USA: reintrodotte sanzioni severe contro l’Iran

Gli Stati Uniti hanno reintrodotto ieri una serie di sanzioni contro l’Iran. Una mossa che secondo l’amministrazione Trump danneggerà ulteriormente l’economia iraniana costringendo il paese a cedere su alcune concessioni.

Le sanzioni, che in precedenza erano state revocate in base all’accordo nucleare del 2015, limitano la capacità dell’Iran di acquistare valuta statunitense e di emettere debito sovrano, oltre a porre restrizioni al commercio di alluminio e acciaio e all’industria automobilistica e delle compagnie aeree.

Le sanzioni danneggeranno anche la capacità dell’Iran di esportare merci come pistacchi e i suoi famosi tappeti persiani, ma l’impatto più significativo delle sanzioni potrebbe essere il numero di società europee che cesseranno da fare affari con l’Iran sotto la minaccia statunitense. 

Le misure segnano il primo dei due cicli di sanzioni che saranno ripristinati dopo l’annuncio del presidente Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare nel maggio scorso. Si prevede che il secondo round previsto per novembre metterà ulteriormente a dura prova l’economia iraniana prendendo di mira il settore petrolifero e la banca centrale.

Queste sono le sanzioni più pungenti che siano mai state imposte, e in novembre si innalzeranno ad un livello più alto, ha detto Trump in un tweet, aggiungendo “chiunque intrattenga rapporti commerciali con l’Iran non farà affari con gli Stati Uniti, sto chiedendo la pace nel mondo, niente di meno”.

I funzionari dell’Unione Europea hanno dichiarato  che si rammaricano profondamente della reintegrazione delle sanzioni statunitensi e prevedono di fornire uno scudo legale in aiuto alle imprese europee che hanno rapporti conl’Iran. Secondo la Commissione europea, nel 2017 ilcommercio dell’Unione Europea con l’Iran è stato valutato in 23 miliardi di dollari, con oltre il 75 per cento in relazione agli accordi energetici.

Ma nonostante la promessa della protezione legale, molte società europee hanno iniziato a lasciare l’Iran, afferma Amir Paivar, giornalista della BBC. Una grande multinazionale con una massiccia esposizione al mercato statunitense, che allo stesso tempo ha una piccola impresa in Iran, non si esprime con difficoltà nella sua scelta. Le multinazionali sono più responsabili nei confronti dei loro azionisti piuttosto che dei politici a Bruxelles.

Il produttore americano di aeromobili Boeing e l’europea Airbus perderanno contratti per circa 39 miliardi di dollari per rinnovare lo stock di aerei commerciali in rovina dell’Iran.

Quando entrerà in vigore il secondo turno di sanzioni, l’industria petrolifera iraniana potrebbe subire un duro colpo. Le esportazioni di petrolio, che nel 2016 valevano 36 miliardi di dollari, potrebbero crollare di due terziAnche se, alcuni paesi come la Cina e l’India, maggiori clienti dell’Iran,potrebbero essere determinati a trovare un modo per aggirare le sanzioni per l’acquisto di petrolio.

L’economia dell’Iran ha già iniziato a soffrire in previsione delle sanzioni. La valuta rial ha perso metà del suo valore da aprile, innescando un’inflazione che ha raggiunto quasi il 14% nel mese di giugno. A sua volta probabilmente, si innescherà una recessione a causa dei tassi di cambio fluttuanti, la mancanza di finanziamenti significa che il paese Iran non potrà importare macchinari e tecnologia. La produzione ne risentirà.

Dalla crisi del 1979, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni all’Iran in modo intermittente. Il piano d’azione congiunto nel2015, ha messo in pausa le sanzioni in cambio di controlli regolari sul programma nucleare iraniano. L’accordo, negoziato dall’amministrazione Obama insieme a Regno Unito, Francia, Germania, Russia e Cina, è stato aspramente criticato da Trump da quando candidato alla presidenza.

Il consigliere per la sicurezza nazionale americana John Bolton, ha detto che le sanzioni mirano a spingere l’Iran a ritirare il suo sostegno al terrorismo internazionale, a ridurre le sue operazioni militari in Medio Oriente e i suoi programmi nucleari. Vogliamo decisamente esercitare la massima pressione sul governo iraniano per tornare a discutere un accordo trattando l’aspetto delle armi nucleari, ha detto Bolton, “Oggi sta accadendo molto di cui l’Iran deve essere ritenuto responsabile.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha descritto le nuove sanzioni statunitensi come una “guerra psicologicae ha affermato che si impegnerà solo in nuovi colloqui con gli Stati Uniti se c’è sincerità.Qualcuno che si offre di tenere discorsi dovrebbe inizialmente dimostrare che mirano a risolvere i problemi attraverso i colloqui, ha detto RouhaniChe senso hanno i negoziati quando impongono sanzioni?”.

Queste sanzioni, senza dubbio, destabilizzeranno ulteriormente l’economia già in bilico dell’Iran. Raggiungeranno un obiettivo importante privando il tesoro dell’Iran dei fondi che usa per finanziare le sue forze di delegazione in Siria, Libano e Yemen. Ma nel processo anche gli iraniani medi soffriranno. Questo è il motivo per cui molti dissidenti, come il premio Nobel Shirin Abadi, si sono opposti a questa decisione.