“Il vino è la mia passione e la mia arte” – Intervista ad Anna Ehrbar

“Quell’anno 2000, inizio del nuovo Millennio, che cambiò la mia vita…”

In occasione del vernissage della mostra “Luce d’autunno”, che avrà luogo alla IBC di Lugano il 19 settembre, una imprenditrice nel campo del vino, Anna Ehrbar, offrirà agli ospiti una degustazione di alcuni suoi prodotti di qualità. Francesco De Maria l’ha intervistata per voi. Il curatore della mostra Leandro Maina è già stato intervistato (qui).

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Gentile signora, chi sto intervistando?

Mi chiamo Anna Ehrbar. Sono nata in Kazakistan, nella cittadina di Atyrau, dove il fiume Ural si getta nel mar Caspio.

Quanto è grande la… cittadina?

Forse… 200.000 abitanti.

Allora Lugano è un villaggio.

Da noi è tutto più grande. Quando ero bambina vivevamo di caviale, patate e caviale. A parte ciò lo storione è un pesce eccellente. Presto la famiglia si traferì ad Almaty, allora la capitale (oggi la capitale è Astana, ndR). Mio padre lavorava in un ministero. Io feci tutti i miei studi regolari la dalla scuola elementare al liceo ma incominciava a nascere in me (come in tanti altri giovani) il desiderio di trasferirmi in Occidente, anche perché la vita in patria era dura.

E lo realizzò?

Sì, 25 anni fa. Mi ha aiutato il mio studio di laurea in economica all’Università di Aviazione Civile a Riga, Lettonia. Conobbi un uomo che diventò mio marito, venni in Svizzera, anzi nel Ticino, e nacque Nikita, il mio unico figlio.

E ho continuato a studiare, soprattutto in ambito commerciale. Ho seguito numerosi corsi, mi sono perfezionata. Poi, ancor giovane, trovai la mia strada, imboccando una via che racconterò.

Allora subito.

Nell’anno 2000 io conobbi un uomo, un grande uomo, che cambiò la mia vita. Si chiamava Giuseppe Quintarelli e la storia andò così…

La ascolto.

Una sera mi trovavo in un ristorante di Verona e fu servito in tavola un vino pregiato. Dico “pregiato” ma è troppo poco: un vino straordinario che mi dava delle sensazioni nuove, mai provate prima. Il produttore di quel nettare si chiamava Giuseppe Quintarelli, titolare di un’azienda vinicola antica e famosa. Dissi a me stessa “devo conoscere quell’uomo!”

E lo conobbe?

Certamente, andai a trovarlo nella sua tenuta in Valpolicella. Non fu facile perché il signor Quintarelli, oggi defunto, era persona assai riservata. Ma subito tra noi si sviluppò un grande feeling. Da lui, che era un maestro, imparai i segreti del vino. L’accordo e la fiducia reciproca erano così buoni che decidemmo… di metterci in affari insieme!

Qual era il Suo progetto?

Io provenivo dall’Est, dal Kazakistan, come ho detto. Pensai dunque di esportare verso la Russia delle partite di vini italiani di qualità superiore.

Le prospettive di successo erano buone?

Sì perché in Russia, soprattutto nelle principali città, Mosca, San Pietroburgo, ecc., ci sono numerosi ristoranti italiani di alto livello.

Ma serviva un’organizzazione, una struttura, un finanziamento…

Certo, ma io avevo la conoscenza del paese e della lingua. A un certo punto fui pronta per far partire il primo camion verso la Russia esclusivamente con i vini di Quintarelli, costava un capitale!

E poi?

Gli affari andavano bene, la mia rete si espandeva. Ero arrivata ad avere sino a 30 dipendenti e 4 uffici di rappresentanza in tutta la Russia.

Risiedeva in Russia?

In parte sì. Facevo avanti e indietro, una vera indigestione di aerei. Poi venne il 2014, un anno veramente funesto…

Arrivarono le sanzioni contro la Russia, imposte dagli americani.

Esattamente, e per il commercio fu un vero disastro. Non si potevano più importare il prosciutto di Parma e la mozzarella (cosa potevano fare i poveri pizzaioli di Mosca?), le fatture non venivano più onorate, le ditte fallivano. Da 38 rubli per un euro si passò progressivamente a 90. Il mio incasso era ridotto a poco più di un terzo! La situazione si era fatta insostenibile e dovetti decidermi a chiudere, in perdita, le mie attività. Tanto lavoro, tanta fatica per nulla.

Io sono una donna attiva, non posso stare senza far niente. Ma non amo lavorare da dipendente, voglio essere libera di prendere le mie decisioni. Sto ricominciando dal piccolo, metto a frutto le mie competenze. Ho ri-creato una nuova società, che si chiama Elanna Wine Selection (dove El sta per Eleonora Scholes, la mia partner nella ditta, che gestisce la parte di comunicazione e marketing e fondatrice  un portale in lingua russa molto seguito, www.spaziovino.com), e rappresento parecchie case vinicole (ne ho già 24) effettuando un’azione di propaganda e vendita. Fornisco un servizio personalizzato che è molto apprezzato dalla clientela, come l’agenzia di export, la distribuzione al dettaglio e all’ingrosso, servizio di marketing, comunicazione e rappresentanza nel mondo del vino.

Altri progetti?

Promuovere un turismo enogastronomico  nel Ticino. Ovviamente per fare questo mi servono contatti con i tour operators, ci sto lavorando.

Le piace vivere qui?

Sì, veramente. Guardi però che non mi sono abituata subito, c’è voluto del tempo. Oggi mi sento perfettamente a mio agio, nella mia casa in riva al Ceresio, con mio figlio Nikita. Sono una donna fortunata!

Per concludere, che cosa offrirà agli amanti dell’arte in occasione del vernissage del 19 settembre?

Propongo la degustazione del vino Prosecco di una nota cantina storica in Valdobbiadene – Follador. Vorrei far capire che ci sono i prosecchi e I PROSECCHI. Ma ce ne accorgiamo assaggiando. Mi piace stupire …spero di riuscirci anche questa volta. Salute!

Esclusiva di Ticinolive