Assemblea OMS: gli USA ricattano altri paesi per proteggere gli interessi economici dei produttori del latte in polvere

L’amministrazione Trump è nuovamente al centro delle polemiche dopo che il New York Times ha pubblicato un articolo in cui diversi testimoni hanno raccontato dell’atteggiamento prepotente e ricattatorio degli Stati Uniti in occasione dell’ultimo incontro dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Nel corso dell’assemblea annuale, a cui hanno partecipato 193 paesi, l’OMS ha presentato una risoluzione per promuovere l’allattamento al seno nel mondo. Secondo numerose ricerche scientifiche infatti, il latte materno è molto più salutare per il neonato rispetto a quello in polvere. La mozione mirava a salvaguardare soprattutto la salute e la vita dei bambini nati nelle aree più povere del mondo dove l’acqua, con cui si diluisce il latte in polvere, è spesso inquinata e può contenere sostanze nocive potenzialmente mortali. Secondo una ricerca pubblicata nel 2016 su “Lancet”, la vita di circa 800mila bambini potrebbe essere salvata ogni anno con l’allattamento al seno.

Visto l’elevato numero di evidenze empiriche, i partecipanti all’assemblea avevano dato per scontato che la mozione sarebbe stata approvata senza problemi. Per questo il tentativo degli Stati Uniti di ostacolarla è stata una sorpresa per tutti. La delegazione americana aveva esplicitamente chiesto di modificare il testo della risoluzione togliendo il passaggio che invitava i governi a “proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento al seno” ma soprattutto quello che chiedeva di ridurre la promozione del latte in polvere. È forte il sospetto che dietro a questo tipo di modifiche ci sia la protezione di interessi commerciali dei grandi produttori americani di latte artificiale.

Le modifiche richieste tuttavia non sono state accettate e  a quel punto gli USA hanno usato maniere più forti ricattando apertamente alcuni piccoli paesi che dipendono in qualche modo dagli States. In particolare i rappresentanti ecuadoriani sono stati minacciati di restrizioni agli scambi commerciali tra i due paesi se non avessero appoggiato le modifiche proposte. Inoltre, come se non bastasse, la delegazione ha anche detto che avrebbe lasciato il nord dell’Ecuador senza l’assistenza militare americana, necessaria per gestire una zona particolarmente problematica a causa della criminalità organizzata.

Sono stati più di dodici i paesi che in modo anonimo hanno riportato esperienze simili al New York Times e altri hanno referito di un’ulteriore minaccia all’OMS: gli USA avrebbero detto che se la mozione fosse passata l’Organizzazione poteva smettere di contare sui fondi provenienti dagli Stati Uniti, che rappresentano una grande fetta del budget complessivo.

Il direttore del gruppo inglese Baby Milk Action, Patti Rundall ha commentato: “Eravamo sorpresi, sconcertati e anche rattristati. Quello che è successo è stato l’equivalente di un ricatto, con gli Usa che tenevano il mondo in ostaggio e tentavano di rovesciare quasi 40 anni di consenso sul modo migliore di proteggere la salute dei neonati e dei bambini”.

Dal canto loro, gli americani si sono difesi dalle accuse negando di aver mai ricattato l’Ecuador. Un funzionario del dipartimento della salute e dei servizi alla persona degli USA (che ha preferito rimanere anonimo) ha dichiarato che le donne “devono poter scegliere e avere accesso ad alternative per prendersi cura della salute dei propri bambini, e non essere discriminate per il modo in cui possono farlo”.