“Sono molto contento per la scuola, che ha evitato un salto nel buio” – Francesco De Maria intervista Gerardo Rigozzi

“Il PLR ha sbagliato, e di brutto”

Francesco De Maria  Professor Rigozzi, da 1 a 10 quanto è stata felice per lei la giornata del 23 settembre 2018 ?

Gerardo Rigozzi   Sono molto contento per la scuola, che ha evitato un salto nel buio.

Lei oggi è un vincente, e precisamente lei si trova a vincere in compagnia dei populisti. Come si sente?

Non mi sento né un vincente, né uno schierato politicamente. Ho semplicemente espresso le mie idee, maturate da una lunga esperienza e da molte riflessioni che ho fatto. Sono profondamente convinto che il Ticino non può permettersi una scuola debole che non formi a sufficienza i nostri giovani, siano essi proiettati verso gli studi accademici o indirizzati verso le professioni, che sono tutte dignitose. È ora di finirla di pensare che solo chi fa il liceo è degno di considerazione (e guardi che sono stato per venti anni direttore di liceo).

Permane ancora una certa idea all’italiana che solo la formazione accademica è dignitosa. Ma la società attuale dimostra ampiamente quanto il mondo delle professioni sia altrettanto importante e in forte evoluzione.

Basta, quindi, pensare alla scuola secondo l’unico modello accademico! Anche perché le scuole professionali offrono trante possibilità di formazioni specializzate di alto livello e di pari dignità.

In quanto al populismo, lasciamo perdere: solo chi ha la presunzione di verità disdegna i cittadini votanti, che hanno tutto il diritto di esprimere la loro opinione. Le intelligenze sono equamente ripartite fra tutti.

Lei è un Liberale convinto ed è stato anche attivo in politica.

Io sono certamente un “liberale convinto”, forse un po’ meno partiticamente e più filosoficamente. Credo di fondamentale importanza la salvaguardia delle libertà personali. Una volta abbattuti i muri e le grandi costruzioni totalitarie del nazifascismo e del comunismo, rimane una via aperta per la politica, che è quella di valorizzare maggiormente le libertà dei cittadini.

Il filosofo francese, Raymond Aron (1905-1983), osteggiato dagli ambienti della sinistra europea, sosteneva una grande idea: “Occorre lasciare a ciascuno il compito di trovare, nella libertà, il senso della propria vita”.

Un altro grande padre del liberalismo, Adam Smith (1723-1790), sosteneva che nella corsa alla ricchezza, agli onori e all’ascesa sociale ognuno può correre con tutte le proprie forze, evitando però la prevaricazione: “Se qualcuno si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l’indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto. […] la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l’un l’altro”.

Nella tormentata vicenda della “Scuola che verrà”, che è finita in un disastro, dove ha sbagliato il PLR (ammesso che abbia sbagliato)?

Ha sbagliato e di brutto. Dopo aver espresso delle critiche articolate e fondate in sede di consultazione, il PLRT ha operato una virata del tutto incomprensibile su un compromesso dell’ultima ora. Ma come si può dire alla popolazione: votate il sì alla sperimentazione (tra l’altro poco scientifica) su due modelli contrapposti, dicendole che alla fine ci sarebbe stata battaglia tra chi sosteneva l’una e chi l’altra? E noi avremmo dovuto spendere sette milioni per questa contesa preannunciata?

Il PLRT ha perso un’occasione per profilarsi su un tema centrale della nostra società. E mi sembra francamente esagerato lanciare strali sul direttore del DECS, che fino a prova contraria ha sempre mantenuto, anche se in modo eccessivo, una certa coerenza.

Non so come il PLRT imposterà ora la sua posizione sulla scuola, ma certamente non lo deve fare con le stesse persone che hanno condotto male le cose. E mi sembra pure che, d’ora innanzi, a dettare l’agenda sulla riforma nella Commissione scolastica del Gran Consiglio sia piuttosto Sergio Morisoli, che ha dimostrato di avere le idee in chiaro.

Aggiungo inoltre che il cosiddetto “modello liberale” è assai poco credibile, in quanto non si può conciliare nel tronco comune delle discipline considerate quanto si fa di diverso nei laboratori (suppongo che i cosiddetti “allievi bravi” nei laboratori avanzassero di più che gli allievi dell’altra metà classe).

Una riforma della scuola dell’obbligo è necessaria? O soltanto auspicabile? E come intraprenderla?

Certamente, bisogna procedere al più presto a correggere le cosa che non vanno nella scuola e a dare un’impronta moderna alla stessa. La sperimentazione orchestrata dal PS, PLRT, PPD e Verdi altro non faceva che protrarre nel tempo una riforma. Una cosa mai detta: ma se l’attuale sistema dei livelli è insoddisfacente, perché protrarre di sette-otto anni una pratica giudicata negativa per gli allievi che non erano in sperimentazione? Solo gli allievi delle  quattro sedi sperimentali avrebbreo avuto il privilegio (è un’ipotesi tutta da dimostrare) di essere avvantaggiati?

Il cammino è sicuramente difficile da compiere; e non sono così sicuro che le stesse persone possano impostare qualcosa di diverso in modo pacato e pluralista.

I LIVELLI nella loro formulazione attuale sono demonizzati un po’ da tutti e difesi da nessuno. La domanda è:  bisogna semplicemente abolirli oppure, oppure sostituirli con altro?

Io mi limito a suggerire alcune ipotesi di lavoro:

  • Ridurre il numero di allievi per classe nella scolarità obbligatoria.
  • Rafforzare il sostegno pedagogico nelle SE
  • Mettere a fuoco i due bienni di SM: il primo, di orientamento, deve aver cura di promuovere adeguatamente sia il recupero, sia alcuni approfondimenti.

Per il secondo biennio di orientamento occorre offrire due opzioni, una di approfondimenti pre-liceali, l’altra di approfondimenti  pre-professionali. Condizione indispensabile è che ci siano i profili di richiesta per ambedue i settori postobbligatori e che i programmi e gli obiettivi siano chiaramente definiti e impegnativi (non le generiche declamazioni di “competenze” contenute nel “Piano di studi della scolarità obbligatoria” del DECS).

E non è neppure necessario che si stabiliscano delle norme per accedere all’una o all’altra opzione: basta un buon orientamento e soprattutto che la scuola, dopo un po’ di tempo, decida se un allievo è idoneo a seguire l’una o l’altra opzione.

Inoltre le sedi devono beneficiare di maggior autonomia nel gestire le varie situazioni; le griglie orarie non devono essere rigide: ci sono specificità e differenze fra la SM di Acquarossa e quelle di Lugano, che i direttori (non i “consulenti didattici” che il DECS voleva mettere nelle scuole) devono poter interpretare con i loro docenti in modo responsabile, senza che vi sia l’imposizione dipartimentale su tutto.

Esclusiva di Ticinolive