi non appartengono tanto all’uomo, quanto all’uomo mal governato – di Nataliya Shtey Gilardoni

È una Chiesa aperta al mondo chiamata a servire l’uomo, a difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica. Non sono in gioco solo numeri, bensì persone, con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni. Queste persone, che sono fratelli e sorelle, hanno bisogno di una protezione continua e la condivisione della responsabilità a livello internazionale ispirandosi ai valori della giustizia, della solidarietà e della compassione ponendo maggiore attenzione ai bambini e alle famiglie indipendentemente dal loro status sociale.

La particolare posizione delle diversità culturali nelle democrazie occidentali si traduce nel tentativo di riconoscimento della pari dignità degli individui e allo stesso tempo alla possibilità di non rinnegare la propria origine etnoculturale. A volte ci scontriamo con situazioni drammatiche quando il rispetto e l’apprezzamento dei valori di cui siamo portatori non sempre incontrano accoglienza vera e le legittime aspettative si scontrano con situazioni complesse e difficoltà che sembrano a volte insuperabili.

Uno dei problemi fondamentali della società multiculturale è quello di fare in modo che tutti gli individui possano godere di pari diritti, rispetto reciproco e dignità. Ad oggi il modello dominante in questo senso è proprio quello occidentale, incentrato sul liberalismo economico, con le sue sfumature degenerate che paradossalmente conducono alla mercificazione e alla logica di omogeneizzazione culturale in chiave consumistica. Siamo complici di una società dalle fondamenta instabili, una società priva d’identità ed estremamente volubile al richiamo del dolce canto del potere.

Vi è così il rischio di stipulare un Contratto Sociale di tipo rousseauiano degenerato, quello dell’importanza delle istituzioni politiche, in cui Jean-Jacques Rousseau si accorge che alcuni dei vizi da lui analizzati per l’uomo sociale in realtà appartengono all’uomo mal governato; di conseguenza per il bene collettivo oltre ad una parte di libertà individuale si rinuncia anche a buona parte dell’identità culturale. Il punto chiave di questo passaggio è nell’introduzione al Narcisse: “essi hanno intravisto il male, e io ne svelo le cause, e dimostro soprattutto una cosa assai consolante e utile, mostrando che tutti questi vizi non appartengono tanto all’uomo, quanto all’uomo mal governato.”

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Ma nonostante la Dichiarazione universale dei diritti umani firmata a Parigi il 10 dicembre 1948 ci lasciamo travolgere dal vento del trasformismo della realtà mascherata, all’interno della quale noi siamo goffi burattini in mano al demoniaco burattinaio. Così sulla base di fondate ragioni bisogna porsi il problema del governare visto che un popolo sarà ciò che il suo governo lo farà essere.

Nataliya Shtey Gilardoni