Trump-Putin : meeting storico o solo marketing? – di Vittorio Volpi

Vale la pena per riflettere sul risultato del Summit di Helsinki  di leggere  ciò che i media ci filtrano sull’incontro fra i leader delle due maggiori potenze nucleari.

Vediamone alcuni:

  • Il New York Times : ”Trump with Putin attacks 2008 Intelligence”.   Secondo la testata sempre in prima linea nel criticare Trump, l’incontro è “sovversivo” e “vergognoso”.

I “due compari” si sono aiutati per togliersi dall’imbarazzo dalle accuse americane che la “Russia ha interferito nelle elezioni danneggiando Hillary Clinton a vantaggio di Donald Trump”.

Alcuni addirittura sostengono, negli editoriali,  che Trump sarebbe passibile di “alto tradimento”.

  • Secondo il Financial Times : “Trump difende Putin” dalle possibili interferenze nelle elezioni politiche americane.  Confrontato da un giornalista se crede di più a Putin che ai suoi dell’intelligence, Trump ha risposto che non ha motivi per non credere in ciò che dice Putin.  Come fa di solito, Trump dà un colpo al cerchio ed uno alla botte.
  • Alla sera twitta che lui ha grande stima della sua Intelligence, ma è tardi: la frittata è fatta.
  • Dominique Moisi, fondatore dell’Ilfri, esperto di geopolitica, definisce il summit “più che un incontro di diplomazia, un incontro di marketing.”  Sostiene Moisi che addirittura Putin teneva Trump “per le corna” fin dal 1987.
  •  La storia di uno scandalo sessuale di Trump a Mosca del quale Putin avrebbe le prove.   Inoltre,  Trump, secondo Moisi, andrebbe più d’accordo con leader autoritari che con le democrazie.
  •  In un’intervista preparativa del Summit, alla domanda chi è il peggior nemico degli Usa, avrebbe risposto “la UE”.
  • Secondo Trump,  L’Europa con le sue ingiuste pratiche commerciali succhierebbe il sangue all’America.  Usufruendo della Nato per difendersi, pagando poco e lasciando la maggioranza della spesa sulle spalle di Washington.  Moise sostiene anche che Trump ha di fatto accettato le tesi di Mosca sulla Siria  e non avrebbe ottenuto nulla sulla posizione nucleare dell’Iran. Anzi,  nella conferenza stampa non ha eccepito quando Putin ha affermato che” l’Iran è sotto controllo”: tutto il contrario di quello che Trump ha sostenuto negli ultimi mesi  rifiutandosi di onorare l’accordo nucleare già pronto per la firma.
  • Anche il  “Sole- 24 Ore” apre con un commento durissimo: “: Trump-Putin: il Russiagate è una farsa”

Potremmo continuare a lungo con i commenti negativi. Pochi riconoscono  che si siano anche raggiunti risultati positivi,  ma passati in secondo ordine;  per esempio sulla possibile proroga degli accordi nucleari.

L’incontro e la conclusione amichevole sono un passo in avanti per stemperare la cattiva relazione fra i due paesi. Una dei momenti peggiori del dopoguerra.

Purtroppo, bisogna dire che  oggi, i fatti veri, la politica utile  sono spesso subordinati all’animosita’ e  alla propaganda che falsifica. Come ha scritto  il commediografo francese  Jean  Anouilh : “La propaganda e’ una cosa facile , basta dire qualche cosa di enorme e ripeterlo spesso.”

E da questo punto di vista Putin ha un vantaggio incolmabile nei confronti del leader americano.  Non solo ha un grip sui media  che tutti conosciamo, ma ha a che fare con una cultura ben diversa dall’occidente. Guida  un Paese/Continente con  un livello di sviluppo democratico ben diverso.

Putin gode di una forte popolarità per aver ridato alla Russia l’orgoglio nazionale smarrito fra le fratture della implosione dell’Unione Sovietica. E, come scrive Guy Mettan :” Per un liberale occidentale l’assenza di Stato è un sogno. Per un russo un incubo. “E continua lo studioso ”La Libertà: per un russo significa assicurarsi che nessuna potenza straniera possa dirgli che cosa fare”. Diverse lunghezze d’onda…

Giuseppe Sarcina sul “Corriere della Sera” sostiene a ragione che al di là dell’Atlantico : “gli Stati Uniti saranno pure un Paese democratico, ma con un sistema minato da una lotta politica senza scrupoli.”

Tenendo anche conto della spiccata personalità di Trump, il suo egocentrismo e l’eccessiva voglia di fare di testa sua, al suo ritorno a Washington non avrà un’accoglienza calorosa, malgrado abbia fatto un buon lavoro sia per avviare un dialogo con la Corea del Nord che nel “toccare il tempo” all’Europa sul commercio e sulla NATO, dovrà vedersela con i media ostili e sempre più aggressivi nei suoi confronti.

Al contrario, si può dire senza timore di sbagliarsi, che il Summit di Helsinki segna sul piano politico  molti punti a favore di Putin.

Vittorio Volpi