Islamofobi, filoislamici e complottisti: tra post e gessetti colorati, così si reagisce agli attentati

Strasburgo, i Social e l’Estremismo Islamico: una Realtà da Affrontare, Virtualmente

Strasburgo. E’ l’ennesimo attentato. Sui social (poiché il mondo in cui viviamo non è più reale, ormai, ma solo di post e condivisioni) le opinioni si dividono.

Ci sono quelli “fans dell’Oriana” che individuano nell’ennesimo attentato da parte di un estremista islamico (dato di fatto), l’islam come problema radicale, da estirpare, e citano l’imperitura riflessione della Fallaci “non tutti i mussulmani sono terroristi ma tutti i terroristi sono mussulmani.”

Poi ci sono quelli “dei  gessetti colorati”, che sentenziano commoventi, stucchevoli e riciclate parole omaggianti alle vittime, magari scritte su un cartone A4 con un pennarello colorato, e commentano “i terroristi non hanno religione”. Sembrerebbe piuttosto che ne abbiano una ben precisa, radicalizzata e portata all’estremo,ma vabbé. Di questa categoria partecipano anche la maggior parte dei giornalisti. Immancabile la foto profilo di Facebook con la bandiera in effetto trasparente del paese colpito, le scritte “pray for…” formulate magari dai peggior atei indifferenti, la cui indifferenza la rivolgono, infondo coerentemente, al problema di fondo degli attentati.

Infine ci sono quelli “complottisti”, magari “fusariani” che vedono un oscuro disegno sotto ogni attentato. “Avete notato” scrivono “che i così detti ‘terroristi’ hanno colpito in Francia per distratte le attenzioni dei media dalle proteste dei gillet gialli? Per riportare il paese attorno al presidente-tiranno Macron, il quale avendo dichiarato lo stato di emergenza della Francia, necessita del sostegno e non delle proteste del suo popolo, il quale viene così riassoggettato alla tirannia dell’Unione Europea?” Oppure “I terroristi hanno colpito proprio quando Salvini era in Israele. Coincidenze? io non credo”

C’è un ultima categoria, quella dei “cratiliani”. Cratilo fu un filosofo greco che stanco dell’infondatezza dei discorsi altrui, si ridusse all’afasìa, ovvero non parlò più. Rispettabilissimo.