Germania: la leader di una cellula terroristica neonazista condannata all’ergastolo.

Si è concluso oggi il processo durato 5 anni di Beate Zschaepe, leader del gruppo terroristico neonazista Nationalsozialistischer Untergrund (Nsu) ovvero Clandestinità Nazionalsocialista.

Il gruppo, attivo tra il 1997 e il 2011 in Germania era stato fondato da Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt e si è macchiato di crimini gravi come l’omicidio di alcuni cittadini stranieri e di una poliziotta tedesca. Oltre ai fatti di sangue, il gruppo ha compiuto anche diverse rapine e due attentati. Sarebbe stata proprio una rapina a portare la polizia sulle tracce dei terroristi, dopo che i due fondatori del gruppo sono stati trovati morti in un autocaravan.  Gli investigatori avevano dichiarato che i due si sono tolti la vita dopo che una tentata rapina non è andata nel modo in cui speravano e temevano di essere scoperti. Il giorno stesso, la criminale Beate Zschaepe ha dato fuoco all’appartamento dove viveva coi due uomini.

Le indagini sugli omicidi sono durate tanto e ci sono voluti anni perché la polizia e il servizio di intelligence tedeschi si rendessero conto che si trattava di omicidi guidati dalle ideologie dell’estrema destra. A lungo si è indagato su possibili casi di violenza tra immigrati, inoltre numerosi errori commessi dalle autorità hanno rallentato le indagini.

Beate Zschaepe è stata condannata all’ergastolo  con l’accusa di aver commesso 10 omicidi a sfondo razziale di cittadini turchi e greci, 15 rapine e due attentati a Colonia che hanno provocato diversi feriti, nel 2001 e nel 2004. Oltre a lei altre quattro persone sono stati condannate per aver agito assieme alla cellula terroristica. Tra loro Ralf Wohlleben, 10 anni di condanna per aver procurato armi alla Nsu, ma anche Carsten Schultze, André Eminger e Holger Gerlach.

I legali della donna hanno continuato a ripetere che la donna non si è macchiata personalmente dei delitti ma secondo i giudici ha senz’altro “a suo modo collaborato e coguidato” la cellula terroristica. Delle accuse a lei mosse, ha ammesso che era a conoscenza delle rapine e che ha incendiato l’appartamento dopo la morte dei due uomini ma ha anche aggiunto: “Vi prego, non giudicatemi in rappresentanza di qualcosa che non ho voluto, né commesso”.