Giappone, abdica il “Figlio del Cielo” – di Vittorio Volpi

C’è l’annuncio ufficiale da parte del Governo giapponese: il 30 aprile prossimo, il “Figlio del Cielo”, l’Imperatore Akihito, abdicherà per motivi di salute. Gli succederà il 1° di Maggio il figlio maggiore Naruhito (57 anni).

Il Governo programma 10 giorni di vacanze…..senza precedenti.

Al giorno d’oggi di per sé le abdicazioni sarebbero materia di ordinaria amministrazione e non susciterebbero grande curiosità. Abbiamo avuto di recente pure un papa, Benedetto XVI, che ha abdicato dal soglio pontificio. Quella di un Imperatore giapponese però non è cosa ordinaria. Nonostante che, secondo la Costituzione, il Tenno non sia più un dio in terra, ma solo “ il simbolo dello stato e dell’unità del popolo”, allo stato profondo della psiche dei figli del Sol Levante, l’Imperatore conserva da sempre l’aurea di una divinità che presiede la famiglia giapponese.

Il capostipite di un popolo eletto, perché secondo la mitologia, egli discende da Amaterasu (dea del Sole), progenitrice della famiglia imperiale. Per questo motivo durante il conflitto mondiale, i soldati giapponesi indottrinati fino al fanatismo, erano convinti di essere invincibili: perché si consideravano un popolo eletto.

Oggi quelli che si fanno saltare in aria per uccidere l’infedele, agiscono con motivazioni a noi conosciute ; ma, invece, durante il conflitto mondiale gli arerei che con il pilota puntavano e si uccidevano contro le navi americane erano difficili da capire.

Con l’incoronazione nel 1989di Akihito (che abdicherà), tutto è cambiato. Egli ha sostituito suo padre, Hirohito, che ha regnato per 63 anni attraverso un periodo storico drammatico.

Salito al trono giovane (Hirohito), nel 1926 fu costretto a vivere un periodo miserabile. Il militarismo prima, l’invasione di Cina e Corea delle sue armate, il deflagare del conflitto mondiale, il dramma delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, hanno caratterizzato una vita terribile.

A rischio della sua vita – i fanatici nel ’45 volevano combattere fino alla distruzione totale del Giappone – Hirohito ebbe il coraggio di decidere (i critici sostengono, finalmente) ciò che costituzionalmente non poteva fare: firmare la resa incondizionata agli alleati.

Come non ricordare Hirohito, formale in Stifelius recarsi al quartier generale del generale McArthur che lo ricevette in maniche di camicia e pronunciare: “sono qui per sottopormi al giudizio delle Nazioni: può farmi uccidere, di me può fare quello che vuole, purché sfami i miei cittadini”.

Il generale McArthur, di fatto il conquistatore del Giappone, (il Giappone mai era stato conquistato nella sua lunga storia) fu così colpito dall’umiltà e contrizione di Hirohito arrivando a descriverlo come “il primo gentiluomo del Giappone”.

Hirohito non venne giustiziato né processato (al Processo di Tokyo, una replica di quello di Norimberga), ma fu invece costretto a dichiarare nel 1946, che “i miei legami con i cittadini sono basati sull’affetto e sulla fiducia reciproca….e non sul falso concetto che l’imperatore è divino”. Naturalmente la Costituzione aveva ridimensionato il suo ruolo: da divino a umano.

La vita del dell’attuale imperatore Akihito – che ha 83 anni – è stata molto più serena di quella del padre. Quasi 30 anni giudiziosi ed irreprensibili di pace e prosperità. Da giovane ha sposato una bella ragazza conosciuta in estate in vacanza su un campo di tennis e fuori dai ranghi della corte; forse cattolica (ha studiato al Sacro Cuore di Tokyo) anche se non verrà mai confermato. I legami della famiglia imperiale con l’ autentica religione degli avi, lo shintoismo, sono sempre esistenti. L’imperatore ne è il simbolo vivente.

Più di un centinaio di capi di stato saranno sicuramente presenti dell’elevazione di Naruhito: una grande festa. Ma quando se ne saranno andati, con l’approvazione del governo (che dovrebbe invece tutelare la secolarità della Costituzione), inizieranno una serie di cerimonie private, per lo più sconosciute, ricche di misteri : proprio figlie della tradizione shintoista.

Naruhito dovrebbe reincarnarsi come uno spirito in manifestazione umana con cerimonie e prassi, certamente senza la carica emotiva del pre-guerra e della storia, ma sicuramente emblematiche di una tradizione lunga 2600 anni, senza interruzione: quella imperiale.

Il principe Naruhito, per ora, è più visibile nella società civile rispetto ai suoi predecessori; lo scrivente ha avuto modo di incontrarlo e di chiacchierare più volte con lui in Ambasciata d’Italia. Ha sposato una moglie molto bella, colta, cosmopolita, non nobile, con studi all’estero.

Principessa triste, la definiscono; la vita di corte giapponese d’altra parte è una missione che si basa su lealtà, dedizione, serietà e diligenza. Con una forte dose di seclusione…non certo facile per chi ha respirato l’aria del mondo.

Ma Il Giappone è pur sempre così e lo sarà per sempre. In sintesi, il risultato di una continuità culturale e di una tradizione millenaria che cambia nel tempo nelle forme, molto meno nella sostanza..

Vittorio Volpi