Per “un mondo migliore” quarantanove poesie – Una novità letteraria di Daniela Patrascanu

È stato presentato venerdì scorso nella sala Klee dell’Hotel de la Paix il libro poetico “Un mondo migliore” di Daniela Patrascanu.

Hanno collaborato alla presentazione Claudio Giambonini (relatore), Francesco De Maria (relatore) e Marco Cassiano (moderatore)

Daniela Patrascanu, poetessa e pittrice di origine romena residente da alcuni anni a Lugano, ha letto e commentato alcune sue poesie.

Il libro è suddiviso in quattro sezioni:

  • Amore puro (dedicato al figlio)
  • Amore ed Eros
  • Filosofia
  • Imperfezioni

L’Autrice ha rievocato la sua vita, L’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza nella Romania di Ceausescu, anni duri affrontati con coraggio e determinazione. Il rapporto difficile con genitori autoritari e poco comprensivi. La scoperta precoce dell’italiano (“in città ero l’unica a saperlo, non avevo concorrenti!”), il desiderio di conoscere quel lontano paese. Nel Duemila Daniela giunge in Toscana, nella Firenze delle lettere e delle arti, delle antiche società e della vita intellettuale brillante. Vi resta per dieci anni. Là si sposa e là nasce Christopher, il soggetto di “Amore puro”.

L’ultima tappa è quella che ci tocca più da vicino, perché Daniela approda a Lugano. Lei ama la nostra città, indubbiamente più provinciale rispetto a Firenze. A Lugano dipinge, poi il suo pennello rallenta (ed è un peccato, ma chissà), si acuisce il lei il bisogno di esprimersi in poesia (già presente in età giovanile). Daniela desidera “un mondo migliore” ma – come interloquisce celiando De Maria – nel libro la ricetta non c’è!

(Nota) Un’interpretazione più restrittiva (e probabilmente più corretta) del “mondo migliore” è la seguente. Daniela pensa alle transizioni – dalla Romania a Firenze, poi da Firenze a Lugano – come a miglioramenti del suo mondo. Quanto all’umanità “globale”… possiamo solo sperare!

Giambonini, un letterato, un tecnico sapiente della poesia, si è inoltrato nell’analisi di alcune composizioni: i suoni, la struttura del verso, le assonanze e le rime interne. Notevole e dotta la sua post-fazione al libro, di ben cinque fitte pagine. Giambonini focalizza la sua attenzione sulla breve composizione “Tredici”, il numero della sfortuna e (forse) di un amore finito, per caso (?) la tredicesima del volume.

De Maria, che conosce Daniela da cinque anni, ha rievocato la personale che la pittrice realizzò a Castagnola nel marzo 2014. L’elemento fondamentale nella sua pittura è il vortice (che diventa all’occasione liana o serpente. Ci sono vortici anche nella sua poesia? Si direbbe di sì, e abbastanza vistosi.

De Maria ha tentato di evidenziare gli elementi più caratteristici della poetica di Patrascanu. Ecco la sua proposta:

  • un ego fortissimo, detto in senso positivo, un ego che genera e crea poesia
  • una gagliarda e coraggiosa combattività, che può diventare minacciosa e punitiva (cfr. “Subdola”)
  • il senso cosmico; fuga nello spazio e verso i pianeti, volare, errare, liberarsi da una gabbia
  • pensarsi segreta, da scoprire; la sfida lanciata a tutti (anche a se stessa?): spezzate il mio segreto!

Marco Cassiano (giornalista e regista; realizzerà un video sulla presentazione al de la Paix) si è rivelato un moderatore garbato e brillante. Ha ben impostato la serata e l’ha condotta con sicurezza e con brio. Una sua domanda, dapprima rivolta a De Maria, ha colpito nel segno: “Che relazione sussiste tra la poetica e la pittorica di Daniela?”

De Maria, colto di sorpresa, ha esclamato: “Chiedo la domanda di riserva! Mi è venuta alla mente sull’autobus ma non so la risposta!”

La palla è passata a Giambonini, che ha elaborato una sua analisi.

* * *

Il libro, edizioni CHDP authorpublishing, si può richiedere a info@unmondomigliore.ch