Accordo quadro tra Svizzera e Unione Europea, imprenditori soddisfatti dell’intesa raggiunta. Berna prende tempo per riflettere

Sebbene la posizione geografica della Svizzera la collochi nel bel mezzo dell’Europa, tuttora la Confederazione non fa parte dell’Unione Europea ma adesso Bruxelles vorrebbe un legame più da vicino, saldato con un accordo quadro.

Nel 1992 i confederati votarono per entrare nello spazio economico europeo, ma la maggioranza rifiutò. Da allora i cosiddetti “trattati bilaterali” hanno assicurato che la Svizzera non perdesse l’accesso al mercato unico europeo. I vicini europei, infatti, sono partner importanti che solo nel 2017 hanno generato il 60 per cento del totale delle esportazioni svizzere.

Per anni Bruxelles ha voluto posizionare le relazioni con la Svizzera su una nuova base. Un trattato di “amicizia” per garantire un’applicazione uniforme delle norme di mercato interno. La maggioranza delle aziende svizzere questo accordo quadro lo vuole, sostenute dall’Unione svizzera degli imprenditori (USI) e da economiesuisse, che entrambe giudicano positivamente la consultazione avviata dal Consiglio federale. La popoloazione elvetica tuttavia è divisa.

Attualmente esistono un centinaio di contratti che governano la relazione tra Svizzera e UE. L’accordo quadro mira a creare un’intesa giuridica unica su questioni istituzionali, quali la libera circolazione delle persone e il trasporto aereo, ad esempio. Sono quasi cinque anni che l’accordo è in fase di negoziazione. E sono proprio le misure di accompagnamento per la libera circolazione dei lavoratori il punto critico.

Secondo il punto di vista svizzero le aziende europee devono registrarsi con otto giorni di anticipo per lavorare sul territorio elvetico in modo da prevenire il dumping salariale. Diversamente la Commissione europea vede questa regola come un ostacolo burocratico inutile. L’accordo quadro prevede nell’ultimo testo redatto un termine di registrazione di quattro giorni.

Recentemente la Commissione europea ha cominciato ad aumentare la pressione sulla Svizzera stabilendo un ultimatum: soltanto con l’approvazione dell’accordo, la borsa svizzera continuerà ad essere riconosciuta come equivalente. In assenza dell’accordo quadro invece, l’UE negherà l’accesso alla Borsa di Zurigo, quarta borsa più grande d’Europa, causando non poche complicazioni al mondo finanziario. La decisione infatti vorrebbe dire che gli intermediari finanziari non potranno più negoziare a Zurigo azioni di società come la Nestlé o la Novartis, ma ricorrere a sedi nell’UE.

Anche se il governo svizzero avrebbe trovato un piano di emergenza per negoziare soltanto in Svizzera le azioni di società svizzere, ieri è stata raggiunta un’intesa scritta in 13 pagine tra Berna e Bruxelles che il Consiglio federale non ha sottoscritto ma ha deciso di mettere in consultazione politica interna per poterla poi firmare nella prossima primavera.

Adesso che il Consiglio federale concorda con l’esito dei negoziati, non rimane che verificare se ci sia una possibilità nella consultazione politica interna di accettare le opinioni divergenti sulle misure di accompagnamento e sulla direttiva sulla cittadinanza dell’Unione. Lo scetticismo è alto con una forte resistenza interna. Ma bisogna ricordare che l’accordo quadro riguarda anche il trasporto terrestre, il trasporto aereo, il commercio e l’agricoltura oltre alle persone.  Occorre inoltre ricorsare l’importanza dell’accesso al mercato dell’elettricità che senza un accordo sarebbe impossibile.

L’intesa regola i meccanismi istituzionali esistenti che si adatteranno ai nuovi sviluppi della legislazione europea mediando le controversie tra i due vicini di casa. Nel caso in cui la Svizzera decida di non accedere al mercato europeo rischia di dover prendere in consegna le regole degli Stati Uniti e della Cina.

Un no ad un accordo quadro con Bruxelles avrebbe il suo prezzo: scioglimento di contratti esistenti, ostacoli tecnici agli scambi, ostacoli alla cooperazione in materia di ricerca, indebolimento della posizione scientifica, esclusione degli studenti svizzeri dai programmi di scambio. Tra le altre cose non sarebbe possibile per una compagnia aerea svizzera beneficiare della legge di cabotaggio negoziata tra Berna e Bruxelles con la quale si può offrire un volo nazionale in un paese dell’UE.  Verrebbero inotlre sospesi tutti i negoziati sulla la salute pubblica e la sicurezza alimentare e altre conseguenze difficili da prevedere adesso. Un prezzo di cui il Consiglio federale è consapevole. Intanto Berna prende tempo lanciando segnali di amicizia alla Commissione europea.