“Mio padre aveva la pittura nel suo DNA” – Intervista a Leandro Maina

Il prossimo 19 settembre sarà inaugurata all’IBC di Lugano la mostra “luce d’autunno”, che presenterà una trentina di opere del pittore Sergio Maina. Per parlare di questa esposizione (e del museo Maina di Caslano) abbiamo intervistato il figlio dell’artista, Leandro Maina.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Si presenti ai lettori di Ticinolive: origini, studi, famiglia, professione.

Leandro Maina  Sono di famiglia patrizia di Caslano dove vivo tutt’ora come pensionato. Per tutta la vita ho lavorato nell’edilizia in qualità di architetto, ho progettato e costruito diverse centinaia di costruzioni abitative e industriali in tutto il Sottoceneri ma anche all’estero. Attualmente mi occupo del museo di famiglia.

Che cosa si prova a essere figlio di un artista?

Rispondere a questa domanda dipende prima di tutto di che artista, se un vero in senso artistico e filosofico o in senso commerciale. Mio padre era un vero pittore, professionista e filosofo, da lui abbiamo imparato tante cose fuori di ogni schema materiale o politico.

Posso dire che negli anni ’40 la vita non era facile per nessuno, abbiamo vissuto in mezzo ad artisti di puro idealismo artistico e alla musica. I ricordi di allora tornano giornalmente ogni volta che ammiro un quadro. La sua é una domanda attuale, certamente quello che provo oggi é diverso da quello ch si provava quando era in vita. Nella documentazione che ha lasciato ho riscoperto cose nuove della sua vita come per esempio i ringraziamenti della scuola tecnica di Soletta dove ha insegnato la tecnica degli affreschi, o la richiesta della scuola artistica di Basilea che lo voleva come insegnante, che ha declinato per restare con la famiglia in Ticino. Come fece Luigi Rossi, che dopo la carriera a Parigi rifiutò la cattedra di Brera per restare in Ticino. Di essere figli di questo genere di artista si può essere fieri.

Ci parli di suo padre, della sua vita e della sua arte.

Mio padre iniziò giovanissimo con la pittura che aveva nel suo DNA, grazie alla passione ha frequentato tante scuole per un continuo apprendimento, inizia con la scuola di disegno diurna e serale a Lugano, a 18 anni studia alla Kunstgewerbeschule di Zurigo dove avrà amici per tutta la vita, in particolare il prof. Hans Hügin col quale anni dopo insegnavano l’arte dell’affresco e dello strappo. Poi frequenta l’Accademia La Grande Chaumière di Parigi e poi frequenta L’Ècoles des Beaux Arts a Ginevra dove conosce Denise ancora studentessa universitaria, lingue e musica, si sposarono nel 1938 e si trasferiscono a Zurigo. In questo periodo partecipa a mostre in primari musi di tutte le città svizzere, basta sfogliare il nostro sito www.maina-sergio.ch per rendersi dell’attività senza pause. I pittori che hanno lasciato un segno nel suo apprendimento sono diversi, da giovanissimo con Attilio Balmelli (ultimo artista svizzero alla corte degli Zaar), Karl Hügin di Zurigo, e Albert Marquet a Parigi, artista che con Matisse, Vlaminck, Derain e altri crearono il movimento dei fauves .  Le parole servono a poco, sono i dipinti che parlano da soli e testimoniano una lunga carriera artistica. Diverse sono le chiese e i monumenti storici dove ha lavorato come restauratore sia in Ticino che fuori cantone.,

Posso dire per noi certi quadri ci riportano alla gioventù in un Ticino meno caotico di oggi.

Ogni dipinto é diverso e irrepetibile perché impostato sui fenomeni della natura con cambiamenti rapidissimi, importante é la rapidità d’esecuzione del dipinto, osservatore  della natura nei dettagli ha lasciato l’olio per l’acquarello per captare queste sfumature.

Certi dipinti vivono nel nostro sangue, come se fossero parte integrante della nostra vita, altri dipinti, paesaggi con la neve, ritratti ecc. li apprezziamo da un altro punto di vista, comprensibile perché lui non voleva staccarsi dalle sue opere rifiutando la vendita.

Mostrava volentieri le sue opere a chi aveva un vero interesse artistico  mentre ad altri, compreso potenziali compratori, si rifiutava di mostrare i dipinti. Poi i diversi dipinti documentano il suo percorso artistico, i nudi ci portano a Zurigo, i ritratti a Ginevra, i paesaggi poetici a Parigi. Un mondo di ricordi.

Ci racconti del suo Museo, che ha sede a Caslano. Come è strutturato? Quanti quadri di Sergio Maina contiene? E di altri autori? Vi si organizzano eventi?

Il nostro museo é stato inaugurato nel 2013 a Caslano e appartiene a noi tre figli di Sergio, in qualità di architetto mio padre mi ha accennato più volte il suo interesse per una struttura dove esporre i suoi quadri. Dal 2013 al 2018 abbiamo organizzato mostre con diversi pittori ticinesi o artisti stranieri che hanno avuto un’esperienza in Ticino, alcuni amici di mio padre. Quando avevamo a disposizione anche il secondo piano, ora abitato da mio fratello, siamo riusciti ad esporre 350 dipinti con una trentina di sculture. Sul terreno che ci ha lasciato nostro padre abbiamo edificato le nostre abitazioni con un spazio per il museo come sua volontà. Il prossimo evento sarà una mostra del pittore Oscar Rüegg, pittore e grafico che ha fatto 3 francobolli per le Poste svizzere, abbinato alla presentazione dell’ultimo libro della poetessa Lorella Giacomini.

Come mai ha deciso di realizzare questa mostra alla IBC ? Quante opere saranno esposte? Create con quali tecniche?

Stiamo allestendo la mostra “luce d’autunno” del 19 settembre all’IBC di Lugano, perché riteniamo l’ubicazione  un ambiente discreto e riservato ad una clientela scelta, che potrà ammirare dipinti inediti ad olio che ad acquarello. L’autunno era la stagione preferita per immolare i contrasti dei colori vivaci. Tra acquarelli e oli avremo 34 dipinti esposti nei diversi locali. Qualche dipinto di Parigi, Ginevra, Zurigo, Amburgo, Vallese e Ticino a rappresentare una parte dei luoghi dove ha lavorato.

Qual è il suo giudizio globale sulla politica culturale della città di Lugano e in particolare sul LAC ?

LAC é una bella parola, sicuramente una struttura importante con ottime possibilità per un turismo culturale, importante per un Ticino dipendente dalle belle giornate. La costruzione ha i tipici difetti delle delibere generali, dove lo sfruttamento prevale sull’idealismo dell’architetto, ma questo non deve limitare l’attività del centro.

Il LAC deve essere internazionale o potrebbe anche essere “locale” ?

Sicuramente un paio di mostre a carattere internazionale sono indispensabili per emergere sul piano internazionale, ma per quanto riguarda i pittori locali stiamo sciupando le possibilità culturali e turistiche di far conoscere i pittori ticinesi secondi a nessuno. I dipinti di qualità che potrebbero attirare gli appassionati d’arte che conoscono i pittori ticinesi già conosciuti internazionalmente come Luigi Rossi che a Parigi ha tenuto banco per anni, Filippo Franzoni, Luigi Chialiva con diversi dipinti al British Museum di Londra, al Petrini, Serodine, i Fontana di Cureglia e tanti altri le cui opere si trovano purtroppo negli scantinati pubblici. Se i pittori ticinesi sono apprezzati fuori cantone é perché manca una capacità turistica – politica di favorire questi grandi maestri a beneficio di tutto il cantone, questo dovrebbe essere lo scopo di questa struttura che attualmente segue la moda, la tecnologia mondana lungi da quella qualità artistica imballata nei sotterranei in attesa di un futuro indispensabile restauro.

Tutti dicono: Ticino terra d’artisti. Che cosa significa per lei questa frase? Quali artisti sono/sono stati grandi? Quali le sono più cari?

Terra d’artisti : é vero, quanti grandi architetti e artisti ticinesi hanno lavorato nel mondo, Trezzini di Astano, Borromini di Bissone e tanti altri architetti, artisti di alto valore, purtroppo i loro capolavori si trovano a San Pietroburgo, Roma, Napoli, Chiese in mezza Italia, Germania, Polonia, in Sud America e tanti altri posti, tempi che gli artisti potevano vivere lavorando per il Vaticano, per Regnati ecc. e si poteva capirli ma oggi con le possibilità attuali non rivalutando i bravi pittori é un vero peccato.

Non si possono classificare i bravi pittori degli ultimi tre secoli, perché in ogni periodo le condizioni erano diverse, un ritratto di Rembrandt o Petrini saranno scuri con la luce di un lumino sulle figure dei personaggi, poi nell’800 più luce e così via fino ad oggi che, malgrado comodità e luce artificiali vengono esposte in strutture pubbliche dei dipinti neri di energia negativa da rabbrividire, naturalmente il critico di turno troverà le parole per incantare il pubblico più interessato a mangiare e bere che all’arte.

Direi che tanti pittori ticinesi del passato erano internazionalmente molto bravi, una fonte di grande possibilità di attrazione culturale turistica  con il carattere e l’identità di un Paese che non deve essere solo quella dei manifesti “Ticino terra d’artisti” ma libero da clientelismo e campanilismo.

Esclusiva di Ticinolive