“Per una proposta valida il cittadino accetterebbe anche di pagare di più. Ma…” – Intervista a Piero Marchesi, presidente dell’UDC Ticino

La Scuola che verrà sta per affrontare il giudizio popolare. Le ultime settimane, che volano, saranno di fuoco.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Pronto? Parlo con Piero Marchesi presidente UDC ?

Piero Marchesi  Precisamente.

Ho ricevuto stamani il materiale di voto…

Al 23 settembre mancano meno di 4 settimane.

Sarà una campagna brevissima…

Meglio così. Breve e intensa. Certe campagne, se si trascinano troppo a lungo, diventano ripetitive.

Siete pronti?

Siamo organizzati e motivati, e faremo tutto il necessario per convincere le ticinesi e i ticinesi a votare No.

Quali sono nel breve termine gli appuntamenti più importanti?

Lunedì prossimo, dibattito alla RSI.

Può rivelarci i nomi?

Io stesso, Morisoli e il prof. Ciceri (un docente in servizio attivo) contro Bertoli, la signora de Benedetti e Käppeli, granconsigliere PLR.

Un docente in attività! Ne avete molti?

Che osino esporsi, purtroppo pochi. Lei lo farebbe?

(ridendo) Presidente, guardi che io sono in pensione.

Parecchi docenti ci hanno aiutato, con consigli  e informazioni, discretamente. Ci sono anche docenti di sinistra che sono contrari al progetto, lei lo sapeva?

No, ma posso immaginarlo. Altro?

Mercoledì 5 settembre avrà luogo un confronto davanti al comitato cantonale del PPD a Sant’Antonino e lo stesso giorno da Alfonso Tuor su Teleticino.

Ho letto il suo testa a testa con Bertoli, venerdì nel Corriere. Come se l’è cavata il suo avversario?

Mah, guardi, lui ci crede veramente. È convinto della bontà della sua proposta. Noi invece siamo, coerentemente e sin dall’inizio, contrari. Entrambe le posizioni sono legittime.

E perché lo siete? Per ragioni di costo?

Il costo della riforma è alto ma non è questo il motivo fondamentale. Per un progetto valido si potrebbe anche fare un sacrificio, investire dei soldi per un effettivo miglioramento della nostra scuola dell’obbligo. Ma così…

Non è giusto (molti dicono) sperimentare?

La sperimentazione è uno specchietto per le allodole. Di riffa o di raffa i risultati saranno “positivi” (o ritenuti tali)… e il gioco sarà fatto.

C’è anche la “variante PLR” fondata su una suddivisione delle classi per competenze… In poche parole, meno “egualitaria”.

Già, questa è la “concessione” che ha permesso a Bertoli di ottenere l’appoggio in aula dei Liberali. Morisoli, che talvolta ha accenti biblici, ha trovato le parole giuste: “piatto di lenticchie”. Il PLR nei panni di Esaù!

Che cosa sia successo in Parlamento me lo domando anch’io. Dopo un lungo tira-e-molla commissionale, all’improvviso le carte si sono girate.

E tenga presente che, variante o non variante, il modello base sarà quello di Bertoli. Mi creda, l’unico modo per bloccare questo infausto progetto, che – se approvato – peserà sulla nostra scuola per almeno 30/40 anni, era lanciare il Referendum contro la sperimentazione. Ciò che abbiamo fatto.

A questo punto esprimiamolo in chiaro. Che cosa rimprovera alla “Scuola che verrà”?

Nella sostanza, di essere un modello di stampo egualitario, fondato su una mentalità di tipo socialista. Loro lo chiamano “inclusivo” ma il significato vero è “egualitario” con un livellamento (fatale) verso il basso. Una scuola che diverrebbe anche sempre meno “svizzera”.

Che cosa intende dire?

Guardiamo a ciò che avviene nella maggior parte dei cantoni confederati. Ci sono percorsi differenziati, ci sono livelli, c’è meritocrazia. Sono forse regioni e cantoni sottosviluppati? No! Sono più avanzati di noi.

Parliamo ancora della “moltiplicazione” degli insegnanti (si parla di un +40% il che sembra enorme).

Questa esagerazione non mancherà di creare confusione nell’allievo, che faticherà a individuare le figure di rifermento, e un inevitabile aumento della burocrazia scolastica.

Ci avviciniamo alla fine. Lei è un politico, formuli un giudizio politico.

La via maestra è il voto popolare. È il popolo che deve dire quale scuola vuole per i suoi figli e per il futuro del Paese. In un certo senso si può affermare che noi, i referendisti, siamo stati obbligati a fare la cosa giusta. 

E poi?

Ai Liberali Radicali, che hanno retto – e non senza merito – la scuola ticinese per molti decenni e si ritrovano oggi a rimorchio dei Socialisti, dico che questa loro nuova condizione (e relativa immagine) non è confortante.

Un’alta partecipazione al voto chi avvantaggerà?

Non le so dire con certezza. Ma la mia speranza è che molti, moltissimi cittadini vadano a votare. Si tratta della LORO scuola, non c’è posto per il disinteresse!

Noi siamo fiduciosi. In Gran Consiglio non abbiamo avuto chance poiché tagliati fuori dai giochi partitici. Ma sovrano è il popolo e non il parlamento.

Le faccio dunque i migliori auguri.

Grazie. Lei come voterà`?

Questo rimane un segreto.

Esclusiva di Ticinolive