“La politica finanziaria del Governo è inesistente”. “Votiamo NO al Preventivo 2019” – Sergio Morisoli, capogruppu de “la Destra”

Potremmo riassunere questo lungo e articolato intervento come segue: “Governo e Parlamento spendono molto, troppo… ma riescono a trovare i soldi… così l’estetica dei conti è salva.”

In Economia (qui si parla di spesa dello Stato) il verbo liberale di Morisoli è molto diverso dal verbo liberale-radicale. Al di là delle divergenze ideologiche, che sono nette, un conto sono le impostazioni di chi gestisce il potere, un altro conto sono i criteri di chi sta all’opposizione.

E Morisoli all’opposizione è dal 2011, dopo essere stato il braccio destro di Marina Masoni (prima di entrare in Parlamento) e dopo aver corso da candidato PLR al Consiglio di Stato (lui con Vitta, ma nessuno ebbe il posto).

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VERSIONE INTEGRALE   La teoria della finanza pubblica e la prassi confermano che l’ultimo Preventivo di legislatura non contiene mai né correzioni di spesa importanti né riduzioni della pressione fiscale.

È nella logica di chi è al Governo: cioè di chi vuole essere rieletto. Nessuno viene eletto se vuole fare meno, se non promette nulla in più, se taglia spese o se riduce imposte. Gli elettori premiano chi aggiunge: compiti, attività, controlli, sussidi, nuove regole e nuovi interventi statali. Viene premiato chi garantisce di cambiare nulla di ciò che lo Stato fa già, e si permette di promettere che farà di più.
E’ così.

Il P2019 è pure la sintesi di un quadriennio di politica finanziaria inesistente del Governo che vuole farsi rieleggere fra 4 mesi. Le manovre finanziarie, lo si sa, possono avere una chance di essere attuate se vengono previste nel secondo o nel terzo Preventivo di legislatura. Il gruppo la Destra non ha mai votato nessuno dei Preventivi passati proprio perché non hanno mai contenuto quelle misure di ristrutturazione della spesa e quelle misure di alleggerimento fiscale che il Paese e i cittadini e le imprese hanno da anni tanto bisogno. Il quarto Preventivo non fa che confermare e sancire la non volontà del Governo a fare politica finanziaria attiva e non solo amministrativa.

Ora si presenta un bilancio in positivo; contabilmente un risultato gradito ma nel merito un nulla di fatto. Lo sappiamo tutti, sia il Governo che il rapporto di maggioranza, il pareggio è unicamente dovuto alle notevoli maggiori entrate, cioè ai soldi in più presi da chi paga imposte tasse e balzelli, e non è grazie a misure di parsimonia e prudenza nel modo di spendere i soldi dei cittadini e delle imprese.
Finanziariamente si conclude una legislatura estetica, ma non certo virtuosa. Conti in pareggio ma disordine nelle crescita delle spese, disordine nel rapporto tra genere di spese, disordine nelle proporzioni delle spese funzionali. Imballaggio passabile ma contenuto avariato.

Il Governo e i partiti di Governo che oggi con le solite litanie dei mille distinguo, minacce, messe in guardia, approveranno comunque l’ennesimo Preventivo farlocco; non sono riusciti a mantenere fede nemmeno a quei pochi paletti che avevano fissato, in modo roboante e trionfante, per impedire la crescita della spesa.

Nel PF di inizio legislatura, (veramente, tardivamente dopo quasi un anno dall’inizio), si erano detti che la spesa non doveva superare certi limiti nel 2019. È utile far memoria.

La somma delle uscite correnti per i 4 anni di legislatura doveva essere di 12’409 mio, oggi sappiamo che sarà invece di 12’596, cioè 187 mio di troppo. Le uscite correnti dovevano raggiungere il massimo di 3’155 mio nel 2019; oggi sappiamo che saranno invece 3’249 mio cioè 94 mio di troppo. I costi del personale dovevano essere di 1’005 mio; saranno invece di 1’033 mio cioè 28 mio di troppo. I costi per beni e servizi furono plafonati a 298 mio, saranno di 303 mio quindi solo 5 mio in più. I sussidi dovevano essere di 1’905 mio, e invece saranno di 1’972 mio, cioè 67 mio di troppo.

In totale per queste 3 spese la differenza nel 2019, tra ciò che era stato promesso con tanto di decreto e lavoro commissionale e la realtà, sarà di 100 mio di troppo.

Se da un lato le spese sono state lasciate crescere in modo spontaneo senza potature, è anche dovuto al fatto che il gettito da imposte e i proventi dalle tasse causali sono aumentati molto e nessuna riduzione della pressione fiscale è entrata in linea di conto. Si prevedeva un carico fiscale per tutta la legislatura di 7’552 mio, e si avrà invece un peso di 7’837 mio, cioè 285 mio in più. La pressione fiscale non è stata minimamente allentata, tant’è che invece dei 1’946 mio previsti per il 2019 saranno 2’033 mio cioè 87 mio in più! E i proventi da tasse che dovevano essere al massimo 276 mio saranno invece 285 mio, cioè 9 mio in più. Ci sono quindi per il 2019, ben 96 mio di troppo pagati da cittadini e imprese nonostante la manovra finanziaria allora prevista e votata: con il solito titolo della “simmetria dei sacrifici”, diventata poi purtroppo con un neologismo sarcastico e cinico “simmetria dei vantaggi”.

Il pareggio non è quindi un caso, ma bensì la volontà di continuare a lasciar correre le spese chiedendo di più ai cittadini e ai contribuenti. In questa legislatura il Governo è riuscito in una impresa storica: passare dal “tassa e spendi” allo “spendi e tassa”.

Detto del Governo che non ha saputo operare che attraverso l’aumento delle spese e la non riduzione della pressione fiscale; va ribadito che il nostro gruppo a più riprese nel corso della legislatura ha presentato degli atti parlamentari per andare in direzione opposta di quella scelta dal Governo e dalla maggioranza del GC. Abbiamo proposto misure sia per contenere la crescita della spesa che per ridurre le imposte. In questo contesto va ricordato che il Governo ha sempre respinto o mantiene nei cassetti ogni nostra proposta, in grande sintesi il Governo ha bocciato/tiene ancora nei cassetti:

  • La regolazione e il controllo strutturale della crescita della spesa corrente personale, dei beni e servizi, dei sussidi legandola con il gettito fiscale
  • La revisione dei compiti dello stato
  • Lo sfoltimento delle leggi
  • La responsabilità finanziaria con il voto del PF di legislatura da parte del GC
  • La riforma dei crediti quadro
  • Il referendum finanziario obbligatorio
  • L’aumento della deduzione per le liberalità dal 20 al 50%
  • L’abbassamento del 10% delle imposte per il ceto medio
  • Il pacchetto fiscale per persone fisiche e giuridiche ticinesi
  • La deducibilità dei premi di cassa malti
  • Il pacchetto con 11 DL di riduzione fiscale mirata
  • Il moltiplicatore comunale differenziato per PF e PG
  • La riduzione dell’aliquota al 5% dell’imposta sull’utile
  • Il freno all’impatto per il valore locativo
  • La parità fiscale per i single

Tutte proposte a favore del ceto medio, di quei cittadini dimenticati: salariati, piccoli proprietari, artigiani, commercianti, albergatori, agricoltori, imprenditori, casalinghe,.che:

• Si alzano ogni mattina per lavorare
• Con fatica e orgoglio tengono assieme le loro famiglie
• Pagano fino all’ultimo centesimo tasse e imposte
• Non ricevono né favori, né sussidi statali
• Sono dimenticati dalla politica e dallo Stato
• Non chiedono aiuti pubblici e non sono clientelari
• Non si lamentano e ci provano da soli
• Non manifestano, non sfilano e non hanno lobby
• Gli viene chiesto di lavorare, produrre, pagare
• Crescono e educano i loro figli e quelli di altri
• Ubbidiscono alle leggi e se sbagliano pagano
• Subiscono le diseconomie dei mercati dopati in silenzio
• Subiscono le decisioni politiche avverse in silenzio
• Hanno paura di cadere e finire tra i poveri
• Sanno che non saliranno più tra i ricchi

Votiamo NO a questo Preventivo 2019 per le ragioni strettamente finanziarie esposte sopra, ma anche perché il Governo e la maggioranza dei partiti di governo non hanno mai voluto tenere conto, approfondire e trovare una via per rispondere positivamente alle proposte fatte dalla Destra a favore dei contribuenti, delle aziende e del ceto medio del Ticino. Un NO per la loro incapacità di accogliere, anche minimamente, il nostro aiuto per andare nella giusta e dovuta direzione. Un NO all’ ottusità, al verticismo e all’autosufficienza di chi governa.

Sergio Morisoli, capo gruppo La Destra (UDC-AL)