Cosa rispose Paolina Bonaparte ai maliziosi che le chiedevano se avesse posato nuda

L’Ottocento è un’epoca di alti valori, di amore puro e romantico, del più alto raggiungimento di bellezza epocale dell’arte… poi sfocerà nel Novecento, con le avanguardie ribelli, eccetera. Il resto lo sappiamo. Così come in arte che come in poesia, si frantumeranno i canoni della perfezione estetica in virtù di una ribellione che solo forzatamente ci parve gradevole, poiché vi ci si abituò.

Antonio Canova fu il più grande scultore di tutti i tempi e tra i suoi capolavori spicca il ritratto della sorella di Napoleone, la seducente Paolina, in vesti di Venere genitrice.

Nuda, il seno scoperto, il ventre piatto ma rilassato, una mano a sorreggere il capo elegantemente coronato, (o a nascondere le orecchie a sventola, imperfezione che, come i denti storti di Letitia Casta accentuano, tuttavia, la bellezza) e solo un velo (virtuosismo scultoreo) a coprirle parte delle gambe marmoree.

Principessa di Guastalla (terra che andrà poi a Maria Luisa, la seconda, bellissima, moglie di Napoleone), era sposata in seconde nozze (era rimasta vedova a soli 22 anni) con Camillo Borghese, un principe romano.  Dopo la separazione con il poco amato secondo marito, Paolina risiedette a Torino, lasciando l’ex consorte nelle sue tenute romane.

Si narra che questi, ancora innamorato perlomeno fisicamente dell’ormai perduta bellissima moglie, custodisse la preziosa scultura che il maestro Canova aveva fatto alla moglie, in una stanza buia, e che, su richiesta di ospiti molto intimi, gliela mostrasse, al solo lume di candela.

Quando Paolina lo venne a sapere, scrisse adirata al marito di smetterla: quella scultura, ritraendola nuda, era pur sempre considerabile come qualcosa di estremamente intimo, da non mostrare a chiunque.

La bellezza dell’opera, tuttavia, circolava sulle labbra d’ogni corte, e non pochi furono coloro che a Paolina chiesero se avesse davvero posato nuda per lo scultore. Si narrava, d’altronde, d’una scandalosa relazione tra il bell’Antonio Canova e la Principessa.

Ed ella, con nonchalance alla francese, rispose: “ovviamente, Ma la stanza era riscaldata.” Se ad ardere furono fascine di legno o fascino di corpi non ci è dato a sapere.

CF