Il consigliere federale Schneider-Ammann lascerà l’incarico alla fine dell’anno

Johann Schneider-Ammann, 66enne bernese, ha annunciato oggi le sue dimissioni dal parlamento. Lo ha fatto inviando una lettera personale al presidente del Consiglio Nazionale, Dominique de Buman, confermando che lascerà la sua carica il 31 dicembre prossimo, un anno prima della scadenza naturale del mandato.

Nella lettera afferma che lascia la politica perché vuole dedicarsi all’attività di “nonno attivo”. Ultimamente alcuni segnali di stanchezza erano emersi durante le sedute parlamentari: per esempio il consigliere federale è stato visto  più volte mentre si assopiva. Questo genere di segnali hanno fatto capire che non sarebbe arrivato alla fine del suo incarico.

Eletto nel 2010 al posto di Hans-Rudolf Merz, anch’esso del PLR, ha assunto il portafoglio dell’economia dalle mani di Doris Leuthard, che si trasferì alle infrastrutture, diventando il direttore del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca. I liberali radicali lo hanno voluto perché il suo profilo da industriale era perfetto per sostituire il ministro delle finanze precedente che aveva creato qualche problema.

La sua capacità di essere eclettico lo ha agevolato nella sua funzione permettendogli di applicare sempre una mentalità da industriale, difensore convinto del liberismo economico. La sua immagine di uomo con i piedi per terra, era apprezzata anche dalla sinistra che lo definiva come un partner sociale affidabile pur con posizioni diverse, come ad esempio la sua contrarietà all’introduzione del salario minimo o dell’assicurazione sulla maternità.

Non sono poche le missioni economiche che lui ha svolto all’estero per cercare di servire gli interessi degli esportatori svizzeri e delle aziende che cercano di entrare in mercati difficili da raggiungere. Ha sempre promosso all’estero l’immagine della Svizzera, dando il suo contributo al governo statale con l’esperienza e la convinzione imprenditoriale di spirito liberale per aprire prospettive ad un maggior numero possibile di persone.

Non ha pensato solo all’esportazione ma ha anche cercato durante il suo mandato di dare slancio alla digitalizzazione del dipartimento economico e della società proprio per sfruttare le maggiori opportunità di crescita. Nella sua lettera di dimissioni ha tenuto a precisare che vale la pena sostenere i valori di democrazia, libertà e sovranità, iniziativa personale e soprattutto dialogo, quello che ultimamente manca.

Ora si è aperta la corsa per il suo successore.