Ravenna splende nell’oro dei Mosaici e Galla Placidia, Giustiniano e Teodora ancora vegliano…

Ravenna. Ravenna assolata, splende nel sole d’agosto, nella calura estrema estiva. Ravenna la vinta, la presa dei barbari, Ravenna la Capitale Caduta, Ravenna la Risorta.

E’ la Ravenna degli ultimi sussulti imperiali, quella del giovane imperatore Onorio che accolse la notizia della caduta di Roma, quella della principessa imperale prigioniera, Gallia Placidia, moglie del barbaro Ataulfo e poi, liberata, di Costanzo III, ultimo combattente imperiale. E’ la Ravenna del canto del cigno, o forse già dell’alba di una nuova epoca: Ravenna risorta. Sì, poiché giunse Giustiniano, e restaurò l’Impero, con la ballerina al suo fianco, l’imperatrice Teodora, e i mosaici ripercorsero quel filo conduttore di splendore e oro sancito alla fine di un’epoca. E così s’aprì l’epopea dei Bizantini in Italia. Rimasero le ville romane tramutate in reggie dai sovrani barbari, come la villa di Teodorico e il di lui mausoleo, ma tralasciando la Guerra Greco Gotica, e le ostilità coi longobardi, Ravenna seppe brillare nell’epoca più buia, illuminando la fine dell’Impero della luce di un nuovo inizio.

Oggi Ravenna è patrimonio dell’Unesco, e le sue cinque più famose chiese sono visitabili con un biglietto comunlativo. Noi ve le mostriamo, invitandovi a fare altrettanto.

Battistero degli Ariani

San Silvestro, mosaico di Giustiniano

San Silvestro, Mosaico di Teodora

Galla Placidia, mausoleo (al suo interno riposa anche il di lei marito Costanzo III)

Galla Placidia, Mausoleo

San Vitale

San Vitale

San Vitale

Battistero Neoniano

Cappella di Sant’Andrea