“Sgomberare il Macello è un errore” – di Leandro de Angelis

Pubblichiamo questo interessante contributo dovuto alla penna di un giovane studente universitario. Ticinolive, che ha partecipato a suo tempo alla conferenza stampa indetta dal Municipio, guarda con favore al progetto presentato dall’Esecutivo, che giudica utile allo sviluppo culturale e sociale della Città.

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La questione dell’ex Macello di Lugano fa parlare da anni e Municipio e occupanti non sembrano per il momento aver trovato una soluzione.

La storia del centro autogestito

Erano gli anni ’80 quando in Ticino si rafforzarono i movimenti che domandavano la creazioni di centri autogestiti, delle realtà che si erano già affermate in altre parti della Svizzera. Nel 1996 il gruppo Realtà Autogestita durante un’importante manifestazione occupò e si instaurò nella sede degli ex Molini Bernasconi a Viganello. Dopo un solo anno di autogestione un incendio di probabile origine dolosa venne appiccato allo stabile e su decisione del Cantone ai cosiddetti Molinari (nome dovuto alla precedente occupazione del Molino Bernasconi) venne assegnato l’ex ristorante Al Maglio a Canobbio. Cinque anni dopo, nel 2002, un altro spostamento fu imposto, questa volta non dal fuoco, ma da un intervento della polizia cantonale che sgomberò con la forza la sede. Un dialogo venne a quel punto instaurato tra i Molinari ed il Municipio, che infine concesse agli autogestiti le chiavi dell’ex macello di Lugano, ma senza produrre nessun accordo ufficiale o una forma di contratto. Negli anni seguenti la natura del movimento cambiò ed i Molinari assunsero una linea più dura, con il risultato che il dialogo con il Municipio divenne sempre più faticoso. Da ormai qualche anno il governo cittadino vorrebbe riqualificare l’area (assai pregiata) dell’ex macello, ma per farlo gli autogestiti dovrebbero levare le tende ed i rapporti tra autorità e Molinari sono peggiorati ancora, tanto che si parla di un muro contro muro dove il Municipio avanza un progetto senza offrire alternative agli occupanti che pianifica di sloggiare.

Il vicesindaco Bertini parla di “restituire il Macello ai Luganesi”, ma le centinaia di persone che vi si recano ogni weekend da dove vengono?

Spuntano dai tombini o volano da Marte? No Michele, quelle persone sono i giovani di Lugano, che di giorno lavorano o studiano e di sera si recano al Macello sapendo di non dovere pagare 25 fr. di entrata, laccarsi i capelli e sfilare in mezzo ad addetti alla sicurezza dall’aria violenta. Al Macello vanno quelli a cui piace ascoltare dal vivo giovani band locali che cercano un palco sul quale potersi esibire per la prima volta, proponendo reggae, rock, rap, elettronica e altro ancora.

Il Municipio parla di alloggi per turisti, ma non abbiamo gli alberghi mezzi vuoti? Parla anche di attività culturali, ma i 200 milioni che abbiamo appena speso per il LAC non sono già abbastanza?

Se mi concentro, chiudo gli occhi e provo ad immaginarmi il progetto una volta ultimato, con il suo caffè letterario, il punto di ristorazione, l’area coworking e quella costudying, l’immagine che si materializza nella mia mente non ha niente di particolarmente interessante: di caffè ne abbiamo già, di punti di ristorazione e centri culturali pure. Ciò che vedo è un altro insieme di edifici bellocci, tirati a lucido, con qualche sporadico turista ed alcuni clienti con l’aria seria che chiacchierano sottovoce sorseggiando un caffè. Ciò che non vedo più, invece, è il fermento, il movimento, i colori dei graffiti ed i concerti che fanno dell’attuale spazio autogestito un caso quasi unico a Lugano: un luogo di espressione fuori dagli schemi, originale e, soprattutto, uno spazio vivo. C’è chi lamenta che Lugano è una città morta, noiosa, che gli studenti ed i giovani professionisti lasciano per stabilirsi oltralpe. Io credo di poter parlare a nome di tutte queste persone quando dico che ciò di cui la nostra città ha bisogno non sono altri centri culturali o caffè dall’aria intellettuale con il cappuccino a 5 franchi, ma ritrovi giovani, vivi, vibranti, proprio come il centro autogestito che si vuole sgomberare. Ora mi rivolgo al Municipio: se siete determinati ad andare a fondo con la riqualificazione, almeno preoccupatevi di trovare un’alternativa valida per il Molino, perché il centro con le sue pareti colorate e l’aria trasandata paradossalmente è ossigeno per questa città, molto di più di quanto non lo sarà il nuovo lucente centro “per i Luganesi”.

Leandro de Angelis

(fonte: il portale www.Tink.ch)