Il PLR Lugano ha un presidente nuovo di zecca. Proviamo a conoscerlo – Guido Tognola intervistato da Francesco De Maria

Considero questa interivista importante, in primis perché riguarda la mia città. Io sono nato a Lugano (mentre mio padre nacque a Londra) in via Bertaccio 2, a 50 metri da San Lorenzo e a 50 metri dal Turba. Ho interesse per la politica (che non ho mai praticato), e attendo con ansia le elezioni del 2020, che distano un anno e mezzo da qui.

Quelle che deve vincere Guido Tognola. Sono contento che mi abbia concesso questa intervista e lo ringrazio di cuore.

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Francesco De Maria  Quando è uscito il Suo nome molti hanno detto: “Non ha mai fatto politica”. Che cos’è per lei la politica?

Guido Tognola  A mio avviso la politica è il semplice modo individuale di rapportarsi alla vita, alla collettività (intesa come insieme di individui), alla società. Tutti facciamo politica, tutti abbiamo dei sogni, degli ideali, degli obiettivi e la politica non è altro che la sintesi per poterli raggiungere.

Lei è mesolcinese e la sua azienda ha sede a San Vittore. Quanto è luganese Guido Tognola?

Sorrido anche perché i mesolcinesi mi potrebbero tacciare di frontaliere.

Ci parli del passato e del futuro dell’associazione Turba, di cui è uno dei responsabili.

Come programmato si è chiuso un primo ciclo, con dei risultati che parlano da soli: centinaia gli eventi culturali di alto livello organizzati in totale autofinanziamento, presenza costante sui media esteri quale punto di incontro culturale e di riferimento riconosciuto in città, ottime relazioni con le autorità, tutto questo nel rispetto delle regole cogenti, non da ultimo con l’iscrizione al registro di commercio. Per il futuro, lasciatevi sorprendere, presto vi faremo. Sapere.

Come ha vissuto le recenti turbolenze della Sezione luganese? I dissidi sono superati? Si aspettava che, per la successione a Giovanna Viscardi, venissero a cercare proprio lei?

No, non mi sarei mai immaginato venissero a cercare me, anche perché, come tutti sanno, non sono mai stato attivo all’interno del partito.

“Se nel 2020 non batteremo la Lega, mi dimetterò”. Una dichiarazione ardita e molto impegnativa. Perché l’ha fatta? E quale sarà la sua strategia (per battere la Lega)?

Se permette vorrei puntualizzare che non mi sono mai posto il problema o l’obiettivo di battere qualcuno, bensì di riconquistare la maggioranza e con essa il terzo municipale. In altre parole, di vincere. Di vincere sulla base programmatica del nostro partito, grazie alle nostre visioni liberali, alle nostre competenze, alle nostre capacità, ribadendo il ruolo guida e l’importanza prospettica del nostro pensiero liberale-radicale. Lascio ad altri la politica meramente gridata.

Con quali criteri ha composto il suo Ufficio presidenziale?

La forza del nostro partito, dei nostri ideali è sempre stata la dialettica interna, da non confondersi con il semplice litigio o scontro di poteri. Le sensibilità intrinseche che ci contraddistinguono, sono sempre state la linfa della nostra crescita. Per questo abbiamo cercato di formare un UP che rappresentasse la maggior parte delle competenze presenti sul territorio e le varie sensibilità politiche che animano il nostro partito.

Al “caso Bertini” il Corriere del Ticino, con altri media, ha dato ampio risalto. Ci sono stati sviluppi recenti? Qual è la posizione della Sezione nei confronti del Vicesindaco? C’è divergenza quanto alla linea politica?

Partito, sezione, UP siamo sempre stati e siamo vicini a Michele, supportandolo anche come uomo.

Parliamo dei numerosi problemi di Lugano. Come valuta la situazione finanziaria del Comune?

Gli ultimi dati, sia consuntivi che preventivi lasciano ben sperare.  L’incremento dei redditieri (globalisti) trasferiresti nel nostro comune, come pure il boom delle autodenunce di capitali si faranno sentire positivamente, sia in termini di gettito fiscale sia di indotto, in un prossimo futuro. Da riconoscere il buon lavoro di Michele Foletti nella gestione, anche in momenti non “semplici”, soprattutto nell’attuare quei piani di rientro, da tempo preparati da Athos Foletti, che nel precedente municipio non avevano raggiunto il necessario consenso.

 Finzi Pasca versus Gagnon/Rifici. Chi ha ragione? Finzi Pasca pretende la luna? Gagnon/Rifici lo osteggiano ingiustamente? Quanto grave sarebbe la partenza da Lugano del “luganese di piazzale Milano”? Come deve comportarsi Badaracco?

Non spetta a me dire ad una persona come comportarsi, credo semplicemente che ogni singolo abbia l’onere ed il dovere di assumersi le proprie responsabilità derivanti dall’agire. L’arte dell’ascolto e della sintesi, ecco, forse è l’unico consiglio che darei a chi mi sta vicino, in particolare nel formulare scenari potenziali, a volte non scontati, conseguenti.

I Molinari resteranno al Macello in eterno? Il Municipio deve accettare la situazione? Lei come risolverebbe il caso?

Personalmente, e sottolineo personalmente, ritengo che i contratti vadano puntualmente onorati e che gli impegni presi vadano puntualmente rispettati. Bisogna riuscire a scindere l’autogestione dagli spazi fisici dove essa opera. L’autogestione è una realtà istituzionalizzata ed esiste una convenzione ancora in essere, firmata da entrambe le parti, dove si esplicita chiaramente che era onere del municipio trovare un sito alternativo al Macello e che l’autogestione accettava la temporaneità della soluzione. Di conseguenza, in uno stato di diritto, opterei per una soluzione concertata, richiamando tutte le parti agli impegni presi, non fosse che per non perdere credibilità nel messaggio che si vuole portare.

Lugano deve avere un aeroporto con un certo numero di voli di linea, per ragioni di prestigio, di immagine, di affari, di turismo? Lo deve avere anche se non è economicamente sostenibile? Gli ultimi (diciamo) 18 mesi sono stati tremendi. Anche lei, come il Sindaco, inalbera il motto “boia chi molla”?

“Boia chi molla” ha un sentore “leggermente” fascista al quale contrapporrei un “solo i morti o gli stupidi non cambiano mai opinione”. L’aeroporto ricopre una funzione molto importante in molti settori economici ed all’interno del CdA LASA vi sono presenze di grande competenza quali il sig. Robert Deillon (ex direttore dell’aeroporto di Ginevra), che sono sicuro riusciranno, se ascoltati, a trovare soluzioni economicamente sostenibili, sicuramente con un alto valore aggiunto per la città.

Molti cittadini hanno tentato di modificare il PVP, entrato in vigore più di 6 anni fa, senza alcun successo. Qual è la sua opinione sul PVP? È troppo (“bloccante”)… o troppo poco?

Il 31.12.2017 era il termine fissato per la consegna del Master Plan unitario della città (Fase 1). Si fosse rispettato tale termine oggi avremmo una base solida a livello urbanistico sulla quale riflettere in merito al piano viario cittadino nella sua totalità.

Presunti correttivi sporadici rischiano semplicemente di spostare evidenti problemi da una parte all’altra della città, senza risolverli in maniera definitiva. La precarietà della segnaletica viaria sia verticale, sia orizzontale esistente non aiuta la mobilità fluida e consapevole, amplificando de facto le problematiche attualmente esistenti.

Sul Cardiocentro. Le trattative, lunghe ed estenuanti, sono fallite tra parole amare, e il Gruppo di sostegno ha fatto scattare il “piano B”, l’iniziativa popolare. Se da un lato si grida “Pacta sunt servanda” dall’altro si proclama “Vox populi vox Dei”. Il professor Moccetti e l’EOC potranno trovare un punto d’equilibrio?

Credo fortemente che sia nell’interesse dei pazienti e dello stesso comparto ospedaliero che possano trovare un punto d’equilibrio. Il focus deve tornare sull’essenza della vertenza: il paziente e la garanzia del relativo servizio erogato.  L’ente deve garantire la piena autonomia operativa al CCT, “separando” fisicamente le 2 strutture (personale specializzato dedicato, sale operatorie, ecc.) e garantendo alla struttura quella libertà finanziaria per assicurare lo sviluppo necessario al mantenimento degli standard qualitativi necessari, magari con dei piani non annuali, bensì quantomeno triennali se non quinquennali.

Quali prospettive per il PLR nelle elezioni – cantonali e federali – del 2019?

2 CS e una inversione di tendenza politica

La penultima domanda verte sul recentissimo passato. Il progetto “la Scuola che verrà” è miseramente caduto. Ha perso (duramente) Bertoli. Dove ha sbagliato? Ha perso (duramente) il PLR. Dove ha sbagliato? Lei come ha votato?

In merito si è già discusso moltissimo; da parte mia mi limiterò a sottolineare la bassissima partecipazione al voto, il fatto che anche gli oppositori ritenevano l’attuale modello non ottimale, il non avere, o avere poco, valutato l’attuale passaggio fra scuola media e Liceo (si è più che altro parlato di tassi di riuscita universitaria) e soprattutto di avere “politicizzato” una tematica che riguardava essenzialmente il mondo di domani. Oggi ritengo essenziale, senza pregiudizi ideologici, la necessità consapevole di dare più competenze solide e forti ai nostri allievi e studenti, quali strumenti fondamentali per un vero affrancamento sociale, anche e proprio per i più fragili.

Per concludere: la strategia mediatica della Sezione. Come comunicare, quali messaggi fondamentali inviare? È stato creato (o è previsto) uno “staff mediatico”?

Abbiamo provveduto alla creazione di un ufficio stampa, con a capo il giornalista Mauro Botti. Punteremo inizialmente sui “social” per una ragione di immediatezza e di dialettica, cercando l’interazione diretta con chi ci segue.

Fondamentale, per noi, è ricominciare dai nostri valori, dalle nostre visioni, ricordando il perché siamo e vogliamo continuare ad essere liberali radicali.

Esclusiva di Ticinolive