Tutti al capezzale di Lugano Airport. Ognuno dice la sua. Il competente parere di Dario Kessel

Ci limitiamo a sottolineare come Kessel non si immischi nella bega politica (seggi nel Consiglio d’amministrazione, posizioni partitiche, rimpiazzo del presidente dimissionario, manuale Cencelli eccetera) bensì mantenga il suo discorso su un piano rigorosamente tecnico-commerciale.

Da parte nostra osserviamo che anche i più recenti sviluppi possono essere brevemente riassunti così: tutto si può fare purché Pantalone paghi. Ma questa è una verità fondamentale che conosciamo da moltissimi anni. Non l’abbiamo imparata all’Università!

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Da quando l’aeroporto di Lugano é passato da aerodromo ad aeroporto sono iniziati i problemi finanziari. Non che prima fossero solo rose e fiori, ma i problemi erano contenibili entro limiti politicamente ed economicamente sostenibili, inoltre non esisteva la Lugano Airport SA e le decisioni venivano prese dal Municipio.

Con l’arrivo dei voli di linea tutto si è complicato a seguito delle numerose regolamentazioni nazionali ed internazionali applicabili a questo genere di traffico. Solamente negli anni “d’oro” della Crossair ci fu un periodo “contabilmente” tranquillo, ma questo periodo terminò con la liberazione dello spazio aereo attorno a noi, ovvero da quando non era più necessario per Crossair portare i passeggeri da Zurigo a Lugano per poi farli proseguire per Venezia, Firenze ecc. in modo da non dover cedere la reciprocità di questi voli ad Alitalia; passando dunque da Lugano il collegamento Zurigo – Venezia e Zurigo – Firenze diventavano dei voli regionali e la reciprocità sarebbe andata ad una compagnia regionale italiana, che all’epoca in Italia non esisteva. In pratica allora i passeggeri erano quasi 400’000 poiché si contava l’arrivo da Zurigo e la partenza per l’Italia (Firenze, Venezia ecc.) dei passeggeri in transito! I passeggeri veramente (e non quelli in transito) originanti da Lugano non sono mai stati più di 200’000. Oggi ne contiamo 170’000! Dunque il problema finanziario sarebbe sostenibile a partire da 4-500’000 passeggeri, ma sicuramente non da 200’000! Non necessitano grandi studi basta guardare indietro. Infatti quando c’era il “trucchetto” dei transiti i passeggeri che partivano da Lugano, contando appunto anche quelli in transito da Zurigo, erano 400’000 ed erano sufficienti a garantire l’autofinanziamento economico dell’aeroporto, con le tasse d’imbarco che pagavano, e con le tasse che generavano gli aerei per atterrare e ripartire da Lugano, anziché volare dritti da Zurigo. Va ricordato che anche le strutture aeroportuali allora erano modeste e quantomeno sufficienti a gestire 400’000 passeggeri! Oggi si vuole rifare tutto per gestirne solamente la metà, sperando di attirare passeggeri per le belle strutture aeroportuali. Ma al passeggero interessa volare e rimanere il meno possibile in aeroporto a perdere tempo!

Perché non si riesce a generare più traffico da Lugano ? Il bacino dal quale attingere possibili passeggeri é rappresentato dal Ticino e da una minima parte della regione Insubrica, per un totale di circa 1’000’000 di persone. Anche considerando che il 30% di queste persone potrebbero essere potenziali clienti di Lugano Airport, la cifra di passeggeri arriverebbe solamente a 300’000, sempre insufficienti a tenere in piedi una struttura come la intende oggi la direzione LASA.

Un altro fattore che limita il traffico su Lugano è il sistema di avvicinamento strumentale (n.d.r per poter volare con il brutto tempo come in queste settimane!) che non permette agli aerei di linea attualmente in servizio, di scendere al di sotto di 650 metri di quota (il monte San Salvatore è alto 900 metri) durante la fase di avvicinamento alla pista per atterrare.

Il mio modestissimo parere sarebbe quello di pensare seriamente ad ammodernare questo sistema di avvicinamento onde garantire agli aerei di arrivare con ogni tempo e dunque evitare le continue cancellazioni che fanno perdere i voli in coincidenza a Zurigo. La possibilità di implementare un sistema basato sui satelliti (GNSS) esiste già da alcuni anni e aeroporti come Berna, Altenrhein, Sion, La Chaux de Fonds ecc . se ne stanno dotando. Lugano Airport, invece, continua a parlare di investire in aviorimesse, in aerostazioni faraoniche (70 milioni di franchi) con spazi commerciali e parcheggi per centinaia di automobili! Ma nessuno pensa a far sì che gli aerei possano arrivare regolarmente! Prima di creare una stazione di rifornimento in mezzo al deserto serve la strada! Un esempio che dimostra la verità delle mie asserzioni è data dall’aeroporto di Sion, dove l’aerostazione fu ingrandita per accogliere i voli di linea promessi da Crossair, ma mai iniziati a seguito dell’avvicinamento strumentale inadatto e simile a quello odierno di Lugano. Sion ha speso oltre 10 milioni per realizzare un’aerostazione che non è mai stata utilizzata e da anni è come una “cattedrale nel deserto”. Sion cerca ora di porre rimedio al problema implementando un sistema di avvicinamento GNSS che permetterebbe agli aerei di raggiungere la pista anche in caso di brutto tempo.

Non nascondo che anche la pista avrebbe bisogno di qualche metro in più per garantirne la sicurezza, ma anche la pista lunga serve a poco se poi gli aerei non riescono ad avvicinarsi per via del tempo brutto!

Dunque sarebbe il caso di ripensare le strategie di investimento e di smetterla di credere nel Gesù Bambino e dare la colpa dei passeggeri mancanti agli altri! Di commissionare studi su studi a gente che non conosce la realtà del Ticino! Di dire e ripetere che l’aeroporto è importante per le industrie eccetera eccetera.

Da ultimo mi fa sorridere il fatto di voler chiedere ai privati di intervenire per garantire il finanziamento delle perdite milionarie create dalla gestione allegra dell’aeroporto. Ma quale privato investe i propri soldi in un’azienda costantemente in perdita e con la maggioranza dell’azionariato nelle mani di coloro che fino ad oggi hanno saputo creare solamente buchi finanziari? Chi i soldi li ha guadagnati non li butta in un affare simile; ci si potrebbe, invece, chiedere se esista un privato disposto a rilevare la struttura e gestirla in modo manageriale, forse allora finalmente l’aeroporto potrebbe continuare ad esistere ed il “pantalone” non dovrebbe più ricapitalizzare ad intervalli di tre ann!

Nessuno nega l’importanza dell’aeroporto, ma non a tutti i costi!

Dario Kessel