Cina: I diritti negati e il peso dei soldi – di Vittorio Volpi

In un articolo molto serio – e coraggioso – il giornalista Ernesto Galli della Loggia sostiene che: “Oggi, specialmente l’Europa Occidentale e i suoi regimi democratici, appaiono sostanzialmente indifesi di fronte a un mondo esterno aggressivo e senza scrupoli il quale ha grandissimo interesse a piegare le nostre democrazie ai propri voleri. Innanzitutto, come dimostra il caso della Cina, cancellando la nostra capacità di critica nei confronti delle molte ignominie che in esso si commettono.”

Lo scrittore in realtà mette il dito nella piaga se si osserva l’apparente (o reale?) ignoranza dei nostri politici (ma mettiamoci anche uomini d’affari) in Europa in particolare – verso la natura della RPC (Repubblica Popolare Cinese): un regime, come scrive Galli della Loggia “totalmente illiberale, nazionalista ed espansionista come pochi.” Paese che peraltro detiene il record mondiale delle condanne a morte.

Possiamo verificare per la Cina quanto sopra se osserviamo un paio, fra le tante, realtà dei nostri giorni, cominciando da Hong Kong. Nel 1997 gli inglesi cedettero la colonia di Hong Kong alla Cina (reversione). La Cina promise in cambio la formula “un paese, due sistemi”, e cioè, per 50 anni “un alto grado di autonomia e libertà civili”.

Ma ciò che sta accadendo è ben lontano dalle promesse. E Xi Jingpin, il forte leader cinese, in visita l’anno scorso, ha ammonito che i residenti non devono “oltrepassare la linea rossa e contrastare il potere del governo centrale”.

Per questo di recente, inter alia, è stato messo al bando un partito politico e un sociologo non allineato andrà sotto processo. Le autorità locali, servili a Pechino, hanno incominciato a usare misure legali ed amministrative per indebolire ogni movimento pro-democrazia.

È stato persino negato il visto a un giornalista del Financial Times e, sempre di più, si sostiene che si governa non “sulla base delle leggi”, ma “si usano le leggi”. Mancando ancora trent’anni alla finale riunificazione con Pechino, si possono già immaginare le sofferenze per quei cittadini. Si stima intanto che già 1/5 della popolazione sognerebbe democrazia e non dittatura.

Ma la “perla” è quella degli Uiguri. Abitanti di matrice turco-mussulmana che popolano lo Xinjiang, regione occidentale ai confini del Tajikistan. I cinesi da tempo negano le evidenze: l’internamento negli ultimi anni di almeno 3 milioni di Uiguri reclusi in campi di detenzione sarebbe una cosa gioiosa e ludica. Sport e scuola, (eufemisticamente soprannominati campi di rieducazione; così i russi definivano i gulag..). Secondo Pechino, i poveri Uiguri verrebbero istruiti ad apprendere i loro “diritti legali” studiando la lingua cinese propria (il mandarino). I loro figli sono invece separati e inviati in “orfanotrofi” per gli studi.

Lo “stringere i bulloni” da parte del PCC (Partito Comunista Cinese) è iniziato nel 2016 con la nomina a segretario del Partito locale, di Chen Quang guo, carico di gloria per lo stesso lavoro svolto in Tibet.

Il PCC per tempo ha negato le evidenze, ma ultimamente di fronte alle eclatanti prove, ammette con il lessico dei regimi che anche noi abbiamo conosciuto in persona: “pace e stabilità debbono essere al di sopra di ogni cosa. Sulla base di questo principio ogni misura può essere adottata.”

Il dramma per noi è che mentre pochi giornali europei bene informati e più coraggiosi danno sistematicamente notizie su queste tragedie, fa specie il constatare la quasi assenza d’informazioni approfondite a casa nostra. Purtroppo, la politica dei doppi forni è pronta a ingigantire tutto ciò che in particolare riguarda l’America, glissando del tutto su situazioni gravi per il nostro futuro di mondo globale.

Cosa che ci riguarda come ci riguardano i misfatti americani; senza dimenticare uno scritto famoso che sostiene:” finché uno di noi non sarà libero, siamo tutti non liberi…” Emma Lazarus”

Fa specie in Italia osservare lo sciame di beceri politici che corrono ad ossequiare Pechino fantasticando sui grandi vantaggi della Via della Seta, vero obiettivo strategico della politica espansionistica cinese. Senza sapere nulla né capire niente…

Non sarà che per la sinistra del caviale quel “falce e martello” non si possa criticare?

Vittorio Volpi