“Penso che Ignazio Cassis stia negoziando con equilibrio una situazione difficile” – Intervista a Cristina Maderni, candidata PLR al Consiglio di Stato

Tenevamo molto a questa intervista e non siamo stati delusi. Cristina Maderni, la donna manager che corre nella squadra PLR per il governo, risponde con impegno, profondità e competenza alle domande che le abbiamo posto. Le sue posizioni sono per così dire quelle liberali-radicali classiche, riguardo all’economia, al lavoro, ai rapporti con l’Unione europea. La sua valutazione dell’operato di Cassis è positiva. 

La candidata Maderni è pronta alla sua battaglia, per se stessa e per il suo partito. Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Gentile candidata al governo, si presenti in breve ai lettori di Ticinolive.

Cristina Maderni  Sono nata a Sorengo nel 1966 da genitori ticinesi. Ho iniziato a lavorare da giovane, sviluppando un interesse per la finanza e la contabilità. Conseguito il relativo attestato federale nel 1989, ho scelto l’indipendenza e ho lanciato uno studio in proprio di fiduciario commercialista. La professione mi ha avvicinata all’ economia del Cantone e alle sue Associazioni, in cui nel tempo ho assunto posizioni di responsabilità. Oggi sono vice presidente della Camera di Commercio, oltre che presidente della Federazione delle Associazioni Fiduciarie e dell’Ordine dei Commercialisti. Il mondo associativo mi ha permesso di sviluppare la mia capacità di azione e mi ha avvicinata alla politica. Mi candido al Consiglio di Stato in quanto mi ritengo una persona capace di «mettere le mani nel motore», portatrice di valori sani e di progetti concreti da attuare con determinazione.

Ritiene che avere una donna in lista sia d’obbligo per tutti i partiti?

Noi donne abbiamo saputo acquisire un ruolo nella società, nell’economia e sempre più anche nella politica. Sarebbe quindi incomprensibile vedere liste politiche prive di candidature femminili, selezionate per capacità e per valori. E il Ticino di sicuro è terra di donne competenti e determinate.

È difficile per una donna candidarsi?

Candidarsi significa mettersi in gioco, è una scelta importante e impegnativa, di conseguenza difficile per chiunque. Sì, è difficile anche per noi donne, che già dobbiamo conciliare lavoro e famiglia, cui si viene così ad aggiungere l’impegno politico e sociale. Fondamentale sono la condivisione e il sostegno da parte del partner, dei figli e della famiglia tutta.

Lei ha esitato prima di candidarsi?

Se ho esitato e mi sono presa una pausa di riflessione? Certo che l’ho fatto! Ho innanzitutto guardato in me stessa e mi sono domandata quale contributo potrò dare al mio Paese: sono ben conscia delle responsabilità insite nell’assumere una carica pubblica. Ho poi chiesto e ottenuto il supporto della mia famiglia e di mio marito. Ho infine dovuto valutare come organizzare il mio studio professionale, cui ho dedicato oltre venticinque anni della mia vita e in cui sono responsabile verso collaboratori e clienti. Compiuti questi passi, mi sono concentrata sull’opportunità che mi si presentava, cui non potevo dire di no per due motivi. Come ticinese, desidero offrire il mio contributo al benessere del Cantone. Come donna, mi sento responsabile di portare un esempio alle giovani generazioni, dimostrando nei fatti che ce la possiamo fare. Di conseguenza ho accettato, e sono orgogliosa di averlo fatto all’interno un partito di lunga tradizione e di grandi visioni per il futuro del Ticino.

Che cosa si aspetta dalla campagna elettorale, che sarà dura e faticosa?

Sono ben conscia della durezza di una campagna per il Consiglio di Stato. Non temo né la fatica, né il confronto. Intendo applicare in politica il mio metodo di lavoro, che consiste nell’ascoltare, nell’analizzare e infine nell’agire. Mi accingo a conoscere ancora più a fondo il Ticino e i ticinesi, ascoltandone le esigenze e raccogliendone i suggerimenti. Mi propongo di riflettere adeguatamente sulle soluzioni che posso portare. Intendo quindi preparami per attuare nel quadriennio successivo azioni concrete in merito. Non da ultimo, intendo risultare un elemento leale della squadra liberale radicale, e contribuire al successo di gruppo oltre che a quello individuale.

Lei riveste, o ha rivestito, cariche all’interno del PLR ?

Non rivesto cariche in prima persona. Da sempre condivido i valori di libertà, coesione e progresso, che hanno guidato il mio assiduo lavoro nel mondo associativo, in cui promuovo il dialogo tra economia e politica.

Come definirebbe, in brevi parole, la figura e la conduzione del presidente Caprara?

Lo considero un leader sempre pronto ad ascoltare i bisogni dei cittadini, e a motivare tutta la sua squadra verso un’azione incisiva e concreta. Ritengo inoltre che sia una persona dotata di forte capacità di analisi politica e di forti valori. Mi sento infine di ricordare come le sue chiare parole e il suo autorevole incoraggiamento siano stati per me determinanti al momento di accettare la candidatura.

Qualcuno ha detto che tra i capi e i quadri del PLR ci sono pochi imprenditori. Hanno ragione?

La mia candidatura, assieme a quella di molti altri colleghi, donne e uomini, anch’essi imprenditori, smentisce quest’affermazione. Sempre da più parti si ritiene che la politica abbia bisogno di leader, più che di capi. E nel PLR la leadership è una dote che non manca.

Il PLR nel 2011 ha perso la direzione del DECS. Questo fatto ha danneggiato la scuola ticinese?

I liberali radicali hanno da sempre a cuore le sorti della scuola ticinese, e molto si sono impegnati per affinarne la qualità e per avvicinarla al mondo del lavoro e della tecnologia. Siamo di conseguenza altamente qualificati per dirigere il DECS, nell’interesse della collettività. La scuola di oggi neccessita di essere più innovativa e di ricercare percorsi formativi in maggior misura idonei a preparare i giovani ai mestieri del futuro.

Che cosa pensa dell’ultima proposta di Bertoli: obbligo scolastico sino a 18 anni?

Formarsi oggi non è un obbligo, ma una necessità. Se i nostri giovani vogliono trovare un’occupazione e mantenerla nel tempo, devono individuare il percorso loro più consono, ma anche essere pronti a una formazione continua successiva all’ottenimento di un diploma. L’evoluzione delle professioni di oggi richiede, infatti, un adattamento costante. La mia visione è dunque differente: la focalizzazione non è sull’obbligo, ma sul rendere possibile per i giovani accedere a sempre nuove opportunità di studio.

Un Liberale Radicale può essere Sovranista? Come giudica il presidente Trump?

“Sovranismo” è un termine recente. La sua definizione non è precisa, i suoi leader sono assai differenti gli uni dagli altri. Nel sovranismo, non riesco a intravedere una condivisione dei nostri valori di libertà, coesione e progresso, né della nostra visione di una società impregnata di valori comuni. È questo il motivo per cui, quale Liberale Radicale, mi sento distante dai sovranisti. Sostengo però una Svizzera forte e indipendente, capace di difendere i propri valori tradizionali e la propria cultura. Riguardo a Donald Trump, mi verrebbe da rispondere “ai posteri l’ardua sentenza”. Trump è certamente riuscito ad avvicinarsi all’americano medio. La sua presidenza è caratterizzata da una buona performance dell’economia e da alcuni successi in politica estera. Si nutrono nel contempo molti dubbi sulla sua posizione verso i diritti umani, verso l’ambiente, verso l’accesso alla sanità da parte degli americani.

Ignazio Cassis ha la responsabilità degli Affari Esteri da un anno. Che valutazione dà del suo operato?

Ritengo che Ignazio Cassis abbia assunto il lavoro di gran lunga più difficile all’interno del Consiglio federale. Lo ha fatto con coraggio e con franchezza. Nelle occasioni in cui ho avuto il privilegio di parlargli, lo ho trovato estremamente preparato e lucido sul da farsi. Penso stia negoziando con equilibrio una situazione difficile, in cui si devono salvaguardare aspetti importanti quali la nostra capacità di esportazione e il nostro accesso ai programmi scientifici e culturali europei. La mia valutazione è di conseguenza positiva, e auspico che si possa trovare un accordo con la UE che sia equilibrato e rispettoso delle peculiarità svizzere.

Parliamo ora di settori trainanti per il Cantone. Quanto ha perso la “Lugano potentato bancario” dai tempi del suo massimo splendore? C’è un modo in cui possa recuperare? Come difendere chi già avanti negli anni ha perso il posto di lavoro?

Desidero iniziare con un commento sul settore finanziario allargato, che si compone non solo di banche, ma anche di fiduciarie, assicurazioni e imprese che gestiscono servizi in outsourcing, quale, ad esempio, l’informatica per le banche. Ad oggi, questo settore offre lavoro a oltre 13 mila dipendenti: resta dunque un elemento chiave per l’economia del Cantone. A partire dal 2008, e in un contesto internazionale complesso, le banche ticinesi si sono contratte in misura compresa fra il 20 e il 25%, quando misurate in termini di massa salariale e di occupazione, scesa a circa 5.700 unità. Se valorizzato e difeso, il settore ha però la potenzialità di tornare a essere un elemento di crescita, come confermato dalle recenti analisi congiunturali USTAT. La riscossa va progettata investendo su attività di nicchia, e inoltre sviluppando nuovi prodotti e nuovi mercati. La contrazione e l’evoluzione dell’attività bancaria hanno portato a ristrutturazioni aziendali, in conseguenza delle quali sono stati persi posti di lavoro, in particolare a danno degli oltre cinquantenni. Per loro è importante un sostegno e un accompagnamento. Il PLR propone una misura concreta: “stanziare 3 milioni per rimettere in pista chi ha perso il lavoro”.

Marina Masoni mi ha detto. “Uno dei settori trainanti per la nostra economia è la moda”. Anche lei la pensa così?

Ritengo che i settori trainanti siano quelli capaci di proporre in Ticino prodotti e servizi competitivi. Il settore della moda è costituito da imprese che si confrontano con il mercato internazionale, da cui traggono un continuo stimolo a innovare. Nel 2015 il settore contava in Ticino 700 imprese, che impiegavano oltre 9’000 persone. Il Consiglio di Stato ha stimato il gettito cantonale generato dalle principali 40 società del settore della moda in Ticino per il 2017 in circa 40 milioni di franchi, pari al 12% del gettito fiscale cantonale complessivo delle persone giuridiche. Non posso di conseguenza che concordare con la signora Marina Masoni quando definisce la moda un settore trainante.

L’ultima domanda è forse banale… ma gliela voglio fare. Lei è favorevole alle “quote rosa”?

Sono favorevole ad affermare il giusto ruolo delle donne nella società, e quindi anche nelle aziende e nella politica. E’ evidente che dobbiamo progredire celermente verso una piena rappresentatività di genere. Il mezzo per arrivare a questo traguardo non consiste nelle quote rosa, verso cui non sono favorevole, ma nella nostra competenza e nella nostra determinazione. Sono convinta che maggiori infrastrutture a favore della conciliabilità lavoro – famiglia potranno costituire un importante passo verso una maggiore presenza femminile nell’economia e nella politica.

Esclusiva di Ticinolive