“Esiste prima di tutto un diritto a Non migrare, lo ha detto Papa Ratzinger” – Intervista ad Alessandra Zumthor, candidata PPD al Consiglio di Stato

Ho un affetto particolare per il Giornale del Popolo, perché mio padre Augusto vi fu redattore (in tempi antichi ma non immemorabili) per più di vent’anni. Era un “fido scudiero” di monsignor Leber, con Biscossa (più giovane di lui), Melchioretto, Cavaliere, … Ero un ragazzetto, mi aggiravo stupito sbirciando i caratteri di piombo nella tipografia ed ascoltavo il battere tempestoso delle telescriventi.

Oggi intervisto Alessandra Zumthor, dal Telegiornale al GdP alla squadra pipidina per il Consiglio di Stato. “Interpreto la votazione (vedi contesto) come un segnale della volontà di cambiamento del PPD” dichiara. Ascoltiamola in questa bella intervista ed auguriamole il giusto successo.

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Francesco De Maria  Lei è mai stata in politica? Se la risposta è no, come mai ha deciso di lanciarsi in questa avventura. Chi l’ha cercata? Chi l’ha convinta?

Alessandra Zumthor  Sono anni che osservo la politica in tutti i suoi dettagli, a livello locale, nazionale e anche (quando lavoravo al Telegiornale) internazionale. Pur non essendomene mai occupata direttamente, ho maturato un interesse e una conoscenza dei dossier tale da considerare molto seriamente la proposta della Commissione-cerca del PPD, arrivata a fine estate. L’elemento decisivo è però stato l’intento di continuare a portare nella società contemporanea, attraverso l’impegno politico, gli ideali che ci erano cari al Giornale del Popolo, che si saldano perfettamente con i cardini della dottrina sociale cristiana, cui da sempre si è ispirato il PPD: la tutela della famiglia, l›educazione e la formazione dei giovani, la centralità del lavoro, una società e uno stato laici ma non laicisti, consapevoli della ricchezza delle nostre radici cristiane e aperti senza paure al dialogo con altre religioni e culture.

Ha costituito uno staff in vista della sua campagna elettorale?

Sì, certo: ho un gruppo di persone fidate che mi segue e mi consiglia. Mi è sempre piaciuto il confronto con gli altri, è arricchente e motivante.

Quante altre donne PPD, a suo giudizio, avrebbero potuto ragionevolmente aspirare a una candidatura?

Ci sono diverse donne con ottimi profili nel partito, qualcuna si è anche già messa in gioco in passato, per altre ci saranno sicuramente importanti occasioni in futuro.

Lei ha avuto, a scrutinio segreto, un ottimo voto dal Comitato cantonale. Il partito ha fiducia in lei!

Questo mi fa indubbiamente piacere, soprattutto per gli ideali che rappresento. Interpreto la votazione come un segnale della volontà di cambiamento del PPD, oltre che un incoraggiamento nei miei confronti, di cui sono molto grata. A partire da questo, però, non mi monto certo la testa ma, con umiltà unita a grande curiosità e passione, mi sto presentando a poco a poco a tutte le sezioni del partito. È una cosa che mi piace moltissimo perché conosco molte persone nuove con cui scopro di condividere i medesimi ideali. Vorrei meritarmi la fiducia di tutte queste persone e, se gli elettori e le elettrici ticinesi lo vorranno, portare questi ideali in Consiglio di Stato.

Che cosa le resta dell’esperienza del Giornale del Popolo?

Malgrado la triste conclusione, è stata un›esperienza bellissima, sin dagli inizi, quando proprio al GdP mossi i primi passi nel mondo del giornalismo. Quando vi sono tornata da direttrice, tre anni fa, il contesto dei media cartacei era purtroppo molto cambiato, in peggio. Ciò nonostante ho cercato di dare il meglio, di fare il possibile (e anche l›impossibile) per salvare la storica testata, portando idee, progetti di ridimensionamento, i soldi di una grossa cordata di investitori, anche per cercare di preservare almeno una parte della trentina di posti di lavoro del giornale. Purtroppo è stato tutto inutile, io e i collaboratori abbiamo dovuto farcene una ragione.

Poteva finire diversamente?

Questa domanda andrebbe posta al Vescovo editore, amministratore unico del GdP, l’unico che avesse le leve decisionali in mano e tutti gli elementi per decidere.

Il PPD può/deve “modernizzarsi”, rinunciando (almeno in parte) ai suoi princìpi? Se non lo fa, rischia di essere giudicato “antiquato”?

Non credo che la fedeltà ai propri princìpi rischi di far passare per antiquati. Anzi, forse proprio la riscoperta di questi ideali può portare nuova linfa al PPD. Non si tratta di fare predicozzi o imporre comportamenti, ma di ripensare in modo dinamico e moderno i grandi princìpi della solidarietà e della sussidiarietà, riuscendo a far capire quanto questi ideali siano affascinanti e quanto mai attuali.

Alessandra Zumthor con Vaclav Klaus, secondo presidente della Repubblica Ceca. Foto Ticinolive scattata al Wolfsberg, sopra il lago di Costanza, in occasione di un evento della Zivilgesellschaft

Il PPD ha una consigliera federale nuova di zecca, l’hanno messa al Militare e il partito si è seccato.Vorrebbe presentarcela?

Conosco poco Viola Amherd e non ho mai avuto il piacere di incontrarla personalmente, al contrario di Doris Leuthard. Potrei parlarvi genericamente del suo CV ma, per un giudizio più preciso, mi riservo di tornare sull›argomento una volta che mi sarò fatta un›opinione diretta della sua personalità.

Dei 5 Dipartimenti governativi qual è secondo lei il più adatto al PPD?

Forse la sanità-socialità, e la scuola. Ma credo che i valori del partito possano trovare ampia espressione in tutti e cinque i Dipartimenti.

Con quale probabilità matematica lo schema partitico 2(Lega)-1-1-1 resterà invariato?

La probabilità è alta, ma a decidere, secondo me, saranno i preferenziali in panachage e soprattutto l’astensionismo: convincere determinate fasce di elettori a recarsi alle urne potrebbe modificare la situazione in maniera sostanziale.

Abbiamo tutti sentito e letto la proposta di concedere la bandiera svizzera alla nave Aquarius. Lei la concederebbe?

No, perché credo che ciò genererebbe ulteriore confusione in un ambito delicato come quello dell’immigrazione. Non è con questi atti «sbandierati» che si trovano soluzioni credibili e durature al dramma dei migranti. Bisogna invece investire tutte le risorse possibili nei paesi d›origine, perché queste persone abbiano prima di tutto il diritto a «non migrare» come disse Papa Ratzinger. Poi, per i casi di bisogno, bisogna accogliere con discernimento, come dice Papa Francesco. E in questo senso il sistema svizzero ha dimostrato di funzionare, pur con qualche margine di miglioramento.

L’ultima è una domanda spinosa ma gliela voglio fare lo stesso: come giudica – dopo averne seguito gli sviluppi per quasi due anni – il caso Argo 1 ? È stato ingrandito ad arte per danneggiare Beltraminelli? Oppure è un caso rilevante e reale?

A mio avviso la situazione di base presentava delle reali irregolarità, su cui la CPI dovrà pronunciarsi. Sulla base di questo, la situazione è stata ingigantita dai media, sempre a caccia della notizia che fa parlare di sé. E naturalmente c’è stato chi l’ha cavalcata solo per danneggiare Beltraminelli.

Esclusiva di Ticinolive