Tempesta sul LAC. Pensiero del giorno: Martino Rossi sul “caso Finzi Pasca”

MARTINO ROSSI  “Spiace che una persona squisita come Daniele Finzi Pasca si esprima come ha fatto oggi sul Corriere qualificando riduttivamente di “funzionari” Carmelo Rifici (direttore di Lugano in Scena e bravissimo regista, tra l’altro, del “Barbiere di Siviglia”, che abbiamo ammirato recentemente al LAC) e Michel Gagnon, capace e creativo direttore artistico e non solo amministrativo del centro culturale LAC. LasciPeando capire, per di più, che è grazie anche a lui che loro si trovano dove sono. Ma, caro Daniele, dove sta, in definitiva, il problema della tua magnifica compagnia con il LAC e la Città che ti ha sostenuto e ti sostiene in misura importante? È un problema logistico, o c’è dell’altro? La tua intervista è un po’ criptica, e se fossi più esplicito sarebbe davvero un bene per tutti (per la tua compagnia, per il LAC, per la politica culturale della Città). Non credi?”

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Il capodicastero Cultura on. Roberto Badaracco, eletto municipale nell’aprile 2016 e succeduto a Giovanna Masoni Brenni alla testa del Dicastero (e, soprattutto, del LAC), si trova ad affrontare la prima grossa “gàbola” del suo percorso. Alle dichiarazioni della “star” Daniele Finzi Pasca, molto dure nella sostanza e, soprattutto, prefiguranti passi irreversibili, ha reagito con severità e fastidio.

I motivi del dissidio? Non occorre l’intelligenza di un Einstein per comprendere che tra Finzi Pasca e il duo Gagnon/Rifici non corre buon sangue. Finzi Pasca sa che il nome della sua compagnia è importante e vuole farlo pesare fino in fondo. Ciò che Lugano dà a Finzi Pasca non è poco, ma non rispecchia fino in fondo la priorità e la specialità che egli pretende per sé. Gli ormai famosi “uffici al LAC” (e non a Molino Nuovo o a Besso o alla Ressega) sono prima di tutto un simbolo.

I rischi per Badaracco? Sono notevoli. Nel caso estremo una rottura con Finzi Pasca gli sarebbe “messa in conto” e graverebbe come un pesante insuccesso sulla sua gestione. D’altra parte… non può dire sempre di sì.

Le ragioni e i torti? Ah, non sarò io ad assegnarli! Negli ambienti dell’arte gli ego sono dilatati, le rivalità e le gelosie feroci. Saremmo quasi delusi… se non fosse così. Noi desideriamo quel sale, lo amiamo.

Una maledizione sul LAC ? Queste parole (ma io non le scrivo) manderebbero in sollucchero coloro che del LAC hanno detto tutto il male passibile, la loro Schadenfreude  non conoscerebbe limiti. Suvvia, non esageriamo.

Alla fine io dico: Daniele rimani con noi. Ma, siccome lo dico io, non conta niente.