Al Castello di Trento. Il piacere di sentirsi a casa – di Cristina T. Chiochia

Tra nuove mostre e nuove sale 
La bellezza di una città  italiana unica, Trento, famosa per l’atmosfera che riesce a creare a Natale, fa parlare di sè anche solo grazie alla splendida posizione geografica, ma , un quella che è anche culla dell’irredentismo italiano, tanto più importante nell’ottica  della geopolitica contemporanea, parlare di dignità ed unità territoriale, fatto di sogni e speranze, quale l’appartenenza viva e sincera ad una nazione fornisce una bella chiave di lettura per comprendere la società.
Ne è un bellissimo esempio la mostra, inaugurata lo scorso mese di Maggio sull’eroe più sconosciuto della storia della vicina Italia anche agli italiani stessi, Cesare Battisti  in uno spazio, la Torre Granda che lo ispitò nella prigionia prima che il tribunale, la sala al piano nobile del Castello splendidamente restaurata, lo dichiarasse colpevole per poi eseguire la sentenza di morte nel fossato dove si trovano ancora le lapidi. Una torre, quella Granda, totalmente riallestita con oggetti ,ma che sulla porta ha ancora scolpita la parola “libertà” e,  come recita il comunicato stampa “molto evocativi in un ambiente scenografico ed immersivo” che è poi anche il leit motiv di tutte le nuove sale al Castello del Buonconsiglio di Trento. Veri e propri percorsi emozionali dunque, che ricordano un poco la struttura degli ambienti di Castel Sant’Angelo a Roma e che sono sicuramente il vero motivo per cui si può decidere di visitarle, visitando le nuove mostre in esso allestite, grazie anche alle nuove sale a cui presto se ne aggiungeranno altre (per ora due oltre all’imminente apertura del nuovo e tecnologico infopoint e bookshop). Sale, si diceva, dedicate  quasi a voler far sentire a casa il visitatore. Dandogli il benvenuto. Facendolo sentire a casa attraverso la storia. Ecco quindi la sala dedicata “alla storia delle genti trentine allestita nell’ex Lapidario che “con una sorta di macchina del tempo” racconta  “la storia del Trentino dalle origini fino alla prima guerra mondiale”. Un’occasione da non perdere, quindi, per una gita nella vicina Italia  non solo per il bellissimo mercatino propizio per le festività del Natale ma per godere appieno di questo esempio interessante e molto ben riuscito di un monumento e di una collezione curati fin nei minimi dettagli dove l’essere Italiani e liberi, fanno rima con un profondo senso di appartenenza.
Un inverno quindi il prossimo dove le mostre del Castello della città  di Trento si palesano come non solo “nuove mostre” ma anche come allestimenti in nuovi spazi museali per il piacere schietto e sincero di sentirsi “a casa” anche se turisti, anche in luoghi adibiti e abitati dall’arte,  ma anche alla storia italiana, senza rimanerne sopraffatti o indifferenti, ma “abitando” quegli spazi, come un ospite atteso e voluto, benvoluto. Il Castello del Buonconsiglio come un grande percorso emozionale che unisce sensibilità di tutto il nord Italia e non solo, anche europeo. Partendo proprio dai grandi cambiamenti di restyling fortemente voluti e ricercati e che si sono creati “ad hoc” come veri percorsi emozionali (solo per citarne alcuni la sezione archeologica del museo che vanta pezzi di lavorazione orafa ed artigiana unici e le sale dedicate alla storia delle genti trentine: veri iter narrativi e molto evocativi perchè costruiti in ambienti scavati nella roccia stessa, girando sulla torre dalle sue fondamenta). E non solo. Poi basta sfogliare i cataloghi, tutti editi nelle edizioni “Castello in Mostra” e curati, a fascicoli, dalla provincia autonoma di Trento, per rendersi conto che le mostre non sono semplici mostre ma atti d’amore. Curati in loco e manifesto della sensibilità non solo dei ricercatori ma anche dell’intero polo museale provinciale. E così ecco le mostre: quella della “Madonna in blu”, “Di terra e di fuoco. Il San Sebastiano di Andrea Riccio” e “Sotto il Cielo d’Egitto. Partono tutte e tre da un comune denominatore: l’amore per i dettagli e la cura degli allestimenti nel mood appunto di quel “piacere di sentirsi a casa” .
E così se fino al 24 Febbraio 2019 si potrà ammirare la scultura veronese del Trecento chiamata “Madonna in Blu” attraverso la grazie e la maestria degli attrezzi del “Maestro del Sorriso” restaurata e restituita così non solo alla splendida devozione che essa esprime ma a quel gusto di intimità che così bene esprime,nella seconda mostra, quella del San Sebastiano dello scultore rinascimentale Andrea Riccio, sempre visitabile entro il 24 Febbraio 2019, a 10 anni esatti da quella che è stata la prima rassegna monografica su questo artista, ora una delle stanze più belle di questa ala del Palazzo, ospita questa scultura in terracota unica, che come recita il comunicato stampa “nella gtensione del volto, bella modellazione incisiva e grafica dei capelli, nella resa anatomica serrata e precisa del corpo, evidenzia i tratti più tipici del  fare del Riccio , artista formatosi come orafo ma divenuto ben presto famoso plasticatore e bronzista[…]”: un’opera che fa della modellazione “incisiva”un piccolo capolavoro, rendere  il Santo trafitto, quasi un eroe.
Concludendo è sicuramente bello segnalare la mostra inaugurata il 10 novembre ed anch’essa visitabile sino a fine febbrario dal titolo SOTTO IL CIELO D’EGITTO un capolavoro ritrovato di Francesco Hayez che fa comprendere anche il motivo per cui Milano e Trento sono così vicine, seppur lontane grazie alla manifestazione “Intrecci di arte e musica attorno a un’opera di Francesco Hayez”che si inagura stasera, venerdì 30 novembre  alle ore 18 e 19 e che  seguirà sabato 8 dicembre sempre alle ore 18 e 19. La semplice musica di un clarinetto, due attori in scena, ed ecco la magia di un carteggio unico , ambientato nell’atelier di Francesco Hayez, quando le lettere inviate dal nobile trentino Simone Consolati chiedevano informazioni sulla opera commissionata al pittore milanese e che farà bella mostra di sè nel suo salotto.  Un “Risposo durante la fuga in Egitto” inedito anche per un maestro come Hayez che,, anche se indiscusso protagonista di molte mostre in Italia , qui rimanda più a quella dimensione di pura emozione, conviviale affetto nel quotidiano. Un quadro che mancava ad una esposizione pubblica dal lontano 1831 e che ” si pone al centro di una trama di rimandi, capaci di restituire la viviacità del contesto culturale trentino in età romantica, nelle relazioni dei protagonisti e della loro levatura intellettuale”.  Insomma: il Castello del Buonconsiglio di Trento come casa, salotto della città, un luogo per sentirsi “a casa” ed i benvenuti, annullando discriminazioni tr differenze di genere e di sorta, tra turisti, utenti ed opere d’arte dipinte, ritrovate, scolpite o affrescate, tra nuove mostre e nuove sale di un Castello unico in Italia e che gli italiani per primi dovrebbero visitare, mentre il mausoleodell’eroe Cesare Battisti sulla collina del Doss Trento, per una volta, fa da spettatore. Da visitare.
Cristina T. Chiochia