Bertoli, il dopo-batosta e la tattica del salame. La proposta dei 18 anni – Francesco De Maria intervista Paolo Pamini

“Bertoli e funzionari stiano vivendo il dopo-batosta come se non ci fosse stato alcun voto”

“Sintomatico il silenzio dei due partiti storici PPD e PLR”

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È la vigilia di Natale (questa sera cena in famiglia, come sempre bellissima) ma la campagna elettorale è partita. Oggi abbiamo invitato nel “salotto buono” di Ticinolive l’on. Paolo Pamini, brillante granconsigliere del gruppo “la Destra” ed esponente di Area Liberale. 

Pamini ci parla della “tattica del salame” (evidentissima) e del recentissimo “colpo di coda” di Manuele Bertoli – l’obbligo scolastico sino a 18 anni – un tentativo di “recupero” a tre mesi dal voto. Vedremo.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  A suo giudizio, come vive il ministro Bertoli il dopo-Scuola che verrà? Qual è la sua strategia? Come può affrontare nel migliore dei modi la sua battaglia per la rielezione?

Paolo Pamini  Non sta a me giudicare come un politico con esperienza quale Bertoli debba impostare la sua battaglia per la rielezione, che sarà indubbiamente in salita a causa della frammentazione dei voti della sinistra e della determinazione della arzilla Amalia Mirante, già oggi subentrante socialista.
In merito alla Scuola che verrà (SCV), da quanto ci è dato a sapere da fonti dirette e indirette mi pare che Bertoli e funzionari stiano vivendo il dopo-batosta come se non ci fosse stato alcun voto. O meglio, interpretando il voto come semplice no al credito e non a tutto il progetto, che va avanti sotto altre forme. Ne abbiamo parlato apertamente in Gran Consiglio in dicembre 2018 in sede di Preventivo 2019.
La cosa ovviamente è molto irritante, benché coerente con il disprezzo che la sinistra ticinese ha per la democrazia diretta. Pensi che il Dipartimento e il Governo non hanno ritenuto necessario ed opportuno aprire un dialogo con noi referendisti dopo la scoppola alle urne, perché il tema del credito ormai sarebbe chiuso e non ci sarebbe più nulla da discutere… La palese strategia di Bertoli e compagni è quindi la famosa tattica del salame, facendo rientrare per la finestra quanto bloccato sull’uscio. Stiamo a vedere se PLRT e PPD se ne accorgono e faranno qualcosa in Commissione scolastica insieme a noi di UDC e Lega.

Pochissimi giorni or sono egli ha lanciato dalle pagine della Regione la sua nuova proposta: obbligo scolastico per tutti sino a 18 anni. Lei sarebbe disposto a sostenerla?

Credo che in questo caso Bertoli abbia ragione a parlare di quel 10-15% di giovani che non hanno un titolo di studio entro i 25 anni, e che nella maggior parte dei casi si tuffano nel precariato e nell’assistenza sociale.

Per favore, riassuma per me e per tutti i lettori l’argomentazione essenziale di Bertoli.

Vi sono giovani in Ticino che dopo la Scuola media non proseguono con la formazione, o interrompono quelle avviate senza concluderne alcuna. Senza in mano un titolo (maturità, attestato di capacità, maturità professionale,…) entro i 25 anni, queste persone sono più facilmente tagliate fuori dal mercato del lavoro, e spesso finiscono in assistenza. Alcuni di questi sono semplicemente demotivati e fannulloni, e trovano la comodità immediata del divano più attrattiva dei sacrifici che abbiamo fatto tutti noi altri. Grossomodo, su una classe di Scuola media di 20-24 allievi, un banco (2 allievi) andrà perso per strada. Il problema è dunque serio.

Ci sono cantoni svizzeri con l’obbligo sino a 18 anni?

Certo, Ginevra. Su quel recente esempio, Bertoli propone pertanto di introdurre l’obbligo formativo (non scolastico) fino a 18 anni. Fertig con lo stare a casa sul divano.

Per quali motivi non è convincente?

Da liberale mi disturba “mettere in prigione formativa” i giovani per ulteriori anni. Sono sempre molto all’erta quando lo Stato, per il bene dei cittadini, introduce obblighi. Tuttavia, come giustamente rilevato da Bertoli, il problema c’è ed è serio. Forse al ministro risulta difficile ammettere che per i giovani fannulloni lo Stato sociale è una possibilità troppo attrattiva con una rete di sicurezza a portata di mano sulla quale speculare. Non parliamo poi dei figli di famiglie più agiate le quali per mille motivi non sono riuscite a trasmettere loro il senso del sacrificio.

Fermo restando che Bertoli ha sollevato un problema reale, quale potrebbe essere una soluzione efficace, migliore della sua?

Un’idea su cui lavorare ce la dà il Premio Nobel 2017 dell’economia Thaler, che ha inventato il concetto di “paternalismo liberale” (libertarian paternalism) e della “spintarella” (nudge). Detto in parole semplici: si potrebbe pensare a un obbligo formativo come propone Bertoli, ma chiunque avrebbe il diritto di chiedere di esserne liberato. Per farlo però bisognerebbe annunciarsi attivamente e fare richiesta formale. In questo modo, solo chi è davvero determinato (magari per buone ragioni ed alternative) a non proseguire con una formazione si stacca dal sistema. La libertà individuale è preservata e noi liberali siamo contenti. Inoltre, proporrei che chi fa richiesta di non sottostare all’obbligo formativo perda una buona parte dei diritti sociali, perlomeno fino a 25 o 30 anni di età, in modo che vengano disincentivati i furbetti fannulloni. Credo che possano esserci delle soluzioni di compromesso tra sinistra e noi liberalconservatori su un tema del genere tanto importante. Mi sorprende un po’ che il PLR non abbia espresso grandi opinioni in merito all’uscita di Bertoli: non ambiscono a riprendere in mano la gestione della scuola?!

Lei è in grado di stimare il costo di una simile estensione?

No. Quella proposta da Bertoli tuttavia non dovrebbe costare un granché, considerato che si tratta di mandare in formazione quel 12% che pianta lì per strada. La mia proposta addirittura potrebbe comportare un risparmio netto, se si taglia a sufficienza la socialità oggi regalata ai fannulloni.

La situazione dei giovani ticinesi può essere considerata (per qualsiasi ragione) particolare?

È quello che aspettiamo di sapere dalle analisi di approfondimento del DECS in questi mesi sulla base dei dati disponibili.

Marchesi e Morisoli hanno mostrato interesse per la proposta. Non è sorprendente? O è una mossa tattica?

Può aggiungere anche me agli interessati! Abbiamo molto rispetto di Bertoli e siamo sempre stati franchi con lui. A nostro giudizio la scuola che verrà era e rimane una boiata pazzesca, abbiamo lanciato il referendum, presentato i nostri argomenti, e forse anche grazie a quelli chiuso la porta in faccia al progetto. Ora vediamo come detto di chiudere anche le finestre e di togliere il coltello di mano a chi vuol tagliare il salame… Tuttavia, con la stessa franchezza diciamo ora che Bertoli ha tematizzato un problema reale. Siamo in prima linea con lui per affrontarlo, magari come ho detto sopra non proprio con lo strumento dell’obbligo, ma comunque pensando a misure che evitino di trovarci con ulteriori fannulloni che vivono grazie allo Stato sociale a sbaffo dei contribuenti, che fanno sacrifici per guadagnare il loro reddito ed utile imponibile. Sintomatico della confusione in materia di politica formativa è invece il silenzio dei due partiti storici PPD e PLR. E pensare che soprattutto i secondi hanno gestito per decenni la scuola ticinese.

Dire di NO è difficile? Si potrebbe essere accusati di essere contro la cultura, contro la formazione dei giovani? Dire di SÌ è facile? La mossa di Bertoli, a 3 mesi dalle elezioni, potrebbe avere una finalità psicologica?

Guardi, resto convinto che è importante dire chiaramente ciò che si pensa e per quali ragioni. Sopra le ho dato le mie. Comunque vada a finire la decisione, è così che come singolo politico si può dare un contributo fattivo alla riflessione di ogni cittadina e cittadino nonché al dialogo democratico. Poi possono esserci i tatticismi del momento, ma ogni occasione è buona per parlare di cose importanti. Bertoli è una persona molto intelligente e corretta. Qui ha sollevato un tema di sostanza. Preferisco questo genere di confronto alle chiacchiere da bar che spesso rimbalzano sui portali di informazione.

Un grande augurio di Sereno Natale e Felice 2019 a tutte le lettrici e tutti i lettori di TicinoLive. Che il nuovo anno possa portarvi tanta franchezza politica e interessanti idee sulle quali confrontarsi insieme. Con due tornate elettorali speriamo che l’occasione non manchi.

Esclusiva di Ticinolive