Il “caso Bertini”. Libere riflessioni su una moderata tempesta

Stamani leggevo il Mattino, quello odierno e anche quello di settimana scorsa. Sul “caso Bertini” – cioè le note esternazioni del Vicesindaco in polemica con il partito – il foglio leghista esprime l’opinione, molto netta, che si tratti di una commedia, definita psicodramma, a beneficio di un pubblico di creduloni: “il figliol prodigo tornerà all’ovile”. ecc. ecc. ecc.), Seguono le solite accuse al “Corrierino” di essere “al servizio del PLR” e (ovviamente) contro la Lega.

La mia opinione (per nulla “insider”) è diversa. Il Vicesindaco riteneva che la presidenza Viscardi dovesse essere sostituita. Si può immaginare che questa non fosse solo la sua opinione. La cosa si è fatta, ma è avvenuta in modo traumatico, con scontri aperti, risentimenti e parole dure.

Dalla metà di giugno la Sezione luganese ha un nuovo presidente, Guido Tognola, e un nuovo gruppo dirigente. Pare che Bertini auspicasse una soluzione diversa. Ed ecco una nuova esternazione, seguita (per forza) dai commenti pungenti e beati del Mattino. Loro continuano a pensare a una “sceneggiata”.

Valutiamo gli interessi in gioco
Sui due piatti della bilancia mettiamo il Vicesindaco e i Liberali luganesi. Bertini è un candidato eccellente. Nel 2016, computando solo i voti personali reali (tralasciando cioè i personali che provengono dalle schede di partito) egli ha ottenuto 17 voti più del Sindaco. Anche nell’elezione per il Governo, nel 2015, il suo risultato fu ottimo, a poca distanza dal capolista ed eletto Vitta. Il partito ha interesse a “sbarazzarsi” di Bertini? Non possiamo non pensare a quei mariti (tutto sommato pochi) che per far dispetto alla moglie hanno eseguito la nota (e dolorosissima) operazione.

Ora Bertini. Il suo successo è arrivato in fretta, anche troppo. Nessuno si è preso la briga di dirgli che la strada non è sempre in discesa, e a lui non è venuto in mente. Oggi egli dichiara la sua delusione e il suo disamore (veramente?) per la politica. Lasciare? Gettare alle ortiche una posizione che non è compromessa? Non possiamo non pensare a quei mariti (tutto sommato pochi) che per far dispetto alla moglie hanno eseguito la nota (e dolorosissima) operazione.

Ci sarebbero anche le dimissioni dalla carica di Vicepresidente distrettuale. Da psicologo (dilettante) lo definirei: un tipico gesto dimostrativo. Non molto importante. Potrebbe (eventualmente) ritirarle.

Per concludere. Il Mattino ha sentenziato: sceneggiata! Io dico invece che non è stata una commedia. Gli attriti sono stati reali, i malumori tempestosi, ma i Liberali luganesi NON sono obbligati a farsi male da soli.

Pare che in questi giorni il nostro giovane Vicesindaco compia gli anni. Non vogliamo mancare all’appello. Auguri, caro Michele!